Legislazione e Giurisprudenza, Procedura penale -  Bernicchi Francesco Maria - 2014-12-10

ILLEGITTIMO L'ARTICOLO 516 C.P.P CHE NON PREVEDE ABBREVIATO IN DIBATTIMENTO - Corte Cost. 273/14 - F.M. BERNICCHI

Corte Costituzionale e procedimento penale

Illegittimità costituzionale 516 c.p.p

Richiesta rito abbreviato

Si prende in considerazione una recentissima sentenza della Corte Costituzionale in materia di procedimento penale in riferimento, in particolare, all"illegittimità costituzionale dell"articolo 516 c.p.p.

Il fatto, in breve: la Corte d"appello di Lecce ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell"art. 516 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede la facoltà dell"imputato di chiedere al giudice del dibattimento il giudizio abbreviato relativamente al fatto diverso contestato in dibattimento, quando la nuova contestazione concerne un fatto che non risultava dagli atti di indagine al momento dell"esercizio dell"azione penale.

In particolare, il fatto de quo origina da un atto di appello avverso una sentenza del Tribunale di Brindisi, il quale riferisce che i due imputati appellanti erano stati tratti originariamente a giudizio per rispondere di tentata estorsione aggravata continuata, in concorso tra loro e di altro coimputato. Nel corso del giudizio di primo grado, il pubblico ministero aveva modificato l"imputazione ai sensi dell"art. 516 cod. proc. pen., contestando – limitatamente ad una delle condotte intimidatorie per le quali si procedeva – la forma consumata, anziché quella tentata del delitto di estorsione: ciò, sulla base delle dichiarazioni rese in dibattimento dal coimputato, stando alle quali l"offeso avrebbe nell"occasione ceduto alle pressioni, versando agli imputati una somma di denaro. A seguito della modifica, lo stesso pubblico ministero aveva chiesto l"ammissione di una nuova prova, rappresentata dall"esame di un collaboratore di giustizia, mentre i difensori avevano chiesto ed ottenuto la concessione di un termine a difesa.

Alla successiva udienza, i difensori di tutti gli imputati avevano chiesto che il processo fosse definito con giudizio abbreviato ai sensi dell"art. 516 cod. proc. pen., interpretato alla luce della «lettura combinata» delle sentenze della Corte costituzionale n. 333 del 2009 e n. 237 del 2012. In subordine, ove tale interpretazione non fosse ritenuta praticabile, avevano eccepito l"illegittimità costituzionale del citato articolo per contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost.

Ciò premesso, la Corte leccese rileva che la fattispecie oggetto del giudizio a quo resta estranea alle dichiarazioni di illegittimità costituzionale di cui alle citate sentenze n. 333 del 2009 e n. 237 del 2012, concernenti la preclusione all"accesso al giudizio abbreviato nel caso di nuove contestazioni dibattimentali. La prima delle due decisioni attiene, infatti, alle sole contestazioni cosiddette "tardive" o "patologiche" – relative, cioè, a fatti che già risultavano dagli atti di indagine al momento dell"esercizio dell"azione penale – mentre nella specie si discute di una modifica dell"imputazione "fisiologica", legata alle nuove risultanze dell"istruzione dibattimentale. La sentenza n. 237 del 2012 si riferisce, a sua volta, alla sola contestazione suppletiva "fisiologica" di un reato concorrente ai sensi dell"art. 517 cod. proc. pen., mentre nella specie si è di fronte alla contestazione "fisiologica" di un fatto diverso, ai sensi dell"art. 516 cod. proc. pen.

La Corte rimettente ritiene conseguentemente di dover sollevare questione di legittimità costituzionale di quest"ultima disposizione, nella parte in cui non consente all"imputato di chiedere al giudice del dibattimento il giudizio abbreviato, relativamente al fatto diverso contestato in dibattimento, quando la nuova contestazione concerna un fatto non risultante dagli atti di indagine al momento dell"esercizio dell"azione penale.

La Corte Costituzionale, dopo aver chiarito che i due precedenti citati dalla difesa nell"atto di appello non si riferiscono alla fattispecie concreta interessata, sancisce che la questione è fondata.

Con la sentenza n. 237 del 2012, questa Corte – superando il diverso indirizzo espresso in precedenti pronunce, risalenti agli anni immediatamente successivi all"entrata in vigore del nuovo codice di rito – ha dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione del principio di eguaglianza e del diritto di difesa (artt. 3 e 24, secondo comma, Cost.), l"art. 517 cod. proc. pen., nella parte in cui non consente all"imputato di chiedere il giudizio abbreviato al giudice del dibattimento in relazione al reato concorrente oggetto di contestazione suppletiva cosiddetta "fisiologica": volta, cioè, ad adeguare l"imputazione alle nuove risultanze dell"istruzione dibattimentale.

Le considerazioni poste a base di detta decisione risultano estensibili, con gli opportuni adattamenti, anche alla contestazione "fisiologica" del fatto diverso, operata ai sensi dell"art. 516 cod. proc. pen.: disposizione che – sotto la rubrica «Modifica della imputazione» – stabilisce, al comma 1, che «Se nel corso dell"istruzione dibattimentale il fatto risulta diverso da come è descritto nel decreto che dispone il giudizio, e non appartiene alla competenza di un giudice superiore, il pubblico ministero modifica l"imputazione e procede alla relativa contestazione».

Le fattispecie regolate dagli artt. 516 e 517 cod. proc. pen. sono già state, del resto, accomunate da questa Corte nelle analoghe declaratorie di illegittimità costituzionale inerenti alle contestazioni dibattimentali cosiddette "tardive" o "patologiche", relative, cioè, a fatti che già risultavano dagli atti di indagine al momento dell"esercizio dell"azione penale: contestazioni che una consolidata giurisprudenza di legittimità reputa ammissibili, malgrado il tenore letterale apparentemente contrario delle citate disposizioni del codice di rito (sentenze n. 333 del 2009 e n. 265 del 1994, concernenti, rispettivamente, il giudizio abbreviato e il "patteggiamento"). Altrettanto è avvenuto – a prescindere da ogni distinzione fra contestazioni "fisiologiche" e "patologiche" – con riguardo alla mancata previsione della facoltà dell"imputato di presentare domanda di oblazione in rapporto al reato oggetto della nuova contestazione (sentenza n. 530 del 1995).

Il tratto distintivo che intercorre tra la contestazione del reato concorrente e la contestazione del fatto diverso sussiste ed è il seguente: la prima, concernendo un addebito aggiuntivo rispetto a quello originario (se pure al medesimo connesso, ai sensi dell"art. 12, comma 1, lettera b, cod. proc. pen.), potrebbe eventualmente dar luogo anche ad una imputazione autonoma, oggetto di un procedimento distinto; la seconda no, trattandosi della mutata descrizione del fatto per il quale è già stata esercitata l"azione penale (addebito sostitutivo). Con la conseguenza che, quando emerga la diversità del fatto, la nuova contestazione dibattimentale rappresenta una soluzione obbligata per il pubblico ministero, non potendo il novum affiorato nell"istruzione dibattimentale formare oggetto di un procedimento separato, stante l"efficacia preclusiva del giudicato.

L"art. 516 cod. proc. pen. va dichiarato, pertanto, costituzionalmente illegittimo, nella parte in cui non prevede la facoltà dell"imputato di richiedere al giudice del dibattimento il giudizio abbreviato relativamente al fatto diverso emerso nel corso dell"istruzione dibattimentale, che forma oggetto della nuova contestazione.

per questi motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE

dichiara l"illegittimità costituzionale dell"art. 516 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede la facoltà dell"imputato di richiedere al giudice del dibattimento il giudizio abbreviato relativamente al fatto diverso emerso nel corso dell"istruzione dibattimentale, che forma oggetto della nuova contestazione.



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