Articoli, saggi, Finalità della legge, destinatari -  Redazione P&D - 2015-01-30

IL SIGNOR V E IL SANTO ROSARIO - Giulio LOBINA

Amministrazione di sostegno

Gestione dell'amministrazione

Valorizzazione del beneficiario

Il Signor V e il Santo Rosario (La devozione per Sant'Efisio)

Tra le persone extra-ordinarie di cui sono amministratore di sostegno c'è il Signor V. Faceva parte della Confraternita di Sant'Efisio e nei primi tempi in cui ci siamo conosciuti, quando ancora era lucido, in certi momenti, mi mostrava le fotografie della confraternita e del Crocifisso. Mi raccontava i riti della festa e il percorso di Fede che aveva intrapreso. Il Signor V è devoto di Sant'Efisio e oggi che parla pochissimo, quando gli mostro le foto della processione lui si commuove.

Si commuove come fosse un bambino. E forse lo è, nel cuore, un bambino. Ha una spensieratezza dentro che vi stupirebbe, conoscendolo. Chissà se un giorno potrò presentarvelo. Lui e il suo sorriso silenzioso davanti alle foto del cocchio trainato dai buoi. Lui e il Santo Rosario da sgranare, passo dopo passo. Una intensità d'animo che, a dispetto dell'età e della salute mentale cagionevole, lo rende sempre tremendamente affascinante.

Vestiva gli abiti blu e bianchi.

Vestiva un grande rosario addosso e cantava nel silenzio del suo cuore. Ascoltava le donne dei comuni della Sardegna. Con il colore dei costumi e i loro gioielli, le loro scarpe vestite di primavera e tutto intorno il frastuono delle campanelle e degli zoccoli lucidi dei cavalli appena ferrati. E le gonne lunghe come un tappeto sul dorso del cavallo, belle quanto e più della criniera pettinata e della coda. Balsamo.

Il Signor V, il primo anno in cui ci siamo conosciuti mi aveva detto che la barba scura che portavo era perfetta per il costume sardo...e che se l'avesse avuta lui così bella l'avrebbe pettinata ogni giorno e ogni giorno l'avrebbe cosparsa di balsamo solo per giungere a Sant'Efisio elegante, devoto, benedicente.

Mi aveva raccontato che dovevi avere almeno 5 orecchie per ascoltare il rosario delle donne. Cinque perchè poi le cantilene intonanti su Babbu Nostru e il Deus ti Salvet si riunivano come fossero una stella per tutto il tragitto. C'era un punto in cui, a chiuder gli occhi, s'incontravano nel canto come fosse la Sardegna stessa a pregare dietro il Santo. Gli avevo promesso, 5 anni fa, che se mai avessi vestito per Sant'Efisio, se mai avessi indossato il costume sardo per la processione avrei tenuto la barba nera e lunga. Da pettinare.

Sarebbe bello, un giorno, riunire i gruppi anche solo per sentire il Rosario cantato in lingua sarda. Nelle diverse cadenze, forme, musiche, dialetti. Un giorno dedicato al Santo Rosario, come diceva sempre il Signor V.

Oggi il Signor V non mi parla più di Sant'Efisio. Lamenta sempre e solo dolori immaginari alla dentiera. E' il suo modo per sentirsi al centro dell'attenzione. Ma quando gli mostro le foto della processione, quando vede il Santo e gli uomini e le donne in costume, quando accendiamo la tv e su Videolina vede l'intera sfilata, piange. Ma è un pianto di occhi e labbra che sorridono. Una malinconia incredibile. L'anno prossimo chiederò ai responsabili della struttura d'accompagnarlo. E perchè no, chiederò che sieda nella tribuna d'onore, perchè veda tutto quanto, perchè senta di nuovo tutto quanto dentro, così come un tempo.

Non può portare la croce, ma credo stia già portando la sua, da tempo. Ed è un peso che noi non possiamo immaginare. Non ci siamo mai chiesti come le persone extra-ordinarie vivono il dolore, nè la solitudine. Come se bastassero i farmaci a ristabilire un equilibrio interiore dimenticato in chissà quale parte del cervello o perso, chissà dove, in una coscienza che non c'è dato conoscere se non in piccoli barlumi di chiarezza e veglia.

Lui il Rosario lo canta ancora, sottovoce. Lo recita tutto quanto, in sardo. Ogni giorno. Ed è la sua mezz'ora più bella. Quella in cui ricorda chi era, perchè con me parla sempre al passato. Non ha un presente. Non si sente vivo. L'anno prossimo voglio contattare anche la Confraternita di cui lui faceva parte, perchè lo vestano e perchè per un solo giorno all'anno lui possa ritrovarsi nella devozione del Santo, nella recita del Santo Rosario e nel mondo che gli ha chiuso le porte in faccia.

Ci sono persone extra-ordinarie di cui noi non conosciamo nulla se non una scorza dura come di mandorla amara. Nulla sappiamo dei loro sogni, nulla dei loro ricordi, nulla dei loro desideri. Conosciamo il dolore, quello fisico di una dentiera che fa sempre male...anche quando non è in bocca ma sul comodino. Conosciamo la stanchezza e la solitudine, ma non entriamo mai a contatto con la sofferenza.

E la preghiera del Signor V, quel suo recitare il Santo Rosario, credo sia una di quelle piccole invocazioni al cielo che giungono là dove devono arrivare, al cospetto di Dio. Nella cristianità e nella Fede di quest'uomo c'è tutto il suo mondo, la sua Anima incastonata in una festa in cui Cagliari diventa Capitale del Mediterraneo per colori, profumi e bellezza.

Per colori, profumi e bellezza.

Atrus Annus!




Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati