Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  privato.personaedanno - 2015-08-28

IL DIVIETO DI RICERCA SCIENTIFICA SUGLI EMBRIONI - CEDU 26/8/15 - Gianni BALDINI

La grande Camera della Corte EDU, facendo riferimento ai parametri (con valenza interpretativo-valutativa generale) del consensu europeo e del consequenziale (in questo caso ) margine di apprezzamento riconosciuto ai singoli stati su materie involgenti temi "eticamente sensibili" dalla soluzione incerta, ha ritenuto che il divieto assoluto di donare embrioni alla ricerca non violi l"art 8 della Carta EDU (diritto al rispetto della propria vita privata e familiare)[1]. Le principali censure mosse dalla Corte ai ricorrenti attengo: in primis la pretesa  di configurare l"embrione come oggetto di un diritto di proprietà della vedova[2]; in secondo luogo la mancata prova che anche il marito defunto avesse manifestato la volontà di donare gli embrioni alla ricerca; quindi l"infondatezza della supposta ingiustificata violazione  da parte dello Stato (non necessaria in una società democratica) dei principi di privatezza delle scelte individuali e familiari di cui all"art 8 della Convenzione

Ben diversa da quella dispiegata innanzi alla Corte di Strasburgo (sia in punto di fatto che di diritto) è quella decisa dall"ordinanza sollevata dal Tribunale di Firenze e pendente presso la Corte Costituzionale[3] in commento che ha rimesso alla Consulta la questione di legittimità costituzionale in relazione agli art 9 e 32 cost. Ci si limita a rilevare come in punto di fatto nel caso di specie, sono entrambi i generanti degli embrioni che avanzano richiesta congiunta di destinazione degli stessi alla ricerca così venendo meno il primo motivo di censura;in secondo luogo si osserva come  la condizione nella quale gli embrioni si trovano non può qualificarsi in termini di materiale biologico soprannumerario-residuato a trattamenti di PMA ovvero portatore di specifiche patologie che non consentono ai medesimi, neppure in astratto, un possibile impiego procreativo, proprio o altrui.

In punto di diritto si osserva poi come ben diversi risultino i riferimenti giuridico-normativi sostanziali invocati e il percorso logico argomentativo seguito. Infatti la pretesa azionata non risulta fondata sull"accertamento della  sussistenza di un diritto di proprietà della vedova sui materiali biologici prodotti congiuntamente poi staccati dai corpi di provenienza, né sulla violazione del citato art 8 della CEDU bensì sull"esigenza di individuare alla stregua dei parametri costituzionali di ragionevolezza e proporzionalità un bilanciamento tra un diritto alla vita e allo sviluppo (ormai definitivamente compromesso attesa la peculiare condizione dell"embrione sovrannumerario o malato) con il diritto alla ricerca scientifica collegato alla tutela della salute individuale e collettiva. In un ottica di tutela graduata dell"embrione chè è quella cui la costante giurisprudenza di merito e del giudice delle Leggi è pervenuta in questi anni, la permanenza di un divieto espresso in termini di assolutezza come è quello contenuto nell"art 13 della legge 40/04 risulta all"evidenza sproporzionato ed irragionevole.

Alla luce di quanto precede le rilevate differenze in punto di petitum e causa petendi tra le due azioni, comportano che una decisione della Corte Costituzionale che analogamente a quanto visto per il divieto di PMA eterologa (ritenuto in primo grado illegittimo dalla Corte EDU e poi "salvato"dalla Grande Chambre in forza dei medesimi parametri di consensu europeo e margine di apprezzamento oggi utilizzati), addivenisse a conclusioni diverse non comporterebbe alcun conflitto tra giudicati risultando perfettamente aderente al quadro di valori e principi fondamentali di riferimento sia in ambito interno che europeo.



[1] Grande Chambre EDU Parrillo c Italia (Ric. 46470/11) del 26 agosto 2015

[2] La pretesa peraltro, sarebbe risultata in contrasto con le significative pronunce della Corte UE: C-34/10 Olivier Brüstle c. Greenpeace e cit. e   C.-364/13 International Stem Cell Corporation c Comptroller General of Patents, Designs and Trade Marks cit.

[3] Sent Trib Firenze 17.12.2015 c.d Ordinanza Pompei



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