Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2014-10-03

IL MURO DIVISORIO TRA EDIFICI SI PRESUME COMUNE - RM

Il muro che serve da divisione tra edifici si presume comune sino alla sua sommità

"l'articolo in esame pone una presunzione di comunione diretta a limitare sensibilmente le liti che sorgerebbero tra vicini, per l'estrema difficoltà di accertare, nei singoli casi, la proprietà del muro divisorio. A suo fondamento sta la comunanza di interessi dei vicini alla costruzione del muro, soprattutto in un regime che ammette la comunione coattiva" De Martino, Proprietà. Beni in generale, in Comm. Scialoja, Branca, sub art. 880, Bologna-Roma, 1976, 306; "la norma rientra sostanzialmente tra quelle relative al regime della comunione pro indiviso, ma è compresa nella disciplina delle limitazioni legali della proprietà, per l'attinenza ai rapporti di vicinato" Gardani Contursi Lisi, Distanze legali, in ED, XIII, Milano, 1964, 300 - cfr., amplius,, il volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto;

e, in caso gli edifici siano di altezze diverse, la presunzione di comunione si arresta nel punto in cui uno degli edifici inizia ad essere più alto dell"altro:

"nel caso di muro divisorio tra edifici con altezze disuguali la presunzione di comunione a norma dell'art. 880 c.c. non riguarda la parte di muro dal punto in cui uno degli edifici comincia ad essere più alto, con la conseguenza che tale parte del manufatto è di proprietà esclusiva di colui cui appartiene il suddetto più alto edificio, e che questi può chiedere il rispetto delle distanze legali dal confinante che realizzi una nuova costruzione" Tribunale Salerno, sez. II, 15/12/2008 - Redazione Giuffrè 2010 – conforme: Cass. 8.8.79, n. 4629, GCM, 1979, fasc. 8 – conforme, nel senso che, secondo la ratio dell"art. 880 c.c., nel caso di un edificio posto perpendicolarmente rispetto a un altro, qualora il muro divisorio fuoriesca in altezza, dalla sagoma del primo edificio la cui copertura è costituita da un tetto spiovente, non opera, relativamente alla porzione di muro soprastante la sagoma del primo fabbricato, la presunzione di comunione prevista dalla norma testé menzionata, difettandone il presupposto, costituito dalla funzione divisoria del muro: Corte appello Milano, sez. II, 14/04/2008, n. 1025 - Redazione Giuffrè 2008

Trattasi di presunzione juris tantum, valida sino a prova contraria

"la presunzione di comunione del muro divisorio stabilita dall'art. 880 c.c. ha carattere relativo e spiega la sua piena operatività fino a rendere irrilevante, nel caso di muro di separazione fra due edifici, l'eventuale anteriorità di uno di questi rispetto all'altro soltanto in mancanza di prova contraria, non operando invece quando risulti altrimenti, che il muro rientra nel dominio esclusivo di uno dei due confinanti, in forza di uno qualunque dei modi di acquisto, originario o derivativo, della proprietà immobiliare. Pertanto, la presunzione anzidetta è vinta anche dall'accertamento che il muro è stato costruito nella sua interezza su di una sola delle aree contigue, con conseguente acquisto per accessione (art. 934 c.c.), salvi gli effetti di un titolo pattizio successivamente intervenuto ovvero dell'usucapione" Cass. 17.6.99, n. 6034, GCM, 1999, 1419,

e che spiega la propria operatività solo sino al punto nel quale uno dei due edifici inizia ad essere più alto dell"altro:

"in tema di presunzione di comunione del muro divisorio tra edifici prevista dall'art. 880 c.c., i limiti di operatività di detta presunzione sono determinati dallo stesso articolo (secondo periodo del comma 1) facendo espresso riferimento "al punto i cui uno degli edifici comincia ad essere più alto", nel senso che, in ipotesi che uno dei due edifici sia più alto rispetto all'altro, la presunzione suddetta opera sino al punto in cui le altezze dei due edifici combaciano. (Nel caso di specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza di merito per difetto di motivazione, per non avere la stessa considerato che il resistente aveva inserito le travi di sostegno di una sua tettoia nella parte più alta del muro divisorio, dove questo proseguiva per cingere soltanto la fabbrica dell'edificio dei ricorrenti" Cass. 10.3.06, n. 5261, GCM, 2006, 3.



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