Legislazione e Giurisprudenza, Risarcimento, reintegrazione -  Mazzon Riccardo - 2015-11-27

ILLECITO CIVILE ED ILLECITO PENALE: ENTRAMBI ISTITUTI A STRUTTURA TRIPARTITA? - Riccardo MAZZON

scandagliando la giurisprudenza, è doveroso segnalare come tutta una serie di istituti propri del diritto penale  sono sovente utilizzati per consentire una organica disciplina dell"illecito civile

tale utilizzo è reso indispensabile dalle lacune esistenti in materia nell"ambito civile

struttura tripartita dell"illecito quale momento determinante la confluenza in unici paradigmi giuridici di istituti diretti a perseguire differenti obiettivi

Pur operando in settori alquanto differenti, ambito civile per l"illecito civile, ambito penale per l"illecito penale, i due istituti condividono peraltro – tranne che per quanto si dirà in relazione al danno – la struttura (tripartita) che li caratterizza: entrambi possono esser, infatti, ontologicamente scomposti in fatto materiale (od oggettivo: nel diritto penale, il c.d. fatto tipico: cfr., amplius, il capitolo primo del volume: "Responsabilità e risarcimento del danno da circolazione stradale" - Riccardo Mazzon, Rimini 2014), antigiuridicità e colpevolezza.

L"evidente similitudine strutturale permette all"interprete di chiedersi se i tre elementi che compongono i due diversi illeciti siano suscettibili di sovrapposizione in identici paradigmi giuridici; se, cioè, il fatto materiale componente l"illecito civile possa esser spiegato ricorrendo alla teoria del fatto tipico elemento del reato; se la colpevolezza sia un unico concetto utilizzabile sia in ambito di illecito civile che in ambito di illecito penale; se l"antigiuridicità civilistica coincida o meno (ed, eventualmente, in che termini) con l"antigiuridicità obiettiva di penalistica matrice.

Un tanto, ovviamente, senza voler affermare identità di istituti, bensì, al contrario, con la consapevolezza degli ontologici motivi di difformità, naturalmente conseguenti alle diverse finalità perseguite dai due tipi di illecito; si pensi, soprattutto, alla tipicità che contraddistingue l"illecito penale e alla struttura, all"opposto, atipica, che contraddistingue il neminem laedere civilistico; si confronti ad esempio, in argomento, la seguente pronuncia, laddove s"afferma che la richiesta di accertamento del danno da ritardo - ovvero del danno derivante dalla tardiva emanazione di un provvedimento legittimo e favorevole -, se da un lato deve essere ricondotta al danno da lesione di interessi legittimi pretensivi, per l'ontologica natura delle posizioni fatte valere, dall'altro, in ossequio al principio dell'atipicità dell'illecito civile, costituisce una fattispecie sui generis, di natura del tutto specifica e peculiare, che deve essere ricondotta nell'alveo dell'art. 2043 c.c. per l'identificazione degli elementi costitutivi della responsabilità:

"di conseguenza, l'ingiustizia e la sussistenza stessa del danno non possono, in linea di principio, presumersi iuris tantum, in meccanica ed esclusiva relazione al ritardo o al silenzio nell'adozione del provvedimento amministrativo, ma il danneggiato deve, ex art. 2697 c.c., provare tutti gli elementi costitutivi della relativa domanda; in particolare, occorre verificare la sussistenza sia dei presupposti di carattere oggettivo (prova del danno e del suo ammontare, ingiustizia dello stesso, nesso causale), sia di quello di carattere soggettivo (dolo o colpa del danneggiante)" (T.A.R. Puglia Lecce, sez. I, 05/04/2013, n. 764 S. s.r.l. c. Reg. Puglia, Com. Brindisi Red. amm. TAR 2013, 04).

Un"unica differenza strutturale sembra distinguere l"illecito civile da quello penale: mentre, invero, l"illecito civile si completa e si contraddistingue per esser produttivo di danno (art. 2043 c.c.: "Qualunque fatto ... che cagiona ad altri un danno ingiusto..."), dove il danno è offesa che necessariamente deve seguire il fatto illecito e giammai può in essa contenersi, pena lo snaturamento dell"istituto aquiliano [ma naturalmente, per contro, il risarcimento del danno da fatto illecito può derivare solo da comportamenti ritenuti illeciti e sanzionabili nel momento in cui si pone in essere la condotta, in quanto nessuno può essere assoggettato a sanzione in relazione a comportamenti che la legge non considerava illeciti al tempo in cui il soggetto ha agito: il principio è stato da ultimo enunciato con riferimento a condotte poste in essere

"prima della data di deposito di sentenze della Corte di giustizia Ce, che prevedevano un aggravamento della responsabilità rispetto alla disciplina in vigore alla data in cui erano stati posti in essere i comportamenti allegati a fondamento della domanda risarcitoria" Cassazione civile, sez. III, 05/02/2013, n. 2637 Stara c. Stato it. Giust. civ. Mass. 2013],

l"illecito penale tende generalmente ad essere considerato in sé e per sé offensivo, ritenendo i più che, per il diritto penale, l"offesa coincida con il contenuto di disvalore del fatto tipico; si osservi, a riguardo, anche quanto affermano le SS. UU. Della Suprema Corte nella pronuncia che segue, laddove, in materia di successione di leggi penali, conclama che, in caso di modifica della norma incriminatrice, per accertare se ricorra o meno "abolitio criminis" è sufficiente procedere al confronto strutturale tra le fattispecie legali astratte che si succedono nel tempo, senza la necessità di ricercare conferme della eventuale continuità tra le stesse facendo ricorso ai criteri valutativi dei beni tutelati e delle modalità di offesa,

"atteso che tale confronto permette in maniera autonoma di verificare se l'intervento legislativo posteriore assuma carattere demolitorio di un elemento costitutivo del fatto tipico, alterando così radicalmente la figura di reato, ovvero, non incidendo sulla struttura della stessa, consenta la sopravvivenza di un eventuale spazio comune alle suddette fattispecie" (Cassazione penale, sez. un., 26/02/2009, n. 24468 R. Cass. pen. 2009, 11, 4113 nota GAMBARDELLA CED Cass. pen. 2009, rv 243585 Riv. pen. 2009, 9, 951 Cass. pen. 2010, 4, 1619 nota MUCCIARELLI).



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