Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Redazione P&D - 2014-05-11

IL GENITORE DEVE MANTENERE I FIGLI ANCHE SE DISOCCUPATO – Cass. pen. 12308/14 – RUGGERO BUCIOL

Ai fini dell"esclusione del reato di cui all"art. 570 comma 1 e 2 c.p. occorre provare la presenza di fatti assolutamente impeditivi rispetto all'obbligo di garantirle i mezzi di sussistenza. Tale onere probatorio grava sul genitore e non può fondarsi squisitamente sulla acquisizione dello stato di disoccupazione ma deve estendersi alla radicale insussistenza di altre disponibilità finanziarie e patrimoniali.

La Corte di Appello di Genova condannava l"imputato per il reato di cui all"art. 570 commi 1 e 2 n. 2 c.p. per l'essersi disinteressato della educazione, della crescita e del mantenimento della figlia minore. La responsabilità si fondava sulla considerazione che l"impossibilità di adempiere si è determinata dalla scelta volontaria del ricorrente di licenziarsi dal precedente impiego. In aggiunta, la Corte territoriale aveva valutato l"assoluta modestia degli importi da versare e l"inattività dell"imputato nel cercare una nuova occupazione.

L"imputato ricorreva alla Suprema Corte affermando che il licenziamento era stato giustificato dalla circostanza che il datore di lavoro, versando in condizioni economiche precarie, da tempo non irrogava lo stipendio.

La Suprema Corte respinge il ricorso escludendo la sussistenza di un vizio di motivazione sottesa alla decisione in contestazione.

In particolare, per quanto concerne l"imputazione di cui al comma 2, n 2, la Cassazione rileva come la prova inerente la presenza di fatti assolutamente impeditivi rispetto all'obbligo di garantire i mezzi di sussistenza alla figlia minore gravava sul ricorrente. In tale prospettiva, non è sufficiente la presenza una semplice difficoltà e neppure la mera documentata acquisizione dello stato di disoccupazione, infatti l'interessato potrebbe provvedere ugualmente aliunde in forza di altre disponibilità finanziarie e patrimoniali. Per converso, proprio la radicale insussistenza di queste ultime deve essere  provata dalla parte obbligata.

Inoltre, nel caso di specie, la Suprema Corte sottolinea l" assoluta modestia del peso imposto al ricorrente si da risultare in linea di principio compatibile anche con la assenza di una fonte reddituale. Infine, la Cassazione evidenzia che le ragioni della disoccupazione erano determinate da una scelta volontaria del ricorrente, risultando privo di alcun specifico conforto sia il dato di fatto in forza del quale detta scelta venne motivata dalla insolvenza del datore di lavoro, sia quello dell'impegno mostrato nella ricerca di una nuova attività lavorativa.

La pronuncia si inserisce in un consolidato orientamento giurisprudenziale. Infatti, la Suprema Corte più volte ha affermato come l"incapacità economica dell"obbligato, intesa come impossibilità di far fronte agli inadempimenti sanzionati dall"art. 570 c.p., deve essere assoluta e deve integrare una situazione di persistente, oggettiva ed incolpevole indisponibilità di introiti (Cass. pen., sez. VI, 21 ottobre 2010, n. 41362, in CED 248955). Solamente entro i limiti menzionati l"incapacità economica dell"obbligato può assumere valore esimente in virtù del principio ad impossibilia nemo tenetur (Cass. pen., sez. III, 8 febbraio 2008, n. 174843, in CED 240153; Cass. pen., 25 ottobre 1990, Patruno, in Cass. pen., 1992, p. 2758).

Orbene, in tale contesto, incombe all"interessato l"onere di allegale elementi dai quali possa desumersi l"impossibilità di adempiere all"obbligazione. A tal fine la responsabilità non può essere esclusa dalla generica indicazione dello stato di disoccupazione (Cass. pen., sez. VI, 29 gebbaio 2013, n. 7372, in CED 254515; Cass. pen., sez. VI, 14 dicembre 2010, in CED 249339).



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati