Legislazione e Giurisprudenza, Diritti e doveri del lavoratore -  Cardani Valentina - 2014-07-03

IL LAVORATORE-GENITORE RIMASTO VEDOVO PUÒ RIFIUTARE IL LAVORO NOTTURNO – Int. Min. Lav. 18/14 - V. CARDANI

La disciplina in materia di lavoro notturno prevede la possibilità per il lavoratore di chiedere di essere esonerato dal prestare la propria attività nelle ore notturne:

-         se madre-padre (in via alternativa) di un figlio di età inferiore a 3 anni;

-         se genitore affidatario di un bambino di età inferiore a 12 anni;

-         se abbia a carico un soggetto disabile ai sensi della legge n. 104/1192;

(articolo 11, co. 2, D. lgs. n. 66 del 08/04/2003).

Tale diritto si esercita mediante comunicazione indirizzata al datore di lavoro entro le 24 ore precedenti l"inizio della prestazione lavorativa.

A ciò si aggiunga che vi è divieto assoluto (senza quindi obbligo di comunicazione alcuna) per il datore di adibire al lavoro notturno delle lavoratrici gestanti "dalle ore 24 alle ore 6", a partire dal momento dell'accertamento dello stato di gravidanza "fino al compimento di un anno di età del bambino" (art. 11 co. 2, d.lgs. n. 66/03).

Ci si è domandati, in particolare, se di tale diritto possa godere anche il genitore vedovo di un bambino di età inferiore a 12 anni. Di tale istanza si è fatta carico l"ARIS (Associazione Religiosa Istituti Socio Sanitaria) la quale ha interpellato il Ministero del Lavoro.

Il succitato Ministero ha dunque precisato che nella nozione di genitore affidatario rientra senz"altro anche la condizione di genitore vedovo e che l"obbligo imposto a quest"ultimo di prestare attività lavorativa nelle ore notturne in violazione della prescrizione normativa integra un reato di natura contravvenzionale punibile con la pena dell"arresto da due a quattro mesi o dell"ammenda da € 516,00 a € 2.582,00 (art. 18bis co. 1 d.lgs. n. 66/03).



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