Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Mazzola Marcello Adriano - 2014-07-08

IL PAESAGGIO E UN BENE PRIMARIO E ASSOLUTO - Cons.Stato 2222/14 – Marcello Adriano MAZZOLA

I giudici di Palazzo Spada con la recente sentenza n. 2222/14 non esprimono concetti nuovi in assoluto (enucleando principi esistenti) ma forse per la prima volta esprimono con forza e nettezza la straordinaria importanza del "paesaggio" nel nostro ordinamento. Essi evidenziano come "sotto il profilo costituzionale l"art. 9 Cost. introduce la tutela del "paesaggio" tra le disposizioni fondamentali" e, richiamando il giudice delle leggi, che "Il concetto non va però limitato al significato meramente estetico di "bellezza naturale" ma deve essere considerato come bene "primario" ed "assoluto", ed in particolare che "Il paesaggio rappresenta un interesse prevalente rispetto a qualunque altro interesse, pubblico o privato, e, quindi, deve essere anteposto alle esigenze urbanistico-edilizie". Ma in particolare i supremi giudici amministrativi ci ricordano che "assicurare la tutela del paesaggio" serve ad "assicurare la conservazione di quei valori che fondano l"identità stessa della nazione (come affermò Benedetto Croce, quale Ministro della Pubblica Istruzione, nella relazione di presentazione della prima legge del 1920 in materia: "… il paesaggio altro non è che la rappresentazione materiale e visibile della Patria...")".

Come si può ben intuire la sentenza incornicia principi fondamentali tanto spesso trascurati se non apertamente violati. L"art. 9 della Costituzione fu una splendida intuizione ma rimase un principio fondamentale inattuato. Inattuato perché la straordinaria bellezza dell"Italia disegnata dalla natura e modellata dalla sapienza dell"uomo nei secoli, è stata presto "stuprata" in pochi decenni da avidi mercanti, incolti e profittatori che ancora oggi antepongono la propria sete di ricchezza all"interesse pubblico (conservazione del paesaggio, e dunque della bellezza, quale espressione culturale, sociale, storica di una identità).

Paesaggio che consente di mantenere un legame solido, identitario, tra un Paese, un territorio ed un popolo. Un legame forte tra persone e habitat. Paesaggio che esprimendo bellezza (diversamente lo connoteremmo con ben altra espressione) contribuisce in modo fondamentale ad elevare le persone a livelli trascendentali di espressione anche della personalità, anelando obiettivi positivi. Pare quasi superfluo dover scomodare la letteratura scientifica che sempre di più evidenzia lo stretto legame tra degrado (culturale, sociale) ed assenza di bellezza.

La proiezione esistenziale di una persona transita dunque anche attraverso la salvaguardia (o la cura) del paesaggio e ovviamente con ciò non si intende solo quello strettamente naturalistico ma anche quello c.d. urbano.

E" imbarazzante notare come le discussioni giuridiche sul paesaggio post Costituzione, avviate oltre 50 anni fa (tra i primi e autorevoli convegni sulla "Tutela del paesaggio", Sanremo 8-10.12.61, con personalità sacre come Sandulli, Tesauro, Lucifredi) quando l'aggressione al territorio ebbe inizio, siano ancora oggi tristemente attuali. Basta guardarsi intorno e vedere infinite opere mostruose, tanto voraci (nel consumo di suolo e di bellezza) quanto inutili. Dalle strade a 4 corsie ai mega centri commerciali. Dalle TAV utili solo a ungere tangenti sino alle megastrutture mai completate ma spesso celebrate.

Discussioni sempre attuali (quelle sul degrado del paesaggio) ed anzi ancor più desolanti ove si pensi che decenni di (supposta) maggiore civiltà giuridica, nulla hanno apportato alla conservazione ed alla valorizzazione del bene del paesaggio. Anzi, all"opposto, si è radicata una vile, scellerata ed ignobile subcultura (c.d. consumo di suolo) tracciata da una speculazione economica e da una squallida sottocultura di governance del territorio, guidata da amministratori di ogni colore politico ed età, accomunati solo da un"insaziabile appetito, oltre che di rara incompetenza e mediocrità. Il nostro paesaggio diviene la figura paradigmatica della decadenza di un paese intero. Decenni di orrenda bruttezza, pagati profumatamente dalla classe media. Un degrado senza eguali.

Certo, nel mezzo vi sono anche esempi di amministratori locali di notevole intelligenza e lungimiranza. Eroi nella nebbia, anzi nell"oscurità.

Il paesaggio è stato "stuprato" non solo negli anni "50-"60–"70 come si crede ma ancor più nel periodo 1980-2010 sino incessantemente ad oggi. Crimine ignobile di cui qualcuno dovrà rendere conto alle generazioni future, se non fosse che l"impunità è sapientemente assicurata da una ingegneria giuridica e amministrativa, creata ad arte per occultare singole responsabilità, ovattate da criteri di legittimità. Un polpettone velenoso cucinato con tanti ingredienti: una legge urbanistica datata, piani paesaggistici inesistenti (la cui fondamentale pregnanza è ovviamente ricordata dai giudici di Palazzo Spada in questa sede), suddivisione di (in)competenze in materia paesaggistica che si traducono di fatto nell"assenza di un"autorità autorevole, opere faraoniche calate dall"alto e poi valutate tutte "sostenibili" o quasi, assai spesso anche dagli stessi giudici amministrativi. Non in questo caso, come si legge, dal Tar Liguria, sentenza confermata dal Consiglio di Stato.

Si osservava tempo fa che "siamo abituati a certi aspetti della natura, li viviamo, e la loro bellezza, che è armonia, sembra fatta di niente, ma si palesa pienamente, anche alla massa, quando viene a mancare. Il brutto nuovo, nato sotto il segno della volgarità, della speculazione e della violenza, con i contrasti e le stonature che ha determinato, ha messo in evidenza il bello perduto, la disintegrazione dell"unità ambientale e paesistica. E allora si è capito che tutto è paesaggio, e tutti lo hanno capito, anche e specialmente quelli che lo sfruttano e vi speculano." (Dillon).

L'esigenza di tutelare il paesaggio è un impeto che prorompe dall"animo più sensibile dell"uomo, il quale ultimo ricerca nella bellezza l"immagine di Dio e al contempo la conferma della sua esistenza: "vorrei essere un poeta per poter dare voce alle "cose" della natura, della storia e dell"arte; cose che chiedono di esser capite e difese contro le aggressioni, non già del cemento e del ferro, che nelle mani degli artisti si trasfigurano, ma degli speculatori senza scrupoli, di certi amministratori con molta ambizione e poca cultura, dei molti costruttori" (Dillon).

Ed allora "noi non possiamo sperare di poter conservare e potenziare un così straordinario patrimonio di arte e di bellezza come quello italiano, fino a quando non si sarà formata nel paese la coscienza che la bellezza, l"arte e la storia sono beni particolari come la libertà, la cultura e la religione: sono beni cioè necessari ed integranti della vita e della società. Sono beni che meno si sfruttano e più rendono." (Dillon).

La Costituzione con l'art. 9, 2° comma "Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione". Tale scelta, certamente in anticipo sui tempi, fu comunque sofferta. Dal dibattito del 30 aprile 1947 che l'Assemblea Costituente dedicò all'art. 29 del progetto, ci si rende conto che, tra coloro che ne reclamavano la soppressione per inutilità, coloro che più vivamente la sostennero (Codignola, Marchesi, Di Fausto, Benedettini) lo fecero richiamandosi particolarmente alla necessità di una visione unitaria degli interessi pubblici nella materia, con l'esigenza di attribuire la competenza allo Stato e non alle Regioni. (Lucifredi). Sicchè "l'Assemblea Costituente respinse l'emendamento soppressivo ed approvò l'articolo in una nuova formulazione Codignola-Lussu" (Lucifredi).

Con vezzo ed orgoglio (ma ovviamente senza merito alcuno, anzi con il demerito di non esserne all"altezza) rivendico di essere il nipote di uno dei 70 costituenti, appunto quel Tristano Codignola, al quale si deve l"art. 9 della Costituzione. Lo scrivo solo perché, forse per trasmissione genetica, ogni qualvolta io veda un pezzo di paesaggio compromesso (a volte irrimediabilmente), conati di rabbia, disgusto e di impotenza mi colgono. Dobbiamo insegnare "bellezza" ai nostri figli e proteggerla come ali di una farfalla.

Paesaggio è cultura, bellezza, memoria storica, ambiente. Un"alchimia inscindibile, di rara potenza e maestosità. Un"alchimia donataci dall"alto e che l"homo italicus ha sapientemente modellato nei secoli e millenni, miscelando straordinarie doti contadine a doti di somma sapienza artistica e ingegneristica. L"Italia in tal senso è forse il Paese al mondo che ha la maggiore risorsa. Ma la dissipiamo ogni giorno, anche in barba alle decine di riconoscimento dell"Unesco che ci dona (da ultimo proprio Langhe e Roero, ben conservatosi ma sempre più spesso oggetto di interventi da parte di barbari incolti).

Potremmo in Italia avere un Pil solo di paesaggio, arte e cultura, enogastronomia. Potremmo essere un museo a cielo aperto dove prosperano i nostri figli ed i nostri sogni, dove la cultura diviene il calice dal quale abbeverarsi ogni giorno. Invece non passa un sol giorno in cui ci si debba strabuzzare gli occhi dinanzi a opere mostruose, grandi e piccole che siano, dal capannone immondo alla tangenzialina, all"autostrada inutile a 4 corsie. Nessuno desidera un"Italia immobile e mummificata ma certamente non la vogliamo stuprata ogni giorno, da immondi interessi.

Speriamo che la strada indicataci dai giudici di Palazzo Spada sia di monito ai tanti Tar troppo indulgenti verso la (il)legittimità della bruttezza e che stimoli sempre più ricorsi avverso i barbari eversori.



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