Legislazione e Giurisprudenza, Processo di cognizione -  Storani Paolo - 2013-08-11

IL PRINCIPIO DELLA RAGIONE PIU' LIQUIDA - GdP Civitanova Marche 13.6.13 - Paolo M. STORANI

Quella che i visitatori agostani di P&D potranno scorrere nella parte sottostante è una recente pronuncia del Giudice di Pace di Civitanova Marche Alta, luogo per giunta particolarmente ameno, buono per soste feriali con panoramiche mozzafiato a picco sul mare.

A tacer degli altri, un filamento che l'Estensore Giuseppe Fedeli propone nella motivazione della sentenza di data 13 giugno 2013 è quello della ragione più liquida.

Il principio tanto caro al Dott. Giuseppe Buffone gode di una trattazione nella parte immediatamente sovrastante il PQM con dovizia di apparato giurisprudenziale.

Per menzionare la più recente tra quelle elencate dal Giudicante civitanovese, Cass., Sez. Trib., 11 novembre 2011, n. 23621, Pres. Marco Pivetti, Est. Ettore Cirillo, dedica la chiusa al principio della ragione più liquida "in virtù del quale il ricorso può essere immediatamente respinto sulla base della soluzione di una questione assorbente già pronta".

Stando a tale criterio che si sta facendo prepotentemente largo nella dottrina e nella giurisprudenza, la domanda può essere rigettata in base alla disamina di una questione assorbente, quand'anche logicamente subordinata, senza che sia necessario esaminare previamente tutte le restanti; tale principio si ispira a quell'economia processuale che ora tutto permea in sincrono alle esigenze di celerità, tutte munite anche di presidio costituzionale.

Anche il Dott. Luigi Levita del Tribunale di Sant'Angelo dei Lombardi si è interessato al principio in data 11 gennaio 2011 decidendo un processo in tema di danno all'animale da affezione.

Buona lettura!

MOTIVI DELLA DECISIONE

All"odierno giudizio è applicabile l"art. 58, comma II, legge 18 giugno 2009 n. 69 e, per l"effetto, la stesura della sentenza segue l"art. 132 c.p.c. cpv. e 118 comma 1 disp. att. c.p.c., come modificati dall"art. 45, comma 17, della legge 69/09. La domanda va disattesa per quanto infra. Nel mese di Marzo 2009 il signor ... si rivolgeva alla ditta "..." chiedendo di farsi fare un tatuaggio che nascondesse quello già esistente -del quale non era soddisfatto- arricchendolo con altri tatuaggi intorno alla "zona" dermica. Non pago neppure di questo tatuaggio, in quanto asseritamente difforme da quanto commissionato, il evocava in causa il chiedendone la condanna al risarcimento del danno, e rassegnando le seguenti conclusioni: ""Piaccia all"Ill.mo Giudice di Pace adito, contrariis reiectis, accertata la proponibilità della domanda di parte attrice, ed accertata altresì l"esclusiva responsabilità della ditta convenuta nella causazione del danno in premessa descritto, così giudicare: condannare la ... sita in Civitanova Marche... in persona del legale rappresentante pro-tempore, a rifondere al Sig. ... le spese per l"esecuzione del tatuaggio non eseguito a regola d"arte; condannare la convenuta al pagamento delle spese che il Sig.... dovrà sostenere per la rimozione del tatuaggio che essa ditta ha mancato di eseguire a regola d"arte; condannare la ... al pagamento, in favore del , della somma di € 600,00 necessaria al rifacimento dello stesso tatuaggio presso altra struttura. IL TUTTO NEI LIMITI DI COMPETENZA DEL GIUDICE ADITO. Vinte spese e competenze tutte di lite". Resisteva il convenuto eccependo la "liberatoria" dalla responsabilità per aver il accettato l"opera e in pari tempo la decadenza dal diritto per mancata denuncia nei termini di legge; nel merito il contestava dal canto suo la fondatezza in fatto e in diritto degli assunti dell"attore. Sentiti -previa ammissione- i testimoni ed esperita consulenza tecnica d"ufficio, nonché disposto all'esito esperimento giudiziale in situ la causa, matura per essere decisa, veniva, previa p.c. e discussione, spedita a sentenza.

a) Sull"accettazione dell"opera (quaestio strettamente connessa al punto successivo).

Posto e premesso che il petitum mediato si concreta nel se l'opera fosse o meno difforme da quanto commissionato, e non già sul se il tatuaggio fosse stato effettuato a regola d"arte ovvero presentasse irregolarità, la tesi di parte convenuta è che il abbia accettato l"opera, con tutte le conseguenze che ciò comporta ai sensi del disposto dell"art. 2226/1 c.c. La teste ….., che aveva modo di assistere all"intervento, confermava:

a) il aveva preparato uno schizzo su carta, lo aveva mostrato al ... e questi lo aveva approvato (capitolo n. 3);

b) la prima operazione era stata quella di trasferire sul braccio del... lo schema risultante dal bozzetto e il ... ha approvato il risultato (capitolo n. 4);

c) ciò che era stato mostrato al cliente, all"esito di questa prima operazione, è ciò che corrisponde al risultato finale del tatuaggio (capitolo n. 5);

d) il tatuaggio è consistito nell"aver ricalcato con un pennarello blu ciò che era stato trasferito sul braccio del (capitolo n. 6).

Se, dunque, secondo quanto affermato dallo stesso attore in atto di citazione (pag. 2), le difformità sono consistite nel fatto che "la cornice impressa sulla pelle non era affatto centrata rispetto al disegno esistente sul braccio" e che "i lati del bordo non erano equidistanti dal disegno precedente", è di tutta evidenza che simili (supposte) difformità non potevano essere sfuggite al committente e dovevano essere da lui facilmente riconosciute. Il ... lamenta anche (pag. 3) che l"opera "era difforme da quanto inizialmente richiesto e dal disegno visionato"; tuttavia, anche detta doglianza appare infondata alla luce del fatto che la deposizione in giudizio della ... ha chiarito che il disegno era stato riprodotto già con la prima operazione, che l"odierno attore aveva avuto tutto il tempo di esaminare lo stesso giorno (18 marzo). D'altronde, è lo stesso attore che, formulando il capitolo di prova n. 10, ammette di essersi reso conto delle difformità sin dalla prima seduta; il capitolo, infatti, è del seguente tenore: "visto il risultato del lavoro fino a quel momento realizzato, il decideva d"interrompere il trattamento dopo la prima seduta(?)". Al di là di quanto dianzi evidenziato, è la stessa teste di parte attrice, sig.ra --- , a dichiarare: "Una volta applicato sul braccio, il disegno era asimmetrico e il tatutatore assicurava che lo avrebbe corretto nel corso dell"esecuzione": onde l'inoppugnabile riconoscibilità del difetto. Riconoscibilità ammessa dallo stesso CTU: "il tatuaggio effettuato dal presenta vistose irregolarità, riconoscibili anche da un osservatore inesperto". Parte attrice, dunque, non ha provato che il... avesse accettato l"opera e che le difformità fossero riconoscibili, con ciò disattendendo l'onere che le incombe ex lege.

b) In punto alla eccepita decadenza.

Recita il secondo comma del"art. 2226 CC: "Il committente deve, a pena di decadenza, denunziare le difformità e i vizi occulti al prestatore d'opera entro otto giorni dalla scoperta. L'azione si prescrive entro un anno dalla consegna". Sulla circostanza che vi sia stata una sola seduta in data 18 Marzo 2009 ovvero si siano svolte più sedute afferma il nominato consulente:

1) "tale fretta sembra comprovata dai tempi proposti dal per le due sedute, poi ridotte a una sola … questo CTU ne ha chiesto conferma alle parte che hanno verbalizzato un tranquillo concorde assenso";

2) "difficili da regolarizzare e armonizzare nella seconda fase di completamento poi non eseguita";

3) "il problema è che qualsiasi tatuatore sa di non poter toccare, ritoccare, completare e comunque ritraumatizzare la sede di un pregresso trauma (tatuaggio) a livello del derma, prima che sia trascorso almeno un mese".

Giustamente la difesa di parte convenuta osserva come, se vi è stata una sola seduta, e se risulta provato che in tale data il ... avrebbe dovuto accorgersi delle difformità, egli avrebbe dovuto denunciarle entro otto giorni da tale data: l"attore, invece, sostiene di averle denunciate (solo) in data 8 Aprile 2009. Del resto, prosegue il CTU, "il tatuaggio effettuato dal presenta vistose irregolarità, riconoscibili anche da un osservatore inesperto" e, pertanto, già lo stesso giorno 18 Marzo 2009 le difformità erano riconoscibili, quando il tornò a casa e scoprì il tatuaggio (lo riferisce la teste da lui indotta rispondendo sul capitolo n. 6 di parte convenuta). La denuncia in data 8 Aprile 2009 è dunque tardiva, anche astraendo da ogni altro rilievo/ eccezione sollevati ex latere rei. Posto e rimarcato che l'esperimento/ispezione giudiziale è stato invero fondamentale e indefettibile per una compiuta intelligenza del caso -anche astraendo dai risultati della ctu: nel corso di detto incombente questo giudicante ha, infatti, avuto modo di rendersi conto de visu, sia pure per "rappresentazione"/mimesi, del reale svolgersi -l'in fieri- dell'opus- per il principio della ragione piu' liquida(soluzione più ragionevole) -che comporta la "rottura" della struttura dianoetica dell'algoritmo decisionale, fondata sull'art. 111 cost. (principii del giusto processo e dell'equa e ragionevole durata: l'espressione « ragione liquida » si riscontra in Cass. n. 11356 del 2006 che stabilisce due "archetipi" importantissimi, successivamente confermati da Cass. n. 21266 del 2007 e da Cass. 23621/2011; si veda anche Cass. 13896/2010) non v'è necessità di scendere nel merito (né, per l'effetto, di far proprie o disattendere le risultanze dell'elaborato peritale). Premesso che le spese processuali vanno poste a carico di parte soccombente, la "singolarità" della fattispecie induce nondimeno a compensarle nella misura del 50%, all'identico criterio dovendo ubbidire l'esborso per la CTU

P.Q.M.

Il Giudice di Pace, definitivamente pronunciando, nel contraddittorio tra le parti, assorbita ogni altra deduzione, richiesta e eccezione, rigetta la domanda stante la decadenza dal diritto; ai sensi dell'art. 92/2 cpc, compensa nella misura del 50% tra le parti gli oneri giudiziali, che liquida per l'intero in € 1.500,00 per compenso, da distrarsi a favore dell'Avv. ... dichiaratosi antistatario, con diritto di parte convenuta alla ripetizione nella misura di ½ del costo della CTU pari ad € 1.000,00 oltre IVA e cassa di previdenza e assistenza, se ed in quanto dovute ex lege.

Civitanova Marche, lì 13 giugno 2013

                  Il Giudice di Pace

Avv. Giuseppe Fedeli



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