Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2014-05-19

IL NUMERO DEI CDA E DEI REVISORI NELLE SOCIETA PUBBLICHE: NON E UNA COMPETENZA REGIONALE – Corte cost. 127/14 – Alceste SANTUARI

Con la sentenza 7 maggio 2014, n. 127, i giudici costituzionali hanno ribadito che la disposizione normativa statale volta a ridurre il numero dei componenti dei CdA (massimo 5) e del collegio dei revisori (massimo 3) costituisce un imperativo anche per le Regioni Autonome e le Province autonome di Bolzano e di Trento.

La Regione Autonoma Trentino-AltoAdige/Suedtirol, la Regione Autonoma Valle d"Aosta/Vallée d"Aoste, nonché le Province autonome di Trento e di Bolzano, con diversi ricorsi, avevano impugnato, contestandone la legittimità costituzionale, l"art. 22, comma 3, d.l. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dall"art. 1, comma 1, in l. 22 dicembre 2011, n. 214, recante "Disposizioni urgenti per la crescita, l"equità e il consolidamento dei conti pubblici".

Si ricorda che la norma impugnata dispone che, entro un anno dalla sua entrata in vigore, le Regioni, le Province autonome di Trento e Bolzano e gli enti locali, negli ambiti di rispettiva competenza, adeguano i propri ordinamenti a quanto previsto dall"art. 6, comma 5, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, dall"art. 1, comma 1, della legge 30 luglio 2010, n. 122, con riferimento alle agenzie, agli enti e agli organismi strumentali, comunque denominati, sottoposti alla loro vigilanza. L"art. 6, comma 5 citato stabilisce che:

1. tutti gli enti pubblici, anche economici, e gli organismi pubblici, anche con personalità giuridica di diritto privato, provvedono all"adeguamento dei rispettivi statuti al fine di assicurare che, a decorrere dal primo rinnovo successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto, gli organi di amministrazione e quelli di controllo, ove non già costituiti in forma monocratica, nonché il collegio dei revisori, siano costituiti da un numero non superiore, rispettivamente, a cinque e a tre componenti;

2. in ogni caso, le Amministrazioni vigilanti provvedono all"adeguamento della relativa disciplina di organizzazione, mediante i regolamenti di cui all"articolo 2, comma 634, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, con riferimento a tutti gli enti ed organismi pubblici rispettivamente vigilati, al fine di apportare gli adeguamenti previsti ai sensi del presente comma;

3. la mancata adozione dei provvedimenti di adeguamento statutario o di organizzazione previsti dal presente comma nei termini indicati determina responsabilità erariale e tutti gli atti adottati dagli organi degli enti e degli organismi pubblici interessati sono nulli.

I ricorrenti, in sintesi, hanno ritenuto che la norma censurata, "imponendo alle Regioni e agli enti locali situati nel loro territorio di adeguare i propri ordinamenti in modo che gli enti pubblici (o comunque gli organismi strumentali) sottoposti alla loro vigilanza abbiano organi di amministrazione e controllo costituiti da un numero fisso e ridotto di componenti," vìola l"autonomia di cui godono le Regioni e le Province autonome, atteso che "non può essere considerata come un principio di coordinamento della finanza pubblica e, dunque, non può far scattare un dovere di adeguamento" per le Regioni e le Province in parola.

Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall"Avvocatura generale dello Stato, si è costituito in giudizio chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o sia respinto per i seguenti motivi:

a) l"art. 22, comma 3, del d.l. n. 201 del 2011 si fonda sul presupposto che anche le agenzie, gli enti e gli organismi strumentali, comunque denominati, sottoposti alla vigilanza delle Regioni comportano rilevanti costi per la finanza pubblica complessivamente intesa;

b) pertanto lo Stato è competente a definire la cornice di compatibilità finanziaria entro la quale si deve svolgere la potestà organizzativa regionale in materia

c) ad avviso della difesa dello Stato, la norma impugnata non è tale da sopprimere completamente lo spazio di autonomia degli enti territoriali regionali nel provvedere all"organizzazione degli enti in questione

d) l"art. 22, comma 3, del d.l. n. 201 del 2011 contiene misure di coordinamento della finanza pubblica adottate in funzione del raggiungimento dell"obiettivo del contenimento del deficit di bilancio in un momento particolarmente difficile per la tenuta complessiva del sistema economico italiano, onde esso non è lesivo dell"autonomia finanziaria regionale, la quale deve comunque esercitarsi in armonia con i principi della solidarietà nazionale e conseguentemente accettare temporanee compressioni.

e) la giurisprudenza di questa Corte è nel senso che simili vincoli valgono anche per gli enti ad autonomia speciale.

La Corte ha sostenuto la non fondatezza di tutti i profili di illegittimità costituzionale prospettati dalle quattro ricorrenti. In particolare, i giudici costituzionali hanno ribadito quanto segue:

  1. non risulta violato l"art. 117, terzo comma, Cost., perché la norma impugnata è frutto del legittimo esercizio, da parte dello Stato, della sua potestà legislativa concorrente in materia di "coordinamento della finanza pubblica";
  2. non è configurabile una lesione degli artt. 4, primo comma, numero 1), e 8, primo comma, numero 1), dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, che attribuiscono alla Regione e alla Provincia autonoma di Trento competenza legislativa primaria in materia di organizzazione amministrativa (compresa quella degli enti collegati) e, rispettivamente, di ordinamento degli uffici provinciali e del personale ad essi addetto: infatti, in base alla consolidata giurisprudenza di questa Corte, dall"accertata natura di principio fondamentale in materia di coordinamento della finanza pubblica di una norma consegue la legittima prevalenza su ogni tipo di potestà legislativa regionale (tra le altre, sentenza n. 151 del 2012);
  3. per la medesima ragione non sussiste contrasto con gli artt. 8, primo comma, numero 1), e 16 del d.P.R. n. 670 del 1972, che attribuiscono alla Provincia autonoma di Bolzano la potestà legislativa primaria in materia di «ordinamento degli uffici provinciali e del personale ad essi addetto» e la relativa potestà amministrativa;
  4. quanto all"art. 79 del d.P.R. n. 670 del 1972, che introduce per la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol e per le Province autonome specifiche modalità di concorso agli obiettivi di finanza pubblica, questa Corte ha già affermato (sentenze n. 221 del 2013 e n. 99 del 2014) che tale norma statutaria detta una specifica disciplina riguardante il solo patto di stabilità interno; per le altre disposizioni in materia di coordinamento della finanza pubblica (tra le quali rientra quella oggetto del presente giudizio) la Regione e le Province autonome si conformano alle disposizioni legislative statali, per cui il citato art. 79 non modifica l"obbligo della Regione Trentino-Alto Adige e delle Province autonome di adeguare la loro legislazione ai principi di coordinamento della finanza pubblica;
  5. neppure sussiste contrasto con l"art. 80 del d.P.R. n. 670 del 1972, integrato dall"art. 17, comma 3, del d.lgs. n. 268 del 1992, il quale prevede la competenza legislativa della Provincia autonoma di Trento in materia di finanza locale, poiché dall"accertata natura di principio fondamentale della norma statale impugnata discende la legittimità dell"incidenza della censurata disposizione sull"autonomia di spesa delle Regioni (da ultimo, sentenza n. 151 del 2012);
  6. non sono violati gli artt. 103, 104 e 107 del d.P.R. n. 670 del 1972 e il principio di leale collaborazione, perché la norma censurata non comporta alcuna variazione dello statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige;
  7. non sono fondati i profili di illegittimità costituzionale evidenziati dalla Regione autonoma Valle d"Aosta/Vallée d"Aoste in riferimento al combinato disposto degli artt. 117, terzo e quarto comma, 118 e 119 Cost., e 10 della legge cost. n. 3 del 2001, nonchè agli artt. 2, primo comma, lettera a), 3, primo comma, lettera f), e 4 dello statuto speciale per la Valle d"Aosta (i quali attribuiscono alla Regione competenza in materia di finanza regionale e di ordinamento degli enti dipendenti dalla Regione, nonché competenza concorrente in materia di coordinamento della finanza pubblica), perché, come già detto, dall"accertata natura di principio fondamentale discende la legittimità dell"incidenza della censurata disposizione sia sull"autonomia di spesa delle Regioni, sia su ogni tipo di potestà legislativa regionale.

A giudizio della Corte costituzionale, dunque, la composizione dei consigli di amministrazione e dei collegi di revisione delle società/organismi partecipati integra un principio fondamentale (spending review e controllo dei conti pubblici) cui anche le autonomie regionali speciali debbono attenersi.



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