Articoli, saggi, Inizio vita, fecondazione assistita -  Redazione P&D - 2014-07-30

IL PARERE DEL CNB SULLO SCAMBIO INVOLONTARIO DI EMBRIONI - Stefania TONUTTI

L' 11 luglio è stato redatto dal  Comitato Nazionale di BIoetica il parere "Considerazioni buoetiche  sullo scambio involontario di embrioni" avvenuto, nel corrente anno,  all'ospedale Pertini di Roma: gli embrioni di una coppia, che si era  rivolta alla struttura sanitaria per un intervento di fecondazione  omologa, sono stati per errore impiantati nell'utero di un'altra donna  (la quale si era rivolta, insieme al marito, alla medesima struttura per  una tipo di fecondazione analoga) e sta portando avanti una gravidanza  gemellare (con figli quindi non geneticamente suoi); si sottolinea anche  che, la donna "generatrice" degli embrioni e vittima dello scambio  ha  avuto invece una serie di interventi che non sono andati a buon fine, e  non è riuscita a rimanere incinta.
A fronte di ciò la regione Lazio ha richiesto al CNB un parere sulla questione.

Le  osservazioni preliminari ineriscono alla scissione fra madre genetica e  madre gestante (e la conseguente scissione anche fra i due padri): se  fino a qualche tempo fa il nostro Paese si basava sull'art 269 c.c. (che  disciplina la maternità e stabilisce che questa è dimostrata "provando  l' identità di colui che si pretende essere figlio e di colui che fu  partorito dalla donna, "la quale si assume essere madre"; ma in assenza  della prova del parto "la prova della maternità può essere data con ogni  mezzo"); con la fecondazione eterologa, che ora, dopo la sentenza della  Corte Costituzionale  n. 162/2014 è consentita, possono venire ad  esistere due figure materne, una genetica e l'altra gestazionale, con il  riconoscimento giuridico a quest'ultima. Risulta chiaro che nel caso in  questione si tratta di una fecondazione eterologa "errata", priva  dunque di qualsiasi consenso alla donazione di gameti ed al diritto  all'anonimato.

"Sebbene alcuni componenti del Comitato ritengano prevalente  una linea argomentativa rispetto all'altra per varie ragioni, ognuno  riconosce le motivazioni e le criticità di tutti, pertanto  il Comitato  ritiene in questa vicenda di scambio involontario di  embrioni di non esprimere una "preferenza" bioetica in merito alla  prevalenza delle une o delle altre possibili figure genitoriali nella  consapevolezza che qualsiasi sia la situazione in cui i bambini  cresceranno, il dilemma etico resterà aperto;sSi aggiunga l‟unanime  consapevolezza del carattere drammatico e tragico delle vicende che  qui vengono analizzate e della sofferenza umana che esse attivano. I  genitori, i procreatori, i donatori sono titolari d‟interessi etici e  giuridici rilevanti, ma la loro tutela è subordinata rispetto alla  realizzazione degli interessi del nato. La preminenza dell‟interesse del  minore è uno dei principi generali delle normative nazionali e  internazionali nell‟ambito della filiazione. In forza di questa clausola  generale ne deriva che i diritti del minore sono posti in una posizione  di preminenza rispetto a interessi e diritti riconosciuti ai genitori. I  riferimenti normativi e giurisprudenziali in materia indicano un  complesso di garanzie inviolabili e non negoziabili del minore da  collegare nell‟ambito dei diritti della personalità.
I casi in questione, qualora suscitino conflittualità fra le coppie,  saranno risolti di fatto dal giudice sulla base della normativa vigente,  sebbene la soluzione dell‟organo giudicante sarà resa più difficile,  considerato che la vita prenatale dei bambini e le loro nascite sono il  risultato di condizioni particolari, inserite nel contesto di un  errore".

Tuttavia il Comitato, muovendo dalla prospettiva dell"interesse dei  futuri nati, i protagonisti più deboli della vicenda, avanza alcune  raccomandazioni: a) il diritto dei nati ad avere due figure genitoriali  certe di riferimento; b) la necessità che tali vicende siano affrontate  con sollecitudine, in tempi in grado di consentire ai bambini condizioni  familiari adeguate per una equilibrata e serena crescita; c) l"auspicio  che le famiglie coinvolte siano in grado di accedere alla  dimensione della responsabilità e della solidarietà nei confronti dei  nati; d) il diritto delle coppie a conoscere l"errore ed il  riconoscimento ai  nati del diritto a  conoscere le proprie origini (modalità di concepimento e di gestazione),  attraverso filtri e criteri approrpiati (come auspicato anche in un  precedente parere del CNB del 2001 "Conoscere le proprie origini  biologiche nella procreazione medicalmente assistita eterologa") ;  e)l'auspicio che vengano incrementate le regole e le misure di sicurezza  del caso al fine di evitare qualsiasi tipo di errore.

Il documento viene poi chiuso con le postille del prof.  Francesco D'Agostino, del prof. Carlo Flamigni e della prof.ssa Marianna  Gensabella, i quali prendono invece delle posizioni più concrete  riassumendo ciascuno le proprie considerazioni personali.

C'è da ricordare che viviamo in un'epoca in cui i confini  biologici che prima conoscevamo sono cambiati, e diventati più labili,  viviamo in una società stracolma di diritti (Stefano Rodotà l'ha  rinominata "law satured society")e, nel caso specifico della PMA, non  esiste più una figura materna univoca, bensì una madre genetica, una  madre gestante ed una madre sociale: tutte madri ma a livelli diversi e  ciascuna con un suo ruolo specifico, e sarebbe proprio del biodiritto il  compito di stabilire questi ruoli e questi confini, bilanciando i  valori e gli interessi in questione.



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