Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Lombardi Filippo - 2015-05-09

IL POKER TEXAS HOLDEM NON E (SEMPRE) REATO - CASS. PEN. 16889/2015 - Filippo LOMBARDI

Cassazione penale, sez. III, 23 aprile 2015 (ud. 30 ottobre 2014), n. 16889

Pres. Fiale, Rel. Gentili, P.M. Spinaci.

Con la sentenza in epigrafe, la suprema Corte appunta la propria attenzione sulla nozione di "gioco d"azzardo" e, più nello specifico, sulla possibilità di attribuire detta qualificazione al gioco del poker texano (c.d. texas hold"em).

Investita di una controversia che vedeva coinvolti diversi soggetti in ordine all"imputazione di cui agli articoli 110, 718, 719 nn. 1 e 3, 720 cod. pen., il Giudice di legittimità conferma gli approdi consolidati in tema di riconducibilità della menzionata variante del poker ai giochi di azzardo, richiamando esplicitamente la precedente posizione espressa con sentenza n. 32835/2013, e riproponendo dunque un catalogo di regole rispettate le quali il poker texano assume irrilevanza penale.

In primo luogo, viene individuata la nozione di "gioco d"azzardo", per tale intendendosi quello nel quale ‹‹ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è interamente o quasi interamente aleatoria›› (cfr. art. 721 cod. pen.). E" opportuno incidentalmente marcare i solchi del concetto di "alea": la vincita e la perdita sono basati sull"alea quando esse dipendono dal caso e dal destino, caratterizzandosi il comportamento del giocatore per la passività e la mera attesa dell"esito del gioco, e divenendo la sua abilità ininfluente (si veda ZENARO, Gioco d"azzardo e criminalità. Uno studio introduttivo sugli aspetti criminologici e sulle problematiche trattamentali del giocatore d"azzardo patologico in esecuzione di pena, in Rassegna penitenziaria e criminologica, 3/2006, pag. 84).

In secondo luogo, dunque, la Corte rammenta come di regola il texas hold"em configuri reato ai sensi degli artt. 718 e ss. c.p., in quanto ‹‹ripete le linee di svolgimento del giuoco del poker ordinario, il quale presenta senza dubbio le ricordate caratteristiche del giuoco d"azzardo››.

Prosegue menzionando alcuni connotati che, se in concreto riscontrabili nelle modalità di gioco, rendono quest"ultimo lecito, e segnatamente:

a) il gioco deve essere svolto in modalità torneo;

b) devono essere predeterminate le quote di partecipazione (c.d. buy-in) di ogni giocatore al torneo;

c) l"importo di tali quote deve essere minimo o comunque contenuto;

d) a ciascun giocatore deve essere assegnato un numero uguale di gettoni (cc.dd. fiches) di valore solo nominale;

e) deve essere proibito, al giocatore che abbia esaurito i gettoni, di rientrare nel gioco acquistandone di ulteriori;

f) devono essere preliminarmente individuati il premio finale (quasi sempre in natura) e la perdita massima di ciascun giocatore (il che deriva automaticamente dal rispetto della regola precedente, in quanto la perdita coinciderà con l"importo impiegato per il buy-in);

g) è vietato svolgere più partite/tornei contemporaneamente.

Ciò premesso, la Corte passa ad analizzare l"intima ragione per cui l"ossequio riservato alle predette indicazioni consenta di escludere la rilevanza penale della condotta, e cioè che in questo modo risultano preminenti, rispetto alla aleatorietà, altri aspetti del gioco, quali l"abilità e l"esperienza del partecipante, la capacità di concentrazione e di pianificare strategie, nonché l"attitudine a studiare l"avversario e la resistenza fisica.

La Corte ritiene, più precisamente, che la presenza di detti connotati faccia pendere l"ago della bilancia a favore dell"aspetto ludico del gioco e dell"impegno da profondere per la sua riuscita, ponendo in secondo piano il valore della posta in palio e il vantaggio economico che deriverebbe dalla eventuale vincita; subordinazione del vantaggio ancor più nitida laddove il risultato finale agguantato con la vittoria sia costituito solo da punteggi o qualificazioni da spendere in altri tornei superiori o sia rappresentato da un premio in natura (il quale, pur potendo suscitare un obbiettivo interesse, rimane secondario rispetto al valore della vittoria in sé: v. in tal senso MAISTO, Esclusa la riconducibilità del poker texano alla nozione di "gioco d"azzardo" ex art. 721 c.p., in Dir. pen. cont., 14 dicembre 2011).

L"attenzione dell"ermeneuta deve però meglio dosarsi - chiosa il supremo Collegio - quando il premio in palio consti di una somma di denaro tendenzialmente fedele al cumulo delle quote di iscrizione: in questo caso, deve essere sondata, oltre alla entità della quota di partecipazione, l"idoneità della previsione di un vantaggio pecuniario a generare nel giocatore un prevalente interesse per l"utilità economica divenendo subvalente il mero diletto (il che si verifica probabilmente quando il divario tra quota di partecipazione e premio finale in denaro sia sufficientemente marcato, sicché il giocatore perde l"interesse a impiegare la somma di entrata per il gioco in sé, puntando piuttosto ad agguantare il massimo profitto possibile, ndr).



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