Articoli, saggi, Reo, vittima -  Gasparre Annalisa - 2014-03-14

IL (NUOVO) REATO DI OLTRAGGIO A PUBBLICO UFFICIALE. QUALCHE CRITICA - Annalisa GASPARRE

IL (NUOVO) REATO DI OLTRAGGIO A PUBBLICO UFFICIALE. QUALCHE CRITICA

L'art. 341 c.p. puniva chiunque offendeva l'onore o il prestigio di un pubblico ufficiale, in presenza di lui e a causa o nell'esercizio delle sue funzioni, con la reclusione da sei mesi a due anni. La stessa pena si applicava a chi commetteva il fatto mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritto o disegno, diretti al pubblico ufficiale, e a causa delle sue funzioni.

È bene rammentare l'humus socio-culturale in cui tale norma si originava, che è quello storico definibile come "fascismo". Il Codice Rocco – attualmente ancora in vigore, seppure ritoccato ripetutamente a seguito dalle pronunce della Corte Costituzionale – entrava in vigore nel 1930. La politica criminale dell'epoca risentiva profondamente delle concezioni giuridiche ed ideologiche totalitarie e repressive dello Stato fascista.

In conformità alle concezioni dell'epoca, dunque, il delitto di cui all'art. 341 c.p. offendeva non già solo un interesse individuale del pubblico ufficiale, ma soprattutto il prestigio e il decoro della Pubblica Amministrazione, quasi ad attribuire, ai soggetti facenti parte della Pubblica Amministrazione, il ruolo di persone dotate di una posizione di supremazia rispetto agli altri consociati. Palpabile in questa visione è l'ideologia di uno Stato-regime connotato da elementi di fede autoritaristica, autoreferenziale e antidemocratica (In questo senso, vedi i lavori della V sezione di lavoro: Politica della sicurezza e legge penale, del Congresso Straordinario Unione Camere Penali Italiane, Torino, 2/4 ottobre 2009).

Ratio dell'abolitio criminis. Con la Legge 25 maggio 1999 n. 205 (Delega al Governo per la depenalizzazione dei reati minori), l'art. 341 c.p. veniva abrogato perché ritenuto non più rispondente alle esigenze attuali e alle concezioni sociali dominanti della società moderna.

Le offese a danno dei pubblici ufficiali, dopo l'abrogazione, venivano contestate e perseguite ai sensi dell'art. 595 c.p. (Ingiuria), norma generale rispetto a quella speciale venuta meno. Ne conseguiva che l'offesa dolosamente arrecata al prestigio o al decoro del pubblico ufficiale integrava la fattispecie del delitto di ingiuria aggravata ai sensi del combinato disposto degli artt. 594 c.p. e art. 61 n. 10, in ragione della "qualifica" del destinatario offeso (la tecnica legislativa è coerente con l'impianto generale. In proposito si veda • 2.2., in cui si evidenzia come la "qualità" dell'offeso è tenuta in considerazione in sede di contestazione di un'aggravante).

L'inquadramento nel reato di ingiuria operato nei 10 anni in cui il reato di oltraggio era abrogato è applicazione di quel noto principio secondo cui, venuta meno la norma speciale (art. 341 c.p.) si applica quella generale (art. 594 c.p.). Ciò in quanto dette norme, sul piano empirico, si differenziano unicamente per la "qualità del soggetto passivo" (sulla (ir)ragionevolezza della differenziazione si dirà in prosieguo).

Era necessario reintrodurre il delitto di oltraggio a pubblico ufficiale? Continua su http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/pubblicazione.html?item=9788898069354



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