Legislazione e Giurisprudenza, Beneficiario, poteri, diritti -  Rossi Rita - 2014-01-09

Il MATRIMONIO FOLLE - Trib. Modena, 18.12.2013, g.t. Masoni - Rita ROSSI

Ecco, a distanza di anni dall'unico precedente pubblicato in materia (Trib. Trieste, 28.9.2007), un lucido provvedimento modenese, il quale  respinge la domanda di sospensione delle pubblicazioni matrimoniali di una giovane disabile psichica, formulata dall' ads di questa. La domanda di sospensione era stata motivata dall'amministratore di sostegno con la considerazione che la nubenda sarebbe persona incapace di accudire alle normali faccende domestiche e che anche il fidanzato sarebbe affetto da problematiche psichiatriche, oltre che privo di un'occupazione lavorativa stabile.

La decisione, nella sostanza autorizzativa del matrimonio, viene assunta dal giudice tutelare dopo l'ascolto dei protagonisti essenziali della vicenda: la beneficiaria, i genitori del futuro sposo e la psichiatra. Quest'ultima evidenzia che il matrimonio rappresenterebbe per entrambi un' esperienza positiva sul piano terapeutico.

Ciò che più si apprezza nel recente decreto è la ricostruzione rigorosa dei presupposti di legge sulla base dei quali è possibile limitare la capacità di agire del beneficiario di Ads; ed estremamente puntuale è, a questo riguardo, il riferimento all'art. 409 c.c.

Ecco il corretto incipit del ragionamento: è consentito al beneficiario dell'Ads tutto ciò che non viene riservato dal giudice alla rappresentanza esclusiva o all'assistenza necessaria dell'amministratore di sostegno. Un concetto basilare nel nuovo sistema di protezione della persona fragile, che era comunque opportuno richiamare: "ciò significa - osserva il g.t. - che, salve le limitazioni contenute nel decreto, il beneficiario è dotato di piena capacità di agire" e in detta capacità - aggiunge - "vi è pure la capacità di contrarre matrimonio, limitabile unicamente in situazioni eccezionali".

Il rigore ricompositivo si coglie, poi, nella lettura del divieto matrimoniale di cui all'art. 85 c.c. alla luce di quanto dispone, per il Beneficiario, l'ultimo comma dell'art. 411 c.c.: la possibilità - ivi contemplata - di estendere al beneficiario le limitazioni di legge previste per l'interdetto sottosta necessariamente alla valutazione concreta del caso specifico, da parte del giudice (ritorna qui significativamente la figura dell'abito su misura); nè questi potrà estendere quelle limitazioni se non ricorra quella grave infermità mentale che è alla base delle limitazioni previste per l'interdetto. E nella specie quella grave infermità non sussiste, essendo la nubenda affetta da ritardo mentale lieve, e comunque essendo emersa dalla sua audizione la capacità di vivere consapevolmente il matrimonio.

Del resto - mi si passi questa considerazione poco giuridica e più ruspante - chi di noi, quando si sposa, è pienamente consapevole della propria capacità di vivere responsabilmente il matrimonio?

Insomma, ogni matrimonio, tutto sommato, è un 'gesto un poco folle': perchè impedirlo quando non si intravedano rischi concreti di rovinosità e danno per il beneficiario affetto da grave disabilità psichica e perciò esposto a rischi di circonvenzione?



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