Legislazione e Giurisprudenza, Obbligazioni, contratti -  Redazione P&D - 2014-05-12

IL RUOLO DEGLI INTERESSI MORATORI NEL CALCOLO DEL TASSO SOGLIA USURARIO - Alessandro GIARDETTI

Termini del problema.

La tematica inerente il ruolo degli interessi moratori ai fini dell"accertamento del tasso soglia usurario è di stingente attualità e assume una rilevanza preponderante nell"economia di giudizi assai complessi. Sin dall"introduzione della legge antiusura n. 108/1996, modificante l"art 644 c.p, la giurisprudenza ha tendenzialmente adottato un"interpretazione contraria e in qualche modo elusiva del dettato normativo e ciò, presumibilmente, sulla base di una logica filobancaria, tendente a favorire gli istituti di credito e soprattutto l"orientamento dell"ente titolare della massima competenza in politica bancaria, ovvero la Banca d"Italia. Il punto di partenza per comprendere l"evoluzione normativa della questione è rappresentato dalla legge antiusura testé indicata. In particolare, l'art. 2 della citata legge dispone che "Il Ministro del tesoro, sentiti la Banca d'Italia e l'Ufficio italiano dei cambi, rileva trimestralmente il tasso effettivo globale medio, comprensivo di commissioni, di remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, riferito ad anno, degli interessi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari iscritti negli elenchi tenuti dall'Ufficio italiano dei cambi e dalla Banca d'Italia ai sensi degli articoli 106 e 107 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, nel corso del trimestre precedente per operazioni della stessa natura. I valori medi derivanti da tale rilevazione, corretti in ragione delle eventuali variazioni del tasso ufficiale di sconto successive al trimestre di riferimento, sono pubblicati senza ritardo nella Gazzetta Ufficiale. "La legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari". La legge ha scelto la strada della fluttuazione poiché, ogni trimestre, è stabilita, con un decreto del Ministero dell"Economia e per ogni tipo di operazione, la soglia massima oltre la quale il tasso di interesse pattuito è considerato usurario. Nonostante il chiaro dettato normativo, la giurisprudenza ha tendenzialmente adottato un orientamento fortemente contrastante e stridente con il contenuto puntuale della legge, garantendo, a favore delle banche, la legittimità dell"innalzamento del tasso soglia con l"esclusione contra legem di importanti elementi di costo quali, appunto, gli interessi moratori. A sostegno di questo orientamento filobancario vi era la convinzione per cui il tasso di mora dovesse essere considerato come uno strumento punitivo, tendente a garantire il ristoro del creditore per il danno subito a causa del ritardo  nella restituzione di una determinata somma di denaro. Conseguentemente si assimilava la natura degli interessi moratori all"istituto della penale, legato al ritardo nell"adempimento e derivante dalla rottura dell"equilibrio contrattuale a causa di una patologia legata alla sfera volitiva del cliente che non pagava quanto da lui dovuto.

Sviluppo giurisprudenziale e rimedi normativi.

Solo negli ultimi quindici anni si è assistito ad un"inversione di tendenza orientata a riconoscere nell"usura una situazione patologica proliferante nel momento del bisogno e, dunque, certamente in grado di attrarre l"interesse moratorio nel computo rilevante ai fini dell"applicazione della legge antiusura. Innanzitutto si è  definito un orientamento giurisprudenziale di sostanziale contrasto con le istruzioni e le direttive emanate dalla Banca d"Italia a partire dal 1996, mediante le quali quest"ultima ha indicato, in violazione dell"art 2 della legge 108 del 1996, agli intermediari finanziari di escludere il tasso di mora dal calcolo dei tassi praticati e rilevanti ai fini del tasso effettivo globale medio ("Le banche e gli intermediari finanziari, al fine di verificare il rispetto del limite di cui all'art. 2, comma 4, della legge 7 marzo 1996, n. 108, si attengono ai criteri di calcolo delle istruzioni per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull'usura emanate dalla Banca d'Italia."). Sull"argomento inerente alla funzione e al peso delle circolari e delle indicazioni della Banca D"Italia è intervenuta la Corte di Cassazione, affermando che "le circolari e le istruzioni della Banca d'Italia non rappresentano una fonte di diritti ed obblighi e nella ipotesi in cui gli istituti bancari si conformino ad una erronea interpretazione fornita dalla Banca d'Italia in una circolare, non può essere esclusa la sussistenza del reato sotto il profilo dell'elemento oggettivo. Le circolari o direttive, ove illegittime e in violazione di legge, non hanno efficacia vincolante per gli istituti bancari sottoposti alla vigilanza della Banca d'Italia, neppure quale mezzo di interpretazione, trattandosi di questione nota nell'ambiente del commercio che non presenta in se particolari difficoltà, stante anche la qualificazione soggettiva degli organi bancari e la disponibilità di strumenti di verifica da parte degli istituti di credito." (Cassazione penale , sez. II, sentenza 19.12.2011 n° 46669).

Per quanto più specificamente attiene al ruolo degli interessi moratori nell"ambito del calcolo del tasso usurario, il contesto normativo tende in maniera evidente al riconoscimento, nei confronti di questi, di un posto di rilievo nella questione usura, come si desume dal tenore letterale della legge 108/1996, dall"art 644 c.p e dal  D.L. 394/00 di  "interpretazione autentica della L.108/96 contenente disposizioni in materia di usura" convertito nella legge 24 del 2001, che riconduce alla nozione di interessi usurari quelli convenuti "a qualsiasi titolo".

L"orientamento normativo trova conforto anche a livello giurisprudenziale: importanza preponderante assume la sentenza della Corte Costituzionale 29 del 2002 secondo la quale "…..va in ogni caso osservato - ed il rilievo appare in sé decisivo - che il riferimento, contenuto nell'art. 1, comma 1, del decreto-legge n. 394 del 2000, agli interessi "a qualunque titolo convenuti" rende plausibile - senza necessità di specifica motivazione - l'assunto, del resto fatto proprio anche dal giudice di legittimità, secondo cui il tasso soglia riguarderebbe anche gli interessi moratori". La sentenza in questione ha aperto la strada a numerosi provvedimenti tendenti a riconoscere il tasso soglia comprensivo anche degli interessi moratori: "In tema di contratto di mutuo, l'art. 1 della legge n. 108 del 1996, che prevede la fissazione di un tasso soglia al di là del quale gli interessi pattuiti debbono essere considerati usurari, riguarda sia gli interessi corrispettivi che gli interessi moratori, ma non si applica ai contratti contenenti tassi usurari stipulati prima della sua entrata in vigore se relativi a rapporti completamente esauriti al momento della entrata in vigore della legge". (Cass. Civ. sentenza n. 5324/2003).

"La decisione n.12028/2010 del 19 febbraio 2010 della Corte di Cassazione ha costituito una pietra miliare in materia, in quanto ha in concreto stabilito, dando lettura alla disposizione di cui all"art. 644 c.p., che per la stima del tasso e la verifica della potenziale sussistenza di usura è necessario tenere in considerazione, non soltanto il tasso indicato in contratto, ma qualunque altro costo ad esso correlato, siano essi interessi, commissioni o altro genere di posta attiva (ad esempio il premio per la polizza vita collegata ad un contratto di mutuo)" (Cass. Civ. sentenza n.12028/2010).

"La stessa censura (sub b), invece, è fondata in relazione al tasso usurario perché dalla trascrizione dell'atto di appello risulta che parte ricorrente aveva specificamente censurato il calcolo del tasso pattuito in raffronto con il tasso soglia senza tenere conto della maggiorazione di tre punti a titolo di mora, laddove, invece, ai fini dell'applicazione dell'art. 644 c.p., e dell'art. 1815 c.c., comma 2, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori (Corte cost. 25 febbraio 2002 n. 29: "il riferimento, contenuto nel D.L. n. 394 del 2000, art. 1, comma 1, agli interessi a qualunque titolo convenuti rende plausibile - senza necessità di specifica motivazione - l'assunto, del resto fatto proprio anche dal giudice di legittimità, secondo cui il tasso soglia riguarderebbe anche gli interessi moratori"; Cass., n. 5324/2003)". (Cass. Civile sentenza n. 350/2013).

È necessario rilevare che la Cassazione, nella sentenza n. 350/2013, specifica che si intendono usurari gli interessi che superano il limite della legge "nel momento stesso che sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori". Risulta quindi evidenziato il carattere istantaneo del reato di usura, che si perfeziona nel momento stesso della sottoscrizione del contratto e quindi in base a quel momento è necessario valutare se il tasso predisposto, comprensivo di qualunque altro costo ad esso correlato (interessi moratori, commissioni o altro genere di posta attiva), risulti essere superiore rispetto a quello definito trimestralmente con decreto del Ministero dell"Economia: perciò, nel caso in cui, ad esempio, il soggetto contraente un mutuo ipotecario per l"acquisto di un immobile si renda conto solo nel 2013 che il contratto da lui stipulato nel 2010 con la banca era caratterizzato da un tasso di interesse usurario, dovrà far riferimento al tasso soglia applicato nel 2010 dal Ministero delle Finanze ex art 2 della legge 108/1996. Nel caso in cui sia stato applicato un tasso di interesse usurario si applica l" articolo 1815 c.c che, innanzitutto, sancisce la nullità della relativa clausola; inoltre il soggetto obbligato non è tenuto al pagamento di alcun interesse, neanche nella misura legale, e, alla scadenza, deve restituire solo la somma di denaro ricevuta. La nullità della clausola comporta anche il diritto del mutuario alla ripetizione ex art 2033 c.c. dell"importo degli interessi usurari corrisposti, che costituiscono un"attribuzione patrimoniale ingiustificata.

Purtroppo la problematica in questione è di stretta attualità e interessa milioni di cittadini che stipulano contratti bancari, ma che, a causa della scarsa informazione o di vere e proprie forme di censura ( vedi la rimozione dal web del servizio del programma "Le Iene" andato in onda il 2 giugno 2013 e intitolato "Anche le banche sbagliano") sono del tutto inconsapevoli. Tutto ciò accade a beneficio degli istituiti bancari detentori, illegittimamente, di  miliardi di euro sottratti ai cittadini che, quindi , hanno il diritto di ottenere il rimborso delle somme versate.



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