Changing Society, Intersezioni -  Pant√® Maria Rosa - 2015-11-23

IL POETA È UN PARASSITA – Maria Rosa PANTÉ

Si tratta di una persona sola e in mezzo a queste stragi forse nemmeno vale la pena di pensarci tanto. Un uomo di 35 anni, nato in Arabia Saudita, di origini palestinesi, è stato condannato a morte.

Ok. Noi siamo contro la pena di morte.

Qualcuno meno certo di noi, si chiederebbe: e che avrà mai fatto?

La prima riposta che si può evincere dalla notizia è che la grande colpa di quest'uomo è di pensare liberamente. In un luogo dove non si può pensare liberamente, cioè non si può pensare e basta. Perchè il pensiero per essere tale deve essere libero.

Poi ha avuto la grande colpa di dubitare della religione islamica e questo in uno stato confessionale non si fa.

Detto tra parentesi: non parliamo qui dei giornalisti accusati dal Vaticano perché almeno nello Stato Pontificio non c'è la pena di morte, ma certo la libertà di stampa nemmeno. E anche questo non rende un buon servizio alla religione.

Tornando al giovane in questione.

Pensa, critica la religione, manca di rispetto a Maometto, e soprattutto critica il potere assoluto e violento che governa l'Arabia Saudita, il grande alleato USA.

Così è condannato a morte.

Che armi usa l'uomo in questione, per compiere tali delitti?

Pare abbia pubblicato alcuni video, ma soprattutto usa un'arma alquanto pericolosa per le tirannie: usa la parola.

Anzi la parola più eversiva che ci sia, la parola poetica.

Fayadh è un poeta.

L'ennesimo poeta condannato a morte dal potere.

Anche noi abbiamo avuto poeti maledetti, da poco c'è stato l'anniversario della morte cruenta di Pasolini.

Il poeta è una figura sfuggente, portato dalla sua stessa natura e dalla natura della poesia a forzare i confini del pensiero e della parola. Portato a stare ai margini, a guardare tutto da angolazioni pericolose perchè non conformiste. Forse il poeta ha paura ma non può fare a meno di scrivere e quindi paga le conseguenze di essere alla fin fine la voce di un popolo, sempre.

Ma fare digressioni ora è inutile, andate a questo link vi troverete un modo per aiutare Fayadh. http://www.internazionale.it/notizie/2015/11/20/ashraf-fayadh-poeta-condanna-morte

Con un salto vi porto a un altro link, che riguarda un progetto cui tengo molto e per questo lo accosto a una cosa seria come la morte di un uomo, di un poeta.

Quando al poeta nobel Brodskji fecero un processo per via della sua libertà di pensiero e delle sue poesie nella Russia sovietica, lo condannarono (e lui poi morì in esilio) perché lui, in quanto poeta, era inutile.

Fu condannato infatti al massimo della pena prevista per il reato di parassitismo!

Ecco: "inutile", essere poeta è un lavoro inutile.

Proprio una riflessione sul lavoro sta alla base del progetto cui vi chiedo di partecipare. Vogliamo (per sapere chi è parte del progetto guardate a questo indirizzo) fare un corto cinematografico su Simone Weil e il lavoro. Potete aiutarci tutti con una colletta online, si chiama in realtà crowdfunding, (qualsiasi cifra) che trovate qui insieme a tutte le informazioni sul progetto e su chi vi partecipa, grazie:

https://www.kickstarter.com/projects/313104316/simone-weil-e-il-lavoro-una-storia-attuale

C'è anche una pagina facebook dedicata



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