Articoli, saggi, Animali -  Redazione P&D - 2014-09-20

IL MOSTRO DI FOLIGNO, GLI ANIMALI E I SERIAL KILLER (OVVERO:IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI) - Mario IANNUCCI

Annalisa Gasparre, pochi giorni or sono, ha pubblicato sulla newsletter di P&D un breve articolo con questo stesso titolo (senza il mio sottotitolo). Ha sostenuto, in buona sostanza, che chi è crudele con gli animali lo è anche con gli uomini. Per suffragare questa tesi ha citato un sogno nel quale Luigi Chiatti, che solo per il completo cinismo di taluni uomini può essere stato definito "il mostro di Foligno" (cosa che fa anche Annalisa Gasparre), confida ad un "amico" di "sognare animali da scuoiare", peraltro senza "spargimento di sangue".

Siccome sono uno psichiatra psicoanalista, mi guarderei bene dal fornire qualsiasi interpretazione dei sogni al di fuori del contesto psicoanalitico nel quale fossero raccontati. Ma questa è una raccomandazione tecnica di cui si può benissimo non tenere conto. Inferire però da un sogno decontestualizzato la crudeltà attuale di una persona, mi parrebbe davvero, anche per lo psicoanalista più intelligente ed esperto del mondo, una manovra davvero ardita. Dirò, poi, che definire Luigi Chiatti come il "mostro di Foligno", mi sembra una cosa feroce, che mi fa venire in mente il titolo di un libro di Edward Bunker, interessante scrittore che ha trascorso nelle carceri americane diversi anni: No beast so fierce. Il titolo ha trovato in Italia una impropria traduzione -Come una bestia feroce- mentre lo si sarebbe dovuto tradurre "Nessuna bestia è così feroce". Può darsi che, assieme ad Annalisa Gasparre, i "criminologi" ritengano che "chi è crudele con gli animali lo è (o lo sarà) anche con gli uomini". Nella mia lunga carriera professionale ho conosciuto e ho avuto in cura numerosi "serial killers". Ciascuno di loro era diverso dall"altro. Taluni si collocavano senza dubbio sui gradini più alti di quella scala che lo psichiatra forense americano Michael Stone individua nelle sue Gradations of Evil. Tuttavia per nessuno di loro avrei mai usato la parola "mostro". Siccome non ho un atteggiamento farisaico e, come sanno i miei amici, non mi dispiace essere talora politically uncorrect, cercherò di spiegare il perché. La connotazione repulsiva del termine, di ostracismo e di esclusione, è proprio quella che andrebbe evitata nel definire "mostri" persone che hanno compiuto delitti perturbanti, anche "seriali". La si potrebbe usare, tale definizione, se si tenesse conto solo dell"etimo, se cioè si capisse il valore di avvertimento, di segnalazione e addirittura di insegnamento che questi casi indubbiamente assumono.

Chiunque si interessa non distrattamente e non pregiudizialmente dell"uomo, sa dunque capire tutta la profondità dell"introduzione, da parte di Jaques Lacan, di quell"apostrofo con cui amplificava enormemente il livello di significazione di Georges-Louis Leclerc, conte de Buffon, passando da Lo stile è l"uomo a L"ostile è l"uomo. Giacché Lacan aveva letto attentamente, come sappiamo, Sigmund Freud, comprendendo senza dubbio cosa il padre della psicoanalisi intendesse dire quando parlava del piccolo dell"uomo come di un perverso polimorfo. Non c"è chi non abbia osservato quanto i bambini riescano ad essere crudeli con gli animali. Io non trarrò da questa facile osservazione il timore di essere circondato da "mostri", ma piuttosto la speranza di essere sempre in grado di controllare arditamente quanto di mostruoso c"è in ciascun uomo, quindi anche in me. Consapevole, con George Groddek, che l"essenza di ogni buon medico (dell"anima, oltre che del corpo) è quella di possedere una buona dose di cinismo, mitigata però dalla paura di fare del male. Consapevole inoltre, con il Robert Musil de L"uomo senza qualità, che "se l"umanità potesse fare un sogno collettivo, sognerebbe Moosbrugger " (l"assassino seriale di prostitute la cui vicenda attraversa il romanzo come un filo rosso).



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