Legislazione e Giurisprudenza, Separazione, divorzio -  Sarri Alessandra - 2015-04-30

IL MARITO INGANNA LA MOGLIE SULLA PROPRIA SITUAZIONE ECONOMICA E SENTENZA E REVOCABILE– Cass. civ. 8096/2015

- Divorzio congiunto.

- Impugnazione della sentenza per dolo della parte ex art. 395, n. 1 c.p.c..

La moglie dopo aver raggiunto un accordo con il marito, recepito nella sentenza di divorzio congiunto, viene a scoprire che quest"ultimo l"aveva ingannata sulla sua effettiva situazione economica al fine di sottrarre la propria società alla valutazione del giudice per la determinazione dell"assegno di mantenimento dei figli e di divorzio per il coniuge.

Il marito aveva affermato che si era visto costretto a vendere una società da lui controllata e di essere divenuto lavoratore dipendente, quando in realtà aveva ceduto e poi riacquistato, tramite la propria convivente, la parte più cospicua del suo patrimonio, costituito appunto dalle quote della società.

La moglie dopo aver presentato un ricorso volto alla modifica delle condizioni di divorzio proponeva impugnazione avverso la sentenza di primo grado ex art. 395 n. 1 c.p.c. sostenendo che il marito l"aveva ingannata sulla sua effettiva situazione economica.

La Corte di Appello di Catania accoglieva il gravame proposto dalla moglie con conseguente statuizione sulla revocazione mentre sulla determinazione dell"assegno per il mantenimento del figlio e di quello per il coniuge veniva disposta con separata ordinanza la prosecuzione del giudizio.

Il marito proponeva ricorso per cassazione rilevando che la sentenza di divorzio congiunto non è soggetta ai normali mezzi di impugnazione, che era decorso il termine breve di trenta giorni per la conoscenza della sentenza da parte dell"appellante, che era intervenuta l"acquiescenza tacita della sentenza da parte del coniuge che aveva chiesto la modifica delle condizioni di divorzio e da ultimo la carenza assoluta dei presupposti dell"impugnazione per revocazione.

La Corte rigetta il ricorso proposto dal marito e sull"impugnazione della sentenza di divorzio congiunto evidenzia che in linea generale non è ammessa l"impugnazione se una parte, o anche entrambe, per aver sottoscritto un accordo non risultino soccombenti.



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