Changing Society, Intersezioni -  Fedeli Giuseppe - 2014-09-22

IL SILENZIO-G. FEDELI

"Due cose riempiono l"animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente(...): il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me" (immanuel Kant, Critica della ragion pratica"

"La sera tardi, Alëša Karamazov lascia la camera ardente del vecchio starec Zosima, sapendo che porterà per sempre nel cuore questi ultimi insegnamenti del maestro prediletto. «La volta celeste», continua Dostoevskij, «punteggiata di placide stelle splendenti, si stendeva ampia e sconfinata sopra di lui. [...] Il silenzio della terra sembrava fondersi con quello del cielo, il segreto della terra faceva tutt"uno con quello delle stelle... Alëša stava in piedi, ad osservare la notte, quando ad un tratto si gettò di colpo per terra. Non sapeva perché stesse abbracciando la terra, non si spiegava perché desiderasse così irrefrenabilmente baciarla, eppure la baciava, piangendo, singhiozzando. [...] Per che cosa stava piangendo? Oh, nella sua esultanza egli piangeva persino per quelle lacrime che brillavano per lui dall"abisso della notte. [...] Era come se i fili di tutti questi innumerevoli mondi divini si fossero uniti tutti insieme nella sua anima ed essa trepidasse "al contatto con gli altri mondi".»(F. M. Dostoevskij, " I fratelli Karamazov"). L'uomo si trova immerso nel linguaggio fin dalla sua nascita, il linguaggio precede l'uomo e gli permette di dare un senso alle cose che accadono, poiché attraverso il linguaggio l'uomo abita l'essere: "Nella sua dimora abita l'uomo"(M.Heidegger, "Essere e Tempo"). Se le cose non accadono nel linguaggio è come se non esistessero, il linguaggio ha il grande potere di evocare la realtà. Ma se questo è vero, anche il silenzio può essere linguaggio attraverso una triplice modalità di espressione: il silenzio dell'arte, primo grande silenzio carico di senso, di meraviglia e, per questo motivo, silenzio di espressione. L'arte non parla attraverso parole, ma mostra uno sguardo di luce sul modo, eternando un momento ed un significato. C'è poi il silenzio dell'ascolto, quel silenzio che permette all'altro di parlare e permette a chi ascolta di comprendere, e che partecipa al linguaggio in modo cooperativo, in una danza di complementarietà, che ci permette di colmare il vuoto che ci separa. La terza epifania del silenzio è, infine, il silenzio dell'interiorità. Questo silenzio ci permette di dubitare delle nostre certezze, di sospendere il giudizio, di riflettere sulle parole dette e su quelle che vorremmo dire, di frenare la corsa delle parole che si susseguono a volte in modo incontrollato, in un blaterare senza senso. Il silenzio interiore è lo spazio necessario da coltivare affinché, attraverso un ripiegamento intimo, un percorso di dura ascesi, il nostro linguaggio sia radicato nella realtà, quella più profonda. Quindi, come dice Salvatore Natoli, il silenzio ha una posizione di privilegio nella comunicazione. Il silenzio come assenza e vuoto assoluto non esiste, nel silenzio è la realtà (l'anemos) che parla. Silenzio dunque come luogo della presenza assente, luogo della preghiera, luogo interiore. Luogo della Poesia, attraverso cui il silenzio ama farsi ascoltare" (M.Luzi). Così il Profeta Almustafa: "Solo quando berrete al fiume del silenzio canterete davvero. E quando avrete raggiunto la sommità del monte, comincerete a salire. E quando la terra esigerà le vostre membra, sola allora danzerete veramente""(K. Gibran, Il profeta). L'esicasta ci insegna che Dio (Holos) è totalità e integrità invisibile, il Logos da cui emana lo Spirito che vivifica. È Ab-solutus, è "Solo" perché è "il Solo".



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati