Articoli, saggi, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2015-02-02

IL TEMPO DELLA MEMORIA - Maria Elisabetta CAPUTO

Il giorno della memoria... ma qualcuno, un domani, parlerà di questo tempo che stiamo vivendo? Diventerà questo tempo, "il tempo della memoria"?

Certo, in questo tempo non vi sono deportazioni, torture, maltrattamenti fisici, disconoscimento della dignità umana e dei diritti fondamentali, leggi razziali.

Tuttavia, in questo tempo vi sono migrazioni dal Sud del mondo per sfuggire alle guerre fratricide oppure per scappare via dalla povertà e inseguire l'illusione di una vita migliore... che poi si rivela peggiore; vi sono migrazioni dal Sud dell'Italia per correre dietro all'immortale speranza di un posto al Nord, al Nord più evoluto, dove tutto funziona, dove gli autobus sono puntuali e alle fermate ci sono persino i display che indicano tra quanti minuti è in arrivo quello che si sta aspettando, dove si rispettano le file, dove le città sono più pulite, dove non sembra di abitare nel deserto, dove gli ospedali funzionano, dove "sembra un'altra Italia"... salvo poi ritrovarsi da soli e forse poco integrati in una realtà per la quale si è sempre "meridionali" e non Italiani (escluse le dovute eccezioni!); vi sono migrazioni dall'Italia in Paesi che offrono maggiori possibilità per se stessi e per i propri figli, negli Stati Uniti, ad esempio, o in Australia o in Cina o in Brasile dove un ricercatore universitario non è mortificato nella sua essenza e nel suo valore, dove vi è rispetto per il lavoro svolto qualunque esso sia, dove non si deve attendere mesi per accedere ad una prestazione sanitaria, dove le strade sembrano tappeti, dove l'occupazione è garantita, dove tutto è più organizzato, dove... salvo poi rendersi conto che anche negli altri Paesi regnano povertà, disoccupazione, malasanità, imbrogli, corruzione, oblio, esclusione, cultura dell'usa e getta.

In questo tempo vi sono suicidi causati da un licenziamento inaspettato che fa crollare il mondo addosso oppure dall'annosa attesa di essere assunti, di dismettere la veste di precario, di ottenere quel posto fisso definito una noia (chissà da chi!); vi sono suicidi dovuti alla "depressione" (parola molto di moda, come stress e/o raptus), dovuti allo sfascio della famiglia o all'attesa di una giustizia terrena che non arriva mai... tanto meglio affidarsi a quella divina!

In questo tempo proprio l'accesso alla giustizia è divenuto il lusso di pochi, di chi se lo può permettere, di chi può sborsare soldi, prima per il tentativo obbligatorio di conciliazione e poi per il contributo unificato che consente l'iscrizione a ruolo della causa. I giovani professionisti sono i nuovi poveri, soprattutto se alle spalle non hanno una famiglia che paga i contributi alla Cassa di appartenenza, perché se non si ha una famiglia solida, si è portati a seguire il suggerimento scritto in una lettera inviata da Cassa Forense e cioè cancellarsi dall'Albo... ma come, dopo cinque anni di università, due di tirocinio a gratis, un esame di stato che è costato quasi un esaurimento, più di quindici anni di iscrizione all'Albo... viene la cancellazione? Gli avvocati sono troppi e siccome non si è in grado di fare una scrematura a monte, la si fa a valle... illogico, mostruoso, aberrante!

In questo tempo si preferisce far lavorare quanto più a lungo possibile un impiegato che allena la propria mente sul posto di lavoro con i cruciverba, piuttosto che sostituirlo con un giovane adulto che, in barba al fatto di essere stato licenziato, è diventato per la prima volta padre e crede che suo figlio sia l'inizio, sia un nuovo inizio.

In questo tempo la crisi non è per tutti, bensì per alcuni i quali non possono acquistare beni superflui, perché non hanno il necessario; alcuni che sono onesti e che mettono avanti a tutto il pagamento di quanto dovuto allo Stato; alcuni che si accontentano del poco perché almeno quel poco lo hanno e pensano a chi, invece, non ha nemmeno quello; alcuni che riescono persino a dare e a non pretendere nulla in cambio; alcuni che hanno visto cambiare la propria esistenza e che hanno imparato la rinuncia; alcuni che escono di casa sapendo che ogni euro risparmiato è una vittoria, una conquista; alcuni che hanno imparato la pazienza; alcuni che vorrebbero vedere i propri cari realizzati e che lottano per quel che possono e, nonostante tutto, vanno avanti; alcuni ai quali è impedito un viaggio, una piccola distrazione, una visita medica specialistica, un libro, una festa, un vestito nuovo, un corso professionalizzante a pagamento...

In questo tempo non vi sono i campi di concentramento e i forni crematori, ma vi sono ospedali che pullulano di uomini, donne e bambini ammalati di cancro; vi sono i terreni inquinati dai rifiuti radioattivi e piantagioni ivi coltivate; vi sono le terre dei fuochi, le dipendenze, le solitudini, i disagi, gli abbandoni, le schiavitù, le perversioni.

In questo tempo vi è aggressività generata dal malcontento, dall'ignoranza, dall'evasione scolastica, dalla mancanza di rispetto per se stessi e per gli altri; in questo tempo vi è rabbia e fame e violenza, figlie dell'indifferenza.

In questo tempo vi è il terrorismo internazionale, la morte, le armi, le guerre indette ancora in nome di... ma in nome di chi?

In questo tempo vi è la paura di chi è responsabile delle proprie azioni, di chi scrive, parla, disegna, cammina, suona, corre innalzando la bandiera dei propri ideali; vi è la paura di chi, da solo, può cambiare il sistema con piccoli gesti, partendo da se stesso attraverso lo studio, la lettura, la riflessione, la pace, la spiritualità, l'interiorità, l'attenzione.

In questo tempo vi è la globalizzazione e la massificazione che escludono il diverso o chi non si vuole omologare, chi darebbe la propria vita pur di non omologarsi.

In questo tempo vi è la vacuità che, come bruttura, forse raggiunge lo sterminio, perché appiattisce e, a causa di essa, continuano gli imbrogli e la confusione delle idee.

Tuttavia, in questo tempo di guerra ci sono ancora uomini e donne che sanno di essere dotati di mente e cuore, che sanno pensare e discernere, che sanno vedere e che non si lasciano disorientare.

Questi uomini e queste donne saranno i liberatori di un mondo ghettizzato, massacrato, isolato, violentato, distrutto.

Saranno gli uomini e la donne del tempo della memoria.

Gli uomini e le donne che ricostruiranno il XXI secolo.



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