Articoli, saggi, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2015-02-18

Il GENIO, LA LAMPADA E I LUMINI GAZZONIANI - Giuseppe PALAZZOLO, alias PANETTONE

Rodolfo Sacco genio e sregolatezza ( una corrispondenza ) di Francesco Gazzoni a.r., Edizioni scientifiche italiane,  2014 – pp. 1-75

1. - Volendo immaginare l"espressione corrucciata del Gazzoni, quando leggerà questa breve recensione al volumetto dedicato alla corrispondenza ventennale scambiata con Rodolfo Sacco, non è difficile pensare alla maschera di disappunto che impetrò il suo volto scalfito dal tempo, quando ci opponemmo ai suoi deliranti scritti sull"Accademia universitaria italiana e sui concorsi vecchi e nuovi.

I lettori di quelle pagine ricorderanno l"apertura del suo primo canto di reazione ai nostri, ove adottò l"inciso: " Qui ci vuole Panettone " aggiungendo, poi, per addolcire la successiva pillola, invettiva e virulenta, somministrataci dal sublime cantore, che : " Panettone era un cantautore dilettante, con una produzione musicale, in verità, non peggiore di quella di taluni modestissimi Accademici, tanto che essa era stata accolta anche nella collana musicale diretta da Colli e nel Trattato della musica diretto da Federico, sicché egli ben poteva pretendere la vittoria in una tenzone nazionale" [1].

Sia ancora consentita una precisazione riguardo l"uso del noi rispetto all"io, che ci è sempre apparso troppo assertivo e perentorio, a differenza della prima plurale senz"altro più aperta e speranzosa di convincere coloro che intendano aderire al ragionamento espresso dall"autore. Per altro profilo, essendo chi scrive in possesso di due diverse qualificazioni nominative, appunto, Panettone e Palazzolo, il noi è d"obbligo, sì che non vorremmo fare un torto al Gazzoni, lasciando fuori da queste pagine il personaggio che tanto lo ha turbato nei trascorsi scambi letterari.

Venendo al tema critico che intendiamo svolgere sul volumetto del Gazzoni, sembra volerci ancora Panettone, al fine di chiarire certi passaggi nebulosi dello scritto qui in esame, che potrebbero trovare ausilio nel principio giuridico dell"apparenza[2], in forza del quale la manifestazione di un dato fenomeno corrisponde ad una diversa realtà giuridica. Ciò, per significare che dietro le mentite spoglie dell"amarcord ivi svolto, sembra nascondersi il solito movente gazzoniano, vale a dire quello di autocelebrare una ostentata amicizia con Rodolfo Sacco[3], col fine malcelato di apparire il solito censore dei buoni costumi accademici, anche nei confronti del nostro maggior giurista vivente.

Né miglior fortuna può riferirsi al tardivo ripudio della sua monografia sull"equità[4], specie quando afferma, volendone salvare una parte, che : " …l"equità integrativa potesse non solo giustificare la riducibilità ex officio della clausola penale, ma anche " fulminare di nullità contratti e clausole " per usare l"espressione con cui Sacco ne ha riferito, onde, di risulta, è chiara l"illogicità delle sentenze della Cassazione che ora, a distanza di decenni quella riducibilità affermano e quella nullità comminano, sia pure in nome della buona fede e della solidarietà ".

L"affermazione giustificativa dell"a. che si legge alla pagina uno della introduzione, è troppo confusa da arzigogoli di parole, del tutto insufficienti a traghettare l"a. dall"emozione sentimentale degli anni giovanili verso i criteri della logica giuridica, come rilevò, giustamente, Sacco in anni più lontani, stante che le applicazioni più persuasive della giurisprudenza sul tema anzidetto si incontrano in quelle ipotesi in cui si prevedano sanzioni ed interessi moratori eccessivi all"interno di una clausola da interpretare nelle forme di una penale eccessiva. Sì che, senza alcun richiamo alla buona fede e alla solidarietà, troppo lontane dall"oggettività del discorso, bensì evocandosi i profili dell"abusività della clausola e alla possibile usura del montante degli interessi passivi, essa è sembrata riducibile equitativamente ex art. 1384 c.c.[5].

Nei contratti con il consumatore, previa eccezione dell"interessato,  la clausola può considerarsi nulla ai sensi dell"art. 1419 c.c., a protezione della parte debole del rapporto, poiché abusiva, in quanto non contrattata legalmente ai sensi degli artt.33, 34, 36 Cod. cons. e gli interessi moratori sono  sostituiti con gli interessi corrispettivi, in applicazione della norma dispositiva di cui all"art. 1224 c.c.; ciò che realizza una notevole funzione deterrente a carico del produttore in ossequio alla normativa europea di tutela [6].

Così ricomposto il tentativo dell"a. volto al parziale ripudio del suo lavoro sull"equità, e venendo al punto della finta morale imbastita nei confronti del suo interlocutore, egli  sembra non aver ben ponderato, nonostante l"intervenuta evidenza dei suoi trascorsi concorsuali, la facile risposta cui si presta, consentendoci di affermare, in questa sede, il noto intercale  " ..da quale pulpito viene la predica " essendo ormai noto, per opera nostra, lo svelamento della sua ascesa alla cattedra col " soccorso amico " di Nicolò, suo maestro, dopo il primo grave insuccesso subito per mano dello Stolfi [7].

La precisazione dianzi svolta è d"obbligo, stante che l"autorizzazione strappata al Sacco per la pubblicazione di una parte della corrispondenza scambiata con lui nel tempo più remoto, riteniamo non poteva contemplare l"orrida introduzione che si legge nel volumetto qui recensito, giacchè il delatore [8], profondamente incarnato nell"anima sua  non si è sottratto dal rivangare il concorso del 93" ove il nostro Maestro assunse il ruolo di presidente della commissione giudicatrice.

Fatta questa breve premessa sulla carriera accademica del Gazzoni, per puro sentimento di giustizia, non si apprezza nessuna contestazione dell"a., se non nei termini volti a farlo apparire nelle fanciullesche vesti di una vittima sacrificata dagli immondi parrucconi che l"avevano gravemente giudicato, pochi mesi prima del soccorso nicoloniano.  Colpisce, dunque, la capacità dell"a. nella immediata rimozione di quel tormentoso ricordo, tanto da consentirgli di far la morale, tra il mieloso e l"autoreferenziale, al genio assoluto di Sacco, salendo ancora sullo " sgabellino " della censura con riguardo al citato concorso del 93".

Da qui, essendo la genialità di Sacco nota a tutti i giuristi del nostro sistema, verrebbe da chiedere al Gazzoni, cosa intenda col termine sregolatezza, tolto il significato comune che ad esso naturalmente si accompagna, nel senso di uomo straordinario e in quanto tale inosservante delle regole precostituite.

La genialità, infatti, in quanto priva di una impalcatura stereotipa, è naturalmente libera da tutte quelle regole che comprimono l"espressione di un sapere unico ed originale. Se questo è il senso immaginato dall"a. nei confronti di Rodolfo Sacco non possiamo che condividerlo, essendo il suo contributo scientifico veramente eccezionale e spaziante, appunto, dal Diritto civile al Diritto comparato e viceversa.

La genialità di Sacco sta pure nell"aver consentito la gittata di un ponte sicuro tra le discipline anzidette, al fine di dare un senso compiuto a quelle scarne indicazioni che molti giuristi interni, compreso l"a., rivolgono al diritto germanico e francese, per la maggior parte, nelle note dei loro scritti, supponiamo faticosamente tradotte dai testi originali, col dubbio, molte volte, se costoro conoscano dignitosamente la lingua del sistema straniero riportato di sfuggita.

E così, visto che la citazione della letteratura straniera conferisce al giurista interno l"apparenza di uno che la conosce approfonditamente, lo scritto ove del caso essa è contenuta sembra aumentare il suo spessore scientifico, tanto da considerarsi, specie nei nuovi concorsi, un requisito di eccellenza dello studioso, idoneo a qualificarlo con preminenza rispetto a coloro che difettano di questa aggiunzione di sapere internazionale.

Ma, nel suo vero significato, la comparazione serve al fine di meglio collocare il nostro diritto nel sistema continentale di cui ormai fa parte, con un ruolo subalterno rispetto alla legislazione europea, costituendo un approdo necessario per lo studioso del Diritto civile interno; una sorta di medicina che si deve assumere, anche ob torto collo, al fine di cogliere dalla comparazione dei diversi ordinamenti i migliori criteri per la disciplina dei rapporti giuridici tra gli uomini.

La ricerca del giusto e del vero nel diritto, col fine di applicarlo alla sorte dei cittadini per risolvere i loro conflitti, non sopporta qualificazioni specialistiche, sì che quando l"intento del giurista è rivolto a conseguirlo guardando agli altri ordinamenti, pari grado, egli deve spogliarsi di tutte quelle stucchevoli caratterizzazioni di ruolo, finalizzate a stabilire una particolare prevalenza di una branca sull"altra.

Comparare, per il nostro modesto avviso, non significa asetticamente paragonare sistemi, metodi e ordinamenti, bensì confrontare quanto di buono vi sia negli uni e negli altri, al fine di orientare gli studi giuridici verso l"oggettività delle regole necessarie a dirimere conflitti privati o ad assegnare nuovi diritti di riconoscimento ai cittadini, laddove appaiano negati dalla sciatteria del legislatore interno.

L"a., sciogliendosi anzitempo da un critica seria ed argomentata intorno ai rapporti tra il Diritto civile e il Diritto comparato, nel modo polemico a lui più consono, camuffa con il coniuge e l"amante la relazione che Sacco ha con le due branche del diritto, al fine di giustificare l"adulterio in cui sarebbe incorso nel tempo precedente al riconoscimento ufficiale dello studio del diritto comparato sulla G.U. del 1994, quale materia essenziale per il corso di laurea in giurisprudenza.

Continuando a farneticare considera la sussunta sregolatezza di Sacco: " … l"esito di una sorta di tensione morale, onde, per non sentirsi un adultero del diritto, egli ha tentato una contaminatio, né moglie, né amante, un ibrido, una sorta di batrace, al fine di poter stare indifferentemente in acque civilistiche ( moglie ) e in terre comparatistiche ( amante ) ".

Da qui, discendendo ancora nel contorto budello dell"analisi gazzoniana comincia a materializzarsi il motivo del suo disappunto, laddove, evocando la riproduzione e l"allevamento del batrace creato da Sacco si duole che lo abbia assegnato ai suoi allievi.

E" noto che l"a. per colpire l"immaginazione del lettore è spesso costretto ad adottare un lessico non comune, come ha fatto per qualificare nelle forme del batrace il costrutto che deriverebbe dalla combinazione del Diritto civile col Diritto comparato, sì che avendo noi assunto il compito di rincorrerlo per guastare certe sue speciose elucubrazioni, appare opportuna una spiegazione del senso che costui vuol dare al termine adottato.

Con batrace si raffigura in zoologia una sorta di anfibio mutante che ha i caratteri della rana e del rospo[9], sì che, stante l"orrido pensiero gazzoniano il Diritto comparato rappresenterebbe il risultato di una immonda congiunzione, ancor più deleteria in quanto affidata a replicanti della genialità di Sacco che da questa via avrebbero invaso le facoltà giuridiche, insegnando indifferentemente il diritto privato, il diritto civile, il diritto comparato e materie affini.

Ma batrace non è soltanto il sistema della comparazione che l"a. definisce come un diritto privato bastardo con funzioni ancillari, bensì, batraci sarebbero anche coloro che nascendo comparatisti, poi, per crescere nella considerazione altrui decidono di insegnare il Diritto civile.

Dunque, alla fine della fiera, la montagna sembra aver partorito un modesto topolino, visto che la critica dell"a., come al solito, è fondata sugli uomini che insegnano il diritto nelle facoltà giuridiche e non sul pensiero di quegli stessi uomini fuori dal ruolo accademico, dando, ancora una volta, ragione a Francois de La Rochefoucault, quando afferma che: " I grandi uomini parlano delle idee, i piccoli uomini parlano degli altri uomini ".

2. – Lo sforzo argomentativo dell"a., nella breve introduzione che raccoglie le lettere scambiate con Rodolfo Sacco, come s"è visto, appare estremamente implicito e farneticante, chiudendo la premessa introduttiva al volumetto, con l"invocazione delle altissime figure di Sacco e di Gorla quali fondatori, da grandi civilisti d"origine, del Diritto privato comparato in Italia, poi affermandosi la prevalenza dei Sistemi giuridici comparati sull"intero ramo della comparazione.

Ma sia consentita una breve riflessione, forse eccessivamente istintiva e minimalista, al fine di confutare l"idea dell"a. sulle numerose partizioni che di regola si assegnano alle branche di un sistema giuridico, rientrante, per evocare il David, in una famiglia composita che ad unum li accoglie. Da qui, potrebbe pure affermarsi che il Diritto civile sta al diritto privato, come i Sistemi giuridici comparati stanno al diritto privato comparato, potendosi immaginare sia in un caso che nell"altro una dipendenza più figurativa che distintiva, ferma restando la libertà di uno studioso di potersi rivolgere a un  tema specifico delle discipline anzidette senza condizionamenti formalistici.

Converrà l"a., benché occupatosi di sfuggita del diritto successorio, che spesso il civilista italiano è costretto a ricorrere al richiamo di altri ordinamenti europei  più civili ed evoluti al fine di stigmatizzare le storture del nostro sistema, ancora radicato sui vecchi schemi della successione necessaria, del tutto incapaci di riscontrare il mutato interesse dei cittadini verso l"adozione di formule successorie più snelle ed attuali. Da qui, l"a. non può non sapere che il patto di famiglia, l"opposizione alla donazione[10], i trusts[11] per citare gli ultimi prodotti del nostro sciatto legislatore, altro non sono che sistemi derivati dal diritto anglosassone per la segregazione del patrimonio familiare e dal diritto tedesco, con una applicazione malcelata dei caratteri dell"Erbvertrag al fine di sconfiggere, in assenza di opposizione alla donazione, i criteri della retroattività reale dell"azione di riduzione, destituendo di effetti la restituzione contro i terzi acquirenti di beni provenienti da donazioni.

Quindi, richiedendo il sistema continentale del diritto dei privati una sempre crescente uniformità di regole, anche per il miglior profitto della giurisdizione europea, ormai del tutto prevalente su quella interna dei singoli Stati dell"Unione, il civilista o il privatista che dir si voglia, deve abituarsi a riconoscere nelle norme dei Trattati internazionali, delle Convenzioni e delle direttive europee la via giusta per correggere il sistema interno quando presenti crepe e distonie che manifestino un diverso trattamento tra i cittadini europei nelle singole Nazioni che compongono l"Unione.

Converrà, l"a., ancora affaccendato a reclamare la purezza del Diritto civile interno ed il primato del suo valore, che solo in Italia ( tra i paesi civilizzati, beninteso ) si muore ancora per le trasfusioni di sangue infetto, a causa della mancata attuazione del piano sangue, così come si langue in prigione, avvinti da disumane condizioni di vita, per la mancata realizzazione del piano carceri; per non dire poi dello sconquasso connesso al nostro sistema giudiziario, ove non è raro incontrare giudizi ultra decennali. Questioni, tali ultime, ancora irrisolte, che relegano il nostro sistema tra gli ultimi del mondo intero dopo il Congo e il Burkina Fasu, nonostante il monito hegeliano col quale si afferma che la giustizia tardiva è la peggior forma di ingiustizia.

Gli uomini e non l"uomo giuridico perfetto, che ogni giurista egoisticamente idealizza come proveniente da una sua costola, governano il nostro sistema, sì che quando costoro si coalizzano per l"affermazione di un interesse " superiore " inscrivendosi in uno di quei noti contenitori del potere costituito, le speranze del giusto prevedibile si scontrano spesso con l"alea di un risultato spesso accomodante e mistificatorio che respinge il giusto e l"equo nell"angolo più lontano della storia del nostro diritto.

Ma l"a., ancora avvinto da una smania fondamentalista, volta a proteggere un sistema che ormai delude gli interpreti, tanto che a volte si perde il piacere di studiare, sembra non essere ancora uscito dall"utero dal quale è stato partorito, preferendo ancora scavare nel sistema della trascrizione e del contratto in generale, senza aprirsi al diritto europeo che di quei temi ha dato una diversa qualificazione.

Qui giunti, siamo costretti a riprendere, per sommi capi gli argomenti sui quali il nostro amico ha cercato un confronto con studiosi del Diritto civile, comparato, dei sistemi non già per segnalare soltanto la sua soccombenza[12], quanto per affermare, che la tradizione del Diritto civile interno è ormai agonizzante, tanto da potersene prevedere, non molto lontano nel tempo a venire, una morte indecorosa.

I civilisti di calibro, che non si trastullano sulle cose dette e ridette hanno ricercato altrove i nuovi fondamenti del nostro diritto, pur non rinnegandone le origini, vestendo i panni degli storici, dei filosofi, dei comparatisti, lasciando da parte il modesto microscopio delle questioni interne, per vedere col telescopio ciò che accade quando il diritto si mischia all"economia del capitale ed alla politica che ne difende i confini a detrimento dell"interesse dei cittadini[13].

Il civilista tradizionale, aggirandosi contento nel tempietto del suo sapere, non può non vedere i benefici che lo Stato consegue contrattando le leggi dei potenti, da una parte, perché costoro rappresentano i maggiori contribuenti per il fisco, e dall"altra, riflettendo sulla concessione degli abusi partoriti dalle leggi speciali emesse in loro favore, che sembrano costituire lo strumento per la realizzazione del surplus estorto agli utenti, al fine di adempiere alle obbligazioni tributarie, senza deprimere gli utili derivanti dal capitale investito.

Contentato lo Stato con queste enormi contribuzioni, ne rinforzano al contempo il P.I.L. tale da esternare una opulenza industriale della Nazione, capace di tenere il passo delle altre potenze concorrenti, consentendo ai politici, eletti dal popolo, tranne le recenti cooptazioni, di sedere ai tavoli internazionali, dialogando con altri potenti pari grado e liberando in costoro quel sentimento del potere assoluto, assimilabile a quello dei tiranni dispotici, che alberga naturalmente nell"ambizione umana.

Nessuna attenzione viene riferita alla piccola impresa e al mondo del lavoro, sia esso subordinato che autonomo, nonostante si affermi, con fastose parole, che tali segmenti minori della produzione rappresentino il carro trainante dell"economia nazionale; tanto più devastati da una abnorme ingerenza partecipativa dello Stato nei loro sempre più miseri profitti da rappresentare una esatta applicazione del patto leonino previsto dall"art. 2265 c.c.

In tutto questo scempio il cittadino, a sua volta imprenditore, operaio, o professionista, non può che assistere inerme a tali giochi di potere, non avendo a sua disposizione nessuno strumento efficace per esprimere il suo crescente disagio che nel tempo ha assunto proporzioni immani e preoccupanti per la stabilità del nostro sistema.

Con ciò si vuol dire, finalmente, che non v"è una crisi del Diritto civile da ricercare nell"innocuo mondo del diritto positivo stabilizzato nei Codici, bensì una ingiustificabile ed inumana prevalenza degli interessi forti che si compongono nel dialogo blasfemo tra l"economia capitalistica e la politica vigente, senza alcun riguardo per i bisogni dei cittadini, da considerare, ormai, semplici fattori della produzione, col ruolo di giustificare l"esistenza formale di uno Stato che li raccoglie nel suo contenitore.

Uno Stato senza un popolo non sarebbe tale, visto che il potere, per essere percepito, ha bisogno che qualcuno lo subisca; né può immaginarsi uno Stato composto da politici in carriera e potenti dell"economia compresi i loro discendenti, sì che le belle teorie sulla sovranità del popolo lasciano un"eco tanto lontana da non potersi più sentire la voce originaria di provenienza.

La crisi del nostro diritto si apprezza con tinte ancor più fosche, rispetto agli altri paesi civilizzati, proprio in Italia, culla del diritto e del rovescio per dirla con Longanesi, ove i correttivi dello squilibrio anzidetto, di regola composti col welfare non sono applicati, benché previsti dai migliori principi tratti dalla Carta costituzionale e dalle regole umanitarie del Diritto europeo.

In uno squallido scenario, quale è quello qui sommariamente descritto, il ruolo della civilistica tradizionale cui l"a. sembra tenacemente abbarbicato va sempre più scemando, tanto che non è difficile prevederne un repentino tracollo, rimanendo al civilista di rincorrere uno sciatto ed interessato legislatore che non riesce più ad orientare, lasciandosi prevalere il ruolo della giurisprudenza, ormai padrona della scena giuridica attuale, che spesso illude ed al contempo delude le speranze degli interpreti.

Da qui, la tutela dei diritti più elevati dei cittadini, con una cadenza preoccupante, si deve ottenere dinanzi al giudice europeo, che rilevandoli in bonis, previa condanna dello Stato di appartenenza li realizza. Forse aveva ragione Sacco, quando intervistato, in anni non molto lontani, vestendo i panni di un neo laureato rispose: " Mi butterei sulla comparazione in modo esclusivo. E redigerei un manuale di diritto privato occidentale contemporaneo svolto tema per tema … "

3. - Tolte, dunque, le sei paginette di introduzione alla lettura delle note scambiate col magnifico Rodolfo Sacco, non v"è più nulla da dire, trattandosi nel proseguo di una corrispondenza schizofrenica ex una parte, zeppa di vari argomenti per la maggior parte ricavati dai trascorsi concorsuali di alcuni allievi di Sacco e dal martellante ed ossessivo ricordo del concorso del 93" che l"a. non è riuscito a rimuovere dai suoi incubi, nonostante non gli sia difettata una rapidissima capacità di rimozione dei suoi concorsi del 76".

Nello scritto, qui esaminato, sembra di vedere due diverse e contrastanti entità: da una parte, il genio di un valoroso condottiero, incarnato nella specchiatissima figura di Sacco, tanto elegante e magnanima da riscontrare, con modi cortesi, un impertinente lestofante, che al solo scopo di potersi vantare dello scambio epistolare intrattenuto col Maestro, si ingegna di adottare lo stile di un pari causa, nonostante tutti sappiano della distanza siderale che distingue le due figure sul piano della scienza ed umano; dall"altra parte, minore e destruens, un lanzichenecco sboccato che forza una sorta di dialogo decadente ed ossessivo, siccome infarcito da fragili ed indisponenti questioni concorsuali, illuminato, soltanto, dal soccorso degli spazi argomentativi dell"interlocutore, di ben altro livello.

Ad un certo punto dello scambio epistolare, connotato in massima parte dalle ossessioni ancora attive dell"a., Sacco sembra quasi tirato per le vesti a sostenere un dialogo del tutto indesiderato, ove intende calmare, con qualche bocconcino saporito, il felino autoreferenziale che si incarna nell"anima gazzoniana. Quindi, senza emancipazione alcuna, lo mantiene nella ferrea gabbia pensionistica ove il tempo lo ha rinchiuso e dalla quale, ancor oggi, tenta di fuggire rendendo pubblico ciò che un uomo assennato avrebbe tenuto assai ben riservato.

Certo, ci vuole coraggio ad assumere una tale spocchia, pur sapendo di essere stato il primo dei cooptati e da lì rinverdire una " polemichetta " derivante da riservata corrispondenza, poi pubblicata in uno scarno libretto, ove ogni singola pagina si compone con le poche righe delle lettere, una ad una.

Ed allora, visto che il libro del Gazzoni non ha nessun valore scientifico, né letterario, tolte le cordiali risposte di Sacco, per quanto velate da una implicita (in)sofferenza, il fine della pubblicazione è stato solo quello di riparare dalla soccombenza che da noi ha subito, spostando il dialogo verso il nostro miglior giurista, un po" per darsi il tono di un maestro ed un po" per lenire le ferite che ha riportato nella scorsa battaglia con Panettone.

Si tratta, dunque, indagando il profilo psicologico dell"a., di una particolare malattia psichiatrica di cui sembra affetto che, senza far troppo correre la fantasia, potremmo definire " sindrome da primato di accademia negata "  per di più aggravata dal comportamento dell"editore che, nonostante inserito tra i quattro Cavalieri dell"Apocalisse civilistica, contentandolo, a detrimento del suo stesso onore, mette ancora in luce i suoi volubili capricci.



[1] Cfr. G. PALAZZOLO, Dialoghi quasi giuridici con Francesco Gazzoni, Perugia, 2014, p. 42 ss. Per orientare il lettore va riferito che Panettone è l"autore di questa nota, la collana musicale diretta da Colli, rappresenta quella dell"Università di Roma " La Sapienza "  fondata da Francesco Santoro Passarelli e Rosario Nicolo, continuata da Natalino Irti e Pietro Rescigno, ove comparve, nel 2004, il volume di G. Palazzolo, dedicato agli " Atti gratuiti e motivo oggettivato "; mentre Federico risulta impersonare Enrico Gabrielli, condirettore con Pietro Rescigno del Trattato dei contratti.

[2] La definizione seria del fenomeno giuridico in questione si legge, per tutti, in A. FALZEA, ( voce ) Apparenza, in Enc. dir., II, 1958, p. 682, come : ".. un rapporto tra un fenomeno costituito da una situazione fattuale, presente con immediatezza, che segnala una determinata situazione giuridica facendola apparire come reale ed un'effettività giuridica di segno diverso, non corrispondente al primo ".

[3] Chi conosce bene Rodolfo Sacco sa che il grande giurista offre la sua amicizia a tutti quelli che la richiedono con la gentilezza dei buoni costumi, realizzando l"equazione, rara a vedersi tra i giuristi minori, che più un uomo è grande, maggiore è la sua sensibilità di riscontrare gli altri, addirittura con umiltà, scendendo al tu con l"interlocutore sia esso il Gazzoni che altri mediani giuristi. Anche noi abbiamo avuto questo privilegio, tuttavia non abusando della concessione accordataci, pure a rischio di apparire scontati e sempliciotti continuando a rivolgerci al Sacco con l"abbrivo dell"Illustre Maestro.

[4] Devesi qui rilevare l"ampio successo sul tema ottenuto da S. RODOTA", Le fonti di integrazione del contratto, rist. 2004, X, della introduzione, Nel silenzio del legislatore italiano, le idee del Rodotà, nemo profeta in patria, hanno trovato approdo nella più alta legislazione europea, in tema di contratti ed obbligazioni, la cui traccia è evidente nei lavori della Commissione Lando, ove è passata all"art. 1:102 la norma che segue : " Le parti sono libere di stipulare contratti e determinarne il contenuto nel rispetto della buona fede e della correttezza, nonché delle norme imperative contenute nei principi ".

[5] Il primato dell"idea deve riferirsi alle intuizioni di  A. MARINI, La clausola penale, Napoli, 1984, p. 152, ove si giustifica il potere correttivo del giudice previsto all"art. 1384 c.c. in funzione eterointegrativa del contratto, dunque, non applicandosi l"art. 1815 c.c., come, invece ritiene da ultimo Trib. Padova 13 maggio 2014: Molto ben scritto risulta, di contro, l"arresto dell"Arbitro bancario finanziario, del 24 giugno 2014, n. 3955, Est. A. GAMBARO.

[6] Si contendono il campo due contrapposte pronunce della S.C., da una parte Cass. 9 gennaio 2013 n. 350, in Nuova gur. civ. comm., 2013, I, 675, con nota di Tarantino, Usura e interessi di mora che considera rientranti nel tasso soglia previsto dalla L. 108/1996 gli interessi di mora, le penali per l"estinzione anticipata del mutuo, le spese e quant"altro necessario all"istruzione del finanziamento e dall"altra Cass. 18 novembre 2010, n. 23273,  in Persona e danno, 2010, con nota di R. CRISTOFARI, Ancora su usurarietà sopravvenuta e riconduzione ad equità del patto sugli interessi moratori ove, in modo più semplice ed immediato si afferma che : "la misura degli interessi moratori ben può essere assimilata ad una clausola penale, in quanto essa predetermina l"importo dei danni conseguenti all"inadempimento di obbligazioni pecuniarie ( cfr. Cass. 2538/1994; Cass. 8481/2001 )… il giudice può disporre anche d"ufficio la riduzione della penale che ritenga manifestamente eccessiva ".

[7] Vedi per ulteriori ragguagli G. PALAZZOLO, Dialoghi quasi giuridici ,cit., p. 18 e ss. Né colpisce nel segno l"accorata difesa dell"a. quando evoca la recensione del Trabucchi, sulla Rivista di Diritto civile del 1975, alla sua monografia sulla Conferma, severamente bocciata dalla commissione del primo concorso, ove egli perse molto gravemente. Alla recensione del Trabucchi deve darsi, invece, un senso diverso da quello accomodante e mistificatorio proposto dall"a., essendo possibile che essa provenisse dalla richiesta dello stesso Nicolò al collega pari grado, al fine di giustificare la repentina mutazione del suo allievo, da somaro a cavallino di Caligola, nel concorso successivo di alcuni mesi rispetto a quello ove perse.

[8] Secondo P. DEL GUERCIO, Diario di un sicofante. Storia di falsificazioni scientifiche e frodi in una Università degli Stati Uniti, di prossima pubblicazione, il termine sicofante viene dal greco (συκον, fico, e φαινειν colui che indica), e significa alla lettera colui che segnala, ossia denuncia i ladri di fichi, o piuttosto, chi esporta i fichi. Ad Atene, a causa della penuria di derrate alimentari, era proibito esportare i prodotti della terra. Solo l"olio d"oliva poteva essere portato fuori dell'Attica.Questa parola ha oggi un significato peggiorativo e si usa in genere per indicare un individuo che per ricavarne un utile, denunzia qualcuno restando nell"ombra. Un delatore, insomma, un informatore o più generalmente una spia

[9] Certo, non ci si poteva aspettare dal nostro modesto  a. il colpo d"ala del Leopardi nei Paralipomeni della batracomiomachia, ove il sublime poeta costruisce in modo favolistico, ma con puntuali riferimenti storici, il conflitto avutosi tra il 1820 – 1821 tra gli Austriaci ( i granchi ) alleati dei Borboni ( le rane ) e i liberali napoletani insorti al regime ( i topi ).

[10] Cfr. F. GAZZONI, Competitività e dannosità della successione necessaria ( a proposito dei novellati artt. 561 e 563 c.c. ) in Giust. Civ. 2006, II, p. 4 e ss., ID. Appunti e spunti in tema di patto di famiglia , in www.judicium.it, argomenti, tali ultimi, affrontati divagando nella prospettiva del diritto interno, senza vedere le radici europee dei fenomeni ad essi sottostanti.

[11] Si veda sulla questione il limpido studio di M. LUPOI, Gli "atti di destinazione" nel nuovo art. 2645-ter cod. civ. quale frammento di trust, in Trusts e att. fiduc., 2006, 2, p. 172.

[12] Il destino ha voluto che proprio due allievi uno  del Gorla e l"altro del Sacco, rispettivamente il Lupoi e il Gambaro, abbiano avuto una netta prevalenza sul civilista Gazzoni in tema di trascrizione dei trusts sì che, cfr. M. LUPOI, Lettera ad un notaio conoscitore dei trusts e controreplica di F. GAZZONI, In Italia tutto è permesso, anche quel che è vietato, entrambe in Riv. not., 2001, p. 1159 e 1247. La replica di A. GambarO, Noterella in tema di trascrizione degli acquisti immobiliari del trustee in Riv. dir. civ., 2002, II, p. 257; la controreplica di F. GAZZONI, Il cammello, il leone, il fanciullo e la trascrizione del trust, in Riv. not., 2002, p. 1107. Su tali importanti argomenti l"ortodossia del Gazzoni, come tutti sanno, è rimasta soccombente, tanto che la trascrizione dei trusts è ormai pacificamente consentita anche sui registri immobiliari italiani.

[13] Sembra che il Gazzoni, non frequenti, da molto tempo, le riviste maggiori del nostro diritto, ciò che ci spinge ad indicare alcuni saggi recenti sui quali riflettere, sì che cfr. N. IRTI, Calcolabilità weberiana e crisi della fattispecie, in Riv. dir. civ., 2014, 5, p. 987 ss.; ID. La crisi della fattispecie, in Riv. dir. proc,, 2014, 1, p. 36 ss.; A. CATAUDELLA, L"Uso abusivo dei principi, in Riv. dir. civ., 2014, 4, p. 783 ss., N. LIPARI, Perché in Italia non si crede più nella giustizia, in Studium, 2014, p. 229 ss; A. PALAZZO, Il patto del decalogo e l"idea del contratto sociale nell"Europa moderna, in Jus, 1 – 2, 2011, p. 159 ss.



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