Articoli, saggi, Persone con disabilità -  Ricciuti Daniela - 2015-09-08

IL «DOPO DI NOI» SECONDO PAOLO CENDON - Daniela RICCIUTI

La fase più critica della già difficile vita delle persone con disabilità comincia certamente con la scomparsa dei genitori o dei parenti che si sono fino a quel momento occupati di loro: quando restano soli, senza affetti e senza più pilastri cui aggrapparsi.

E' una grande preoccupazione per gli stessi genitori, che si chiedono che ne sarà del figlio quando non ci saranno più loro.

Il tema è delicato, importante, ma pressochè dimenticato e - come spesso accade nel mondo della disabilità - quasi sempre affidato alla buona volontà di singole associazioni.

Solo di recente è stata presentata una proposta di legge in materia - che attualmente è al vaglio della Camera (http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0021150.pdf) ed è stata oggetto di emendamenti - che, da un lato, mira a stanziare un capitolo di bilancio apposito per il "Dopo di noi" (ossia un ulteriore fondo che Regioni e Comuni dovranno destinare, senza dover ricorrere a quello stanziato per la non autosufficienza); dall'altro, in sostanza prevede lo strumento del trust come soluzione alle esigenze patrimoniali ed abitative dei figli disabili, che erediteranno la casa dai genitori e potranno rimanerci a vivere senza imposizione fiscale.

Però - secondo il prof. Paolo Cendon, padre dell'istituto di protezione dell'Amministrazione di Sostegno e da sempre paladino dei deboli e dei fragili, interrogato su come pensi si possa assicurare ai disabili un futuro dignitoso nel momento in cui i genitori non ci saranno più - il trust è una soluzione per certi versi molto costosa, per certi versi difficile da far camminare, e che comunque protegge la persona solo sul piano patrimoniale, fondamentalmente. Mentre in questi 10 anni di applicazione della legge n. 6 del 2004, istitutiva dell'AdS, abbiamo imparato quello che già sapevamo, e cioè che la vita delle persone è fatta sì di quattrini ("case e alberghi"), ma non soltanto.

Di cosa è fatta la vita delle persone? La vita mia e tua, la vita di Mattarella, la vita di Renzi, la vita di Obama, la vita di Sandokan?

Ci si alza, ci si addormenta, si viaggia, si lavora, si sogna, si fa l'amore, si balla, ci si laurea, si pagano le tasse, si va all'assemblea di condominio, si va in vacanza, ci si ammala, si guarisce, ci si opera, ecc. ecc. ecc.

Dunque la vita è fatta a 360 gradi.

Aspetti di carattere patrimoniale, ma non solo: anche aspetti di carattere personale (moglie, figli, residenze, scelte individuali), e poi ci sono i problemi sanitari.

La quotidianità. Tutti i gesti più semplici, i più ovvi e più continui della persona sono gesti con cui il diritto civile ha a che fare.

Quindi se si vuole affrontare seriamente la questione del "Dopo di noi", occorre costruire un modello su questo terreno: quello del diritto privato - dove abbiamo già degli ottimi appigli e appoggi per costruire un modello di "Dopo di noi" che possa andare bene.

Non basta il diritto civile, certo, occorre anche il resto: tutte le soluzioni civilistiche che possiamo immaginare per la vita delle persone, tutti i modelli devono avere poi le gambe di un territorio, di un'organizzazione pubblicistica che rinforzi, che corrobori, che pungoli, che consenta ai diritti di camminare.

Però il primo passo è il diritto civile: l'Amministrazione di Sostegno.

Il trust è capace di gestire solo un 20 - 30%, non anche tutto il resto.

Tutto il resto si deve gestire con l'AdS, che è lo strumento di oggi più adatto.

E allora fondamentalmente le possibili soluzioni sono due:

I) La prima: che i genitori di un soggetto disabile possano designare chi sarà il futuro amministratore per il giorno in cui loro moriranno e il figlio rimarrà da solo.

Questa designazione potrà influenzare significativamente il giudice tutelare, che magari nominerà il loro designato come AdS.

E in questa designazione i genitori possono anche tratteggiare in modo molto minuzioso quali sono le linee che il futuro amministratore dovrà seguire per svolgere il suo lavoro di vicario, di protezione del beneficiario.

Quindi non solo dire: "Voglio che sia il cugino Filippo", ma anche: "Consiglio ed auspico che il cugino Filippo segua le seguenti indicazioni, e dunque:

- sul piano patrimoniale: per quanto riguarda obbligazioni, azioni, conti, proprietà, locazioni, ecc., bla bla bla;

- sul piano sanitario: così così così;

- sul piano personale: così così così.

Perchè io sono suo padre, conosco questo ragazzo da quando è nato, so di cosa ha bisogno, e allora è necessario che si faccia così. E anche la mamma è d'accordo".

Allora questo modello indicativo, questo progetto tratteggiato, immaginato, dal genitore consapevole e responsabile, sarà quello che verrà messo in atto.

E quindi una volta che i poveretti saranno morti, si nominerà quella persona, se il giudice non ritiene che vi siano ostacoli decisivi. Ma anche se fosse nominata un'altra persona, queste indicazioni serviranno, saranno tenute presenti.

II) L'altra soluzione è quella di anticipare tutto ciò quando è in vita ancora il padre, attraverso un atto di cessione  tra vivi dei beni del padre al figlio e la pronta nomina di un AdS.

Il figlio, perciò, diviene proprietario di tutti i beni e proprietà di famiglia, mentre è ancora vivo il padre, che non fa più l'AdS,  dato che a farlo è il cugino Filippo, che viene istruito proprio dal padre del beneficiario. E non soltanto rispetto alle scelte personali e/o sanitarie, ma anche rispetto a quelle patrimoniali, visto che ormai il 100% delle proprietà della famiglia sono state cedute inter vivos dal padre al figlio.

Questo modello ha il grande vantaggio di consentire a quel padre, che è davvero preoccupato, di architettare a tavolino - presente l'interessato (per quanto possa sapere ed averne contezza) e presente l'amministratore di sostegno già in carica -  la gestione futura del figlio, per quando non vi sarà più lui.

La soluzione in cui non si aspetta la morte del padre, pertanto, presenta il vantaggio che questi può controllare e collaudare quotidianamente il modello protettivo, perchè per attuarlo non si deve aspettare che muoia.

Dunque, con riferimento al primo modello proposto, è solo alla morte del padre che i beni passeranno al figlio e solo in quel momento si nominerà l'AdS diverso dal padre, da lui designato. E quindi il padre non ha la possibilità di controllare che l'amministratore abbia ben capito che cosa deve fare, come procedere.

Invece il secondo modello, in cui cioè la cessione dei beni avviene tra vivi, se può presentare qualche inconveniente (magari quanto ai costi - può darsi che fiscalmente siano maggiori di quelli di una successione mortis causa - questi problemi andranno affrontati), ha peraltro il vantaggio di consentire al padre che ci sia un trapasso già prima, quando è ancora vivo. Così, l'AdS viene nominato anche rispetto a tutti quei beni, quindi anche a tutti gli aspetti amministrativi patrimoniali, ed il padre, come una grande ombra dietro di tutto, vede e segue la messa in opera quotidiana e verifica che l'AdS abbia capito cosa deve fare con quegli appartamenti, negozi e box, con quelle azioni ed obbligazioni, che compongono il patrimonio familiare.

Quindi questo modello ha il vantaggio, per il padre, di vedere sostanzialmente il modello già in azione, verificare che funzioni, e può chiudere i suoi occhi tranquillamente, un giorno o l'altro.

Ciò è tanto più facile da realizzare se vi è anche un controllo dell'Ufficio - Sportello rispetto a tutto quanto: il famoso Ufficio - Sportello che dobbiamo far nascere dappertutto, per la gestione territoriale della fragilità. Cosicchè gran parte delle scelte e delle soluzioni organizzative vengano sostenute anche da questo supporto amministrativistico, che occorre far decollare a livello di Comuni.

Difatti il Giudice è il controllore, ma in realtà non può effettuare un controllo accurato del buon operato giorno per giorno dell'amministratore di sostegno: nel senso che non può verificare che l'ads ogni giorno faccia quello che dovrebbe, sul piano patrimoniale, sul piano personale, sul piano sanitario.

E questa funzione di controllo del buon operato dell'ads non può che essere affidata all'Ufficio - Sportello.

Anche il padre naturalmente sarebbe più contento di sapere che esiste una struttura deputata a fare tante cose, tra cui il controllo di tale situazione.

Quindi così si verrebbe a creare un meccanismo civilistico funzionale sperimentato e calibrato con più referenti che lo controllano gestiscono azionano e con un controllo sicuro come quello dell'Ufficio Sportello, che occorre immaginare.

Questo è il modello per la gestione del "Dopo di noi" secondo il prof. Cendon.



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