Changing Society, Generalità, varie -  Scozzafava Guendalina - 2013-12-20

IL POTERE DELLE PAROLE- Guendalina Scozzafava

Il potere delle parole

"Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere"

Emily Dickinson

"Scrivere una fatica nera" (1)

intitola così una delle sue opere il mio mentore ( a sua insaputa) della scrittura professionale creativa.

Ed è proprio così!

Quanta fatica costa scrivere verbali, relazioni, cartelle per poi arrivare al termine del lavoro e rendersi conto che quello che volevamo dire non era propriamente quello che abbiamo scritto?

Manca una sfumatura, un accento, una coloritura, un aggettivo in più per rendere più trasparente il nostro pensiero.

Aggettivi !

Fame di aggettivi!

Ricordo ancora gli insegnamenti universitari: dosate bene gli aggettivi, limitatene l'uso e, quando possibile ( che significa possibilmente sempre), sostituiteli con sostantivi.

Ma perché ?

E' così bello colorare il mondo, insaporire le nostre obiettive e noiose valutazioni con un tocco di sapidità, senza per questo ledere una realistica e imparziale esposizione.

Mi sono sempre chiesta quanto un aggettivo in più o in meno potesse virare in una direzione piuttosto che in un'altra il pensiero influenzando il lettore.

E poi mi sono anche detta : ma è ovvio che il mio scritto influenzerà il lettore.

Quindi perché sottoporlo, il povero lettore, ad una stancante, barbosissima, noiosissima e affaticante (ora mi prendo la rivincita sull'uso spropositato degli aggettivi) lettura ?

Ci accusano spesso di essere una categoria professionale che "non sa scrivere".

Come direbbe il mitico Totò : "Ma mi faccia il piacere ! – (onorevole Trombetta) "

Ho letto le "opere" di medici, avvocati, giudici ... ripassando con l'indice venti volte lo stesso paragrafo prima di capirlo.

La questione è questa: comunicare significa trasferire un messaggio affinché venga letto e compreso.

Significa innescare empatia con il lettore facendo scoccare in lui un brillio che lo invogli a leggerci, piuttosto che lo obblighi a farlo.

Carlo Porta scriveva : "Le parole di un linguaggio (...) sono una tavolozza di colori, che possono fare il quadro brutto e lo possono fare bello secondo la maestria del pittore".

In realtà, si fa presto a dire comunicare, ma troppe volte lo scrivere viene confuso con il comunicare.

Scrivere una bella relazione in un italiano corretto e forbito non significa comunicare, significa scrivere una bella relazione in un italiano corretto e forbito.

Non è una dichiarazione di guerra alle regole del "burocratese", in cui ci invischiamo come fossero sabbie mobili, ma una valorizzazione del potere delle parole.

In principio erat Verbum

Et Verbum erat apud Deum

Et Deus erat Verbum

Da una parola è nato tutto !

Scomodiamo anche l'apostolo Giovanni per ricordarci dunque che una parola non vale l'altra, che la scrittura produce stimoli in chi legge e in chi scrive.

Il modo di scrivere di ognuno di noi è influenzato dalla nostra storia, dai nostri vissuti, dal nostro amore/odio per il foglio bianco e quell'inchiostro che non sa cosa scrivere , piuttosto che dal sentirsi parte integrante della "generazione pollice" ( gli accaniti amanti della scrittura a computer o telefonino).

Le parole nascondono tra le righe il pensiero della persona che le pronuncia o le scrive e rivelano il perché questa persona sta parlando con noi.

Lo psicologo Albert Merhabian ci insegna che una persona che parla in pubblico filtra le proprie idee:

- per il 7% attraverso le parole che dice, ovvero il linguaggio verbale

- per il 38 % attraverso il mondo in cui le dice, ovvero il linguaggio paraverbale

- per il 55% attraverso i gesti e le espressioni, ovvero il linguaggio non verbale

E' dato certo che il 93 % di ciò che rimarrà in testa al pubblico non saranno le parole, ma bensì il tono, la voce, il timbro, il volume, ecc.. dell'oratore.

Apparentemente questo genere di informazioni sembrano convergere esclusivamente sul linguaggio parlato, ma non è così, o meglio non è propriamente così.

E' ovvio che nel linguaggio scritto il peso delle parole supera il 7%, ma è altrettanto ovvia la presenza di una componente paraverbale, più difficile da individuare, ma pur sempre presente ed evidente.

Si pensi ad una relazione fitta, piena di righe colme, carente di punteggiatura.

Annoia ancor prima di leggerla.

Diversamente una lettura composta da periodi brevi, con molte punteggiature e spazi di sospensione induce una sensazione di foga e impellenza nel lettore.

Non dimentichiamo poi la componente non verbale legata al tipo di grafia ( veloce e spedita, arrotondata o spigolosa ) o, grazie al supporto tecnologico, dal carattere utilizzato (nella scrittura digitale un Times New Roman ha un effetto differente da un Monotype Corsiva), dal colore, dalla grandezza.

Ho recentemente letto un libro "La risposta dell'acqua" dove l'autore Masaru Emoto mostra le parole all'acqua per fotografarne gli effetti.

"Abbiamo riempito d'acqua delle bottiglie, abbiamo scritto delle parole con il computer e abbiamo incollato il foglietto alle bottiglie in modo da mostrare le parole all'acqua " (Emoto, Masaru – La risposta dell'acqua- edizioni Mediterranee – Roma 2004 pag 31).

Sembrerebbe che la molecola d'acqua assumesse forme diverse a seconda del significato della parola affiancata, quasi a rievocarla (amore, angeli, saggezza ...).

Non so dirvi come questo sia possibile, ma ciò che vorrei sottolineare è quanto tali esperimenti dimostrino che le parole hanno una loro magica energia

Pensate alle emozioni suscitate da parole come : crisi, in fiamme, tendenza.

E ora provate a ripetere l'esperimento con le parole difficoltà, in guerra, di moda.

Le parole hanno un loro peso ?

Cambiando la parola cambia il suono e il messaggio che questa vuole trasmettere .

Le parole sono uno strumento che tutti abbiamo a disposizione, ognuno di noi decide come utilizzarlo.

Ricordo il flauto delle lezioni di educazione musicale alle scuole elementari ( ai miei tempi si chiamavano ancora così).

Inizialmente lo strimpelli, fai rumori, poi pian piano acquisisci sempre maggior dimestichezza.

Sta a te decidere se continuare ad usarlo per produrre fastidiosi fragori o musica celestiale.

Guendalina Scozzafava



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