Legislazione e Giurisprudenza, Obbligazioni, contratti -  D'Ambrosio Mary - 2014-07-11

IL RAPPRESENTANTE DEVE GIUSTIFICARE IL PROPRIO POTERE? - Cass. civ. 14215/14 - Mary d'AMBROSIO

Le norme in tema di rappresentanza non impongono al rappresentante di indicare gli estremi della procura nel contratto concluso in nome e nell'interesse del rappresentato, neppure nel caso di conclusione di contratti a forma vincolata.

Così la Cassazione con sentenza n. 14215 del 23/06/2014.

In fatto.

La società I. incaricava la società immobiliare C. di reperire sul mercato un acquirente per il complesso immobiliare di sua proprietà. Nominava altresì l"avv. C. procuratore speciale alla predetta vendita. Il sig. P. avanzava proposta di acquisto irrevocabile che veniva riscontrata positivamente dall"Avv. C. per conto della venditrice società I.

Seguivano delle trattative per la formazione del contratto d"acquisto tra l"Avv. C. e il dott. S., commercialista del sig. P.

Qualche tempo dopo il sig. P. revocava la propria proposta d"acquisto.

Il Giudice di prime cure dichiarava risolto il contratto preliminare per inadempimento del sig. P. e condannava lo stesso al risarcimento del danno nei confronti della I. Condannava altresì la I. e il sig. P. al pagamento  nei confronti della Immobiliare C. delle provvigioni di mediazione.

La Corte d"appello di Milano, adita dal sig. P., riformava parzialmente la sentenza di primo grado, ritenendo il contratto preliminare di vendita non validamente concluso dall"Avv. C. stante la mancata spendita da parte di questi della propria qualità di procuratore speciale della I. Riteneva pertanto caducata la proposta di acquisto del P. alla data fissata quale termine ultimo della irrevocabilità della proposta.

Gli ermellini cassano la sentenza d"appello.

Cenni riguardo all"Istituto.

La rappresentanza è il potere conferito a un soggetto (rappresentante) di compiere atti giuridici in nome e per conto di un altro soggetto (rappresentato). In particolare gli atti compiuti dal rappresentante producono i loro effetti direttamente nella sfera giuridica del rappresentato.

Può infatti accadere che per le più svariate ragioni un soggetto si trovi nell"impossibilità di attendere personalmente a un affare. Questi potrà investire un altro soggetto del potere di rappresentanza legittimando lo stesso all"efficace compimento di atti che riverbereranno i loro effetti nei confronti del rappresentato.

In dottrina è discussa la distinzione tra rappresentanza diretta e indiretta.

La prima consiste nel potere di colui che, agendo nell"interesse altrui, spende il nome del rappresentato, assumendo di fronte ai terzi, il ruolo di chi non agisce per sé ma in luogo di un altro soggetto.

La rappresentanza indiretta si ravvisa nella condotta di colui che nella conclusione dell"affare, pur perseguendo l"interesse altrui, opera spendendo il proprio nome. In questo caso gli atti compiuti producono effetti nella sfera giuridica di colui che ha prestato il nome (il rappresentante) salvo trasferimento successivo in favore del rappresentato.

Parte della dottrina ritiene che il fenomeno della rappresentanza indiretta sia estraneo al fenomeno della rappresentanza in senso stretto:  se il sostituto agisce in nome proprio ma nell"interesse altrui lo fa, di regola, in forza di un incarico, di un accordo contrattuale autonomo rispetto alla rappresentanza, la quale si caratterizza per l"attribuzione del potere di spendita del nome. Nella rappresentanza indiretta non si ravvisa il potere di agire in vece del rappresentato. Ne consegue che si considera rappresentanza in senso proprio solo quella in cui il rappresentato sia legittimato a compiere atti con effetti diretti sul rappresentato, vale a dire la rappresentanza diretta.

La rappresentanza comprende non solo la contemplatio domini ma  altresì il potere di formare la volontà negoziale assumendo il ruolo di parte formale dell"atto. Il rappresentato, in qualità di parte sostanziale, conserva la titolarità dei rapporti disciplinati dal rappresentante.

L"atto con cui si conferisce il potere di rappresentanza è la procura, negozio unilaterale che si perfeziona con la manifestazione di volontà del solo autore e che la dottrina prevalente ritiene a carattere recettizio.

Affinchè l"atto stipulato dal rappresentante venga considerato compiuto nell"esercizio del suo potere di rappresentanza è necessario che si configuri la contemplatio domini, ovverosia la spendita del nome del rappresentato. Non si rileva però la necessità di una dichiarazione espressa in tal senso quando l"atto compiuto sia evidente espressione del potere conferitogli.

In ogni caso il terzo può esigere, ex art. 1393 c.c., che il rappresentante giustifichi i propri poteri e se la rappresentanza risulta da un atto scritto che gliene dia una compia da lui firmata. La richiesta di giustificazione costituisce per il terzo una facoltà e non un onere sicchè la mancata richiesta, da un lato, non può costituirlo in colpa ai fini dell"art. 1398 c.c., dall"altro non gli preclude il ricorso alla rappresentanza apparente.

Nel caso di specie la Cassazione rileva l"erroneità delle valutazioni operate dalla Corte territoriale secondo la quale l"Avv. C. avrebbe dovuto menzionare l"atto presupposto in sede di contemplatio domini, vale a dire la procura rilasciatagli dalla società I., non essendo sufficiente la generica dichiarazione di "agire in nome e per conto" di I.

Fa presente la Corte che la giustificazione dei poteri del rappresentante è prevista dall'art. 1393 c.c. il quale prevede che il terzo è facoltizzato a farne richiesta in qualsiasi momento (sia prima, sia dopo il contratto), per precostituirsi la prova che l'atto rientra nei poteri conferiti dal rappresentato. Nel caso di contratto avente ad oggetto beni immobili, poichè la forma della procura deve risultare da atto scritto, ai sensi dell'art. 1392 c.c., il terzo ha facoltà di pretendere che il rappresentante gli consegni una copia della procura.

E nel caso in questione la richiesta di cui all'art. 1393 c.c. non risulta essere stata fatta da parte del sig. P.



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