Legislazione e Giurisprudenza, Conciliazione -  Cuzzola Paolo Fortunato - 2015-06-11

IL RUOLO DELL'AVVOCATO NELLA MEDIAZIONE - Ord. 18 Maggio - Trib. Pavia - P.F. CUZZOLA

"L"art. 5 del D.Lgs. 28/2010 sia al comma 1 che al comma 2 fa riferimento esclusivo alla funzione di assistenza del difensore, senza alcun riferimento alla funzione di rappresentanza, presupponendo con questo la necessaria dualità dei soggetti che compongono la parte in un procedimento di mediazione. In mancanza di tale dualità possono derivare conseguenze sia sul regolamento delle spese del giudizio fino ad influire sulla stessa procedibilità della domanda giudiziale". E" quanto pronuncia il Giudice, Dott. Marzocchi, del Tribunale di Pavia, nell"ordinanza dello scorso 18 maggio.

Se da un lato le parti sono tenute a presenziare personalmente al tentativo di mediazione, al fine di favorire un recupero del loro rapporto, dall"altro, i rispettivi legali sono tenuti a fornire assistenza e non, invece, rappresentanza così come riportato dalla normativa vigente in materia, presupponendo con questo la necessaria dualità dei soggetti che compongono la parte in un procedimento di mediazione. Dualità la cui mancanza potrebbe determinare, in primis, conseguenze sul regolamento delle spese del giudizio, nonché influire sulla procedibilità delle domanda giudiziale.

La pronuncia in esame, relativa ad una causa di opposizione a decreto ingiuntivo proposto da una banca, rigettava l"istanza di provvisoria esecutività e, data la previsione di clausole anatocistiche nel contratto oggetto di giudizio, il giudice disponeva la procedura conciliativa, ritenuto che questa, sulla base delle circostanze di fatto, avrebbe potuto coinvolgere anche altre parti – condebitori – oltre che, avrebbe anticipato, alla fase della mediazione, una consulenza tecnica contabile. Sulla scorta di tale decisione si evince come sia sempre più condivisa l"esigenza, da parte dei giudici, di disporre il procedimento di mediazione e al contempo di garantire la possibilità di anticipare complesse attività peritali da utilizzare eventualmente in caso di mancato accordo.

Inoltre, con lo stesso provvedimento il giudice ritorna ancora una volta sulla già affrontata questione riguardante la mediabilità della lite, e ribadisce come non incombe sulle parti l"onere di provare l"esistenza o meno dei presupposti per agire in mediazione, a maggior ragione, come nel caso di specie, quando è lo stesso giudice a quo a delegare l"esperibilità del procedimento ai fini di un accordo conciliativo. In tale circostanza, le parti sono invece tenute ad entrare nel merito della questione, stante il principio cardine per cui il tentativo di mediazione deve essere effettivamente avviato e non, al contrario, limitato ad un mero incontro informativo tra il mediatore e le stesse parti "assistite" dai propri legali.



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