Changing Society, Intersezioni -  Ricciuti Daniela - 2015-03-18

IL DUBBIO E IL PARADOSSO DELLA LIBERTA' DI PENSIERO - Daniela RICCIUTI

In questi giorni imperversano su quotidiani e televisioni, con una risonanza collegata probabilmente anche alla notorietà dei personaggi che si sono contrapposti sul tema, le polemiche su "figli della provetta" e "Sacra Famiglia".

E, come spesso accade, i fautori dell'uno e dell'altro schieramento rivendicano l'assoluta correttezza e giustizia delle proprie posizioni, paventando, entrambi, decisione e fermezza tali da non lasciar adito a dubbi di sorta.

Eppure la questione è di quelle che forse andrebbero affrontate col dubbio!

Il sano dubbio, che scevro da pregiudizi e certezze precostituite, ha il merito di lasciare aperta la via al confronto, al dialogo, anche alla contrapposizione tra diverse idee e valori, che necessitano del giusto bilanciamento e contemperamento.

Soprattutto quando il thema disputandum si presta a costituire terreno di scontro tra diverse concezioni morali, etiche, religiose, le diverse visioni e sensibilità dovrebbero ascoltarsi reciprocamente con attenzione.

Occorrerebbe fermarsi a riflettere anche sulle ragioni dell'altro, con un atteggiamento di tolleranza, umiltà e cautela.

Atteggiamento che sempre ci vorrebbe, ma a volte un po' di più!

Sui piatti della bilancia contrapposti valori e concezioni, tutti legittimi e degni di rispetto: da un lato, il desiderio di maternità/paternità e di famiglia, la rivendicazione di un riconoscimento degli stessi diritti a prescindere dalle "diversità", la speranza che l'evoluzione tecnologica renda possibile la realizzazione di sogni un tempo irrealizzabili; dall'altro lato, le remore ad abbandonare i sicuri modelli tradizionali, per il timore degli effetti e delle conseguenze che potranno derivarne e la cui portata oggi non si è in grado di valutare a pieno.

Credo sia questo l'unico nocciolo davvero duro, incontestabile.

L'unica cosa certa è proprio l'incertezza dei termini della questione.

E non per una sorta di relativismo gnoseologico o di posizione, quanto piuttosto proprio per l'assolutezza dei valori in gioco.

Necessario ed imprescindibile, dunque, il reciproco rispetto dei diversi punti di vista.

Perché la libertà di espressione e manifestazione del pensiero (ove non travalichi i giusti limiti, certo) va difesa sempre.

Anche quando - soprattutto, forse - il pensiero espresso  non è condiviso.

E pur se certamente non si può paragonare ad un sanguinoso attacco terroristico, come quello di poco tempo fa al Charlie Ebdo, comunque viola quella libertà fondamentale anche l'invito a boicottare o a sostenere questa o quella attività imprenditoriale (che si tratti di case di moda o di artisti musicali) a seconda delle idee espresse dal personaggio di riferimento.

Che senso hanno queste ritorsioni, dal chiaro intento "punitivo" e di carattere puramente patrimoniale?

Certamente hanno l'effetto di confondere i piani: quello economico e quello delle idee.

Meglio, credo, decidere se comprare un abito o un album musicale a seconda che piacciano o non piacciano, a prescindere dalle convinzioni che gli autori professino; le quali convinzioni andrebbero, invece, valutate per quello che sono: un'idea, condivisibile o meno, ma che ha diritto ad esser legittimamente espressa e che, in quanto tale, è comunque meritevole di rispetto.

Il rischio, altrimenti, per questi propugnatori della libera manifestazione del pensiero, è un po' quello di dire (citando Voltaire): "Proclamo ad alta voce la libertà di pensiero e muoia chi non la pensa come me"!



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