Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Faccioli Marco - 2014-02-27

IL RISARCIMENTO DEL DANNO DA LITE TEMERARIA ART. 96 C.P.C. - Trib. Novara 99/14 - Marco FACCIOLI

96 cpc "...questo sconosciuto", verrebbe quasi da scrivere vista la parsimonia con cui i giudici di merito sono soliti concederlo alle parti costituite che ne fanno espressa richiesta tra le proprie conclusioni.

A tal punto ragionevole nella propria ratio da apparire quasi banale (recita infatti: Se risulta che la parte soccombente ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, il giudice, su istanza dell'altra parte, la condanna, oltre che alle spese, al risarcimento dei danni, che liquida, anche d'ufficio, nella sentenza.) questa norma processualistica, ma ancor prima di civiltà del diritto, ha sempre stentato a trovare piena ed incondizionata cittadinanza nei tribunali del nostro Paese.

Agire in giudizio con mala fede, o comunque resistervi, è un comportamento riprovevole che ben  merita l'introduzione e l'applicazione di "punitive damages" per scoraggiare l'abuso del processo e preservare la funzione del vituperato sistema giustizia.

Senza voler qui sposare la tesi maoista del "colpirne 1 per educarne 100", si ritiene comunque che una più massiccia applicazione dell'art. 96 cpc, soprattutto dopo l'introduzione del sue terzo comma (ovvero con previsione di condanna da parte del giudice della parte soccombente, in sede di pronuncia sulle spese ai sensi dell"articolo 91, anche d"ufficio, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata), possa fungere da deterrente deflattivo del contenzioso giudiziario, che come sappiamo nel nostro Paese è a livelli cronici. E senza dimenticare che l'ingiustificata condotta processuale, oltre ai danni patrimoniali, è causa ex se anche di danni di natura psicologica, che non essendo agevolmente quantificabili, vanno liquidati dal giudice in via equitativa sulla base degli elementi in concreto desumibili dagli atti di causa.

In tale ottica non può che essere positivamente accolta la recentissima sentenza del Tribunale di Novara  n. 99 18.02.2014 – Giudice Dr.ssa Nutini, laddove, a fronte di un'opposizione a decreto ingiuntivo dalla ciclopica infondatezza, si è statuito che: "(…) Considerate le sopra esposte motivazioni, si reputano sussistenti i presupposti per l'applicazione dell'art. 96 comma 3 c.p.c., cos" come novellato ex art.45 l. 69/2009, mirante a rafforzare le sanzioni processuali in caso di proposizioni di giudizi del tutto infondati, fornendo di una cornice normativa le già consistenti pronunce di merito dal 1995 ad oggi che in quest'ottica proponevano una lettura costituzionalmente orientata dell'art. 385 comma 4 c.p.c. (lite temeraria nel giudizio di Cassazione). Certamente, infatti, le prospettazioni difensive svolte dall'opponente hanno arrecato un danno sia a controparte, ostando alla soddisfazione del suo diritto di credito, sia al sistema giudiziario, che si è trovato a dover comunque sviscerare argomentazioni del tutto non afferenti ai fatti di causa. In considerazione di quanto sopra esposto si stima equo, in ragione del valore della controversia, comminare all'opponente l'ulteriore pagamento in favore dell'opposto della somma di € 1.500,00. P.Q.M Il Tribunale, definitivamente pronunciando di ogni altra istanza disattesa o assorbita, dispone: (...) condanna parte opponente al pagamento in favore di parte opposta della maggior somma di € 1.500,00 ex art. 96 comma 3 cp.c

Allego Sentenza



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