Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Redazione P&D - 2015-10-26

IMMISSIONI, DIRITTI INVIOLABILI: UN'ALTRA TIPICITA' E' POSSIBILE - Cass. 17013/15 - Natalino SAPONE

- Immissioni acustiche

- Danno esistenziale risarcibile anche senza lesione fisica

- Spunti per una tipicità funzionale, senza necessità di diritti inviolabili

Cass. civ., sez. III, 20/8/2015, n. 17013, pres. Vivaldi, rel. Stalla, ha confermato il rigetto della domanda di risarcimento del danno non patrimoniale derivante da immissioni sonore causate da un gregge in prossimità dell'abitazione degli attori. Il giudice di pace aveva accolto la domanda, liquidando la somma di € 10.000 a titolo di risarcimento del danno esistenziale da inquinamento acustico e limitazione di movimento.

L"appello era stato in tale parte accolto, con rigetto della domanda di risarcimento per difetto di prova. È stato allora proposto ricorso in cassazione sull"assunto che la sussistenza di un danno morale o esistenziale doveva invece ritenersi insita nell'accertata lesione dei diritti costituzionali alla libertà di spostamento, al tranquillo godimento del domicilio e alla serena fruizione del tempo libero. Sicché la prova della intollerabilità delle immissioni (così come ritenuta anche dal giudice di appello) implicava di per sé la prova del danno risarcibile.

Il ricorso è stato ritenuto infondato dalla S.C. Secondo il giudice di appello – si è rilevato – i testi avevano confermato la sussistenza ed intollerabilità delle immissioni sonore provenienti dal gregge al pascolo in prossimità dell'abitazione degli attori, senza che da ciò si deducessero tuttavia elementi utili alla dimostrazione di un danno risarcibile; sicché gli appellati non avevano "offerto alcuna prova (né articolato richieste in tal senso) idonea a documentare la verificazione di un pregiudizio, derivante dalle lamentate immissioni, alla loro vita quotidiana, con conseguente impedimento o difficoltà nello svolgimento di attività che ne costituivano parte integrante (in cui si sostanzia propriamente il danno esistenziale)(...)".

Parimenti destituita di fondamento – ha aggiunto la S.C. – "è la censura di violazione normativa, dal momento che i principi di diritto richiamati dal giudice di appello trovano riscontro nella ormai assodata giurisprudenza di legittimità. Quanto, in particolare, al fatto che il danno ex art. 2059 c.c. - pur quando sia astrattamente riconoscibile - si atteggia in ogni caso quale danno-conseguenza (v. note decisioni di cui alle SSUU nn. 26972/3/4/5 del 2008); così da non potersi ritenere in re ipsa, e richiedere invece la comprovata sussistenza dei caratteri generali della gravità della lesione e della apprezzabile serietà, comunque valutata sul metro dei diritti costituzionali inviolabili, del pregiudizio di cui si chieda il risarcimento (tra le altre, da ultimo, Cass. n. 15240 del 3 luglio 2014; Cass. n. 17974 del 14 agosto 2014). Alla luce di tali parametri - costituenti il punto di equilibrio costituzionale tra il dovere di protezione e solidarietà verso la vittima dell'illecito ed il generale dovere di tolleranza nei rapporti sociali - il risarcimento del danno non patrimoniale richiede, in definitiva, la prova di una violazione che abbia determinato in concreto una lesione la quale, andando oltre la suddetta soglia di tollerabilità, ne renda significativamente apprezzabile la portata e costituzionalmente meritevole il ristoro. Di tale orientamento non mancano applicazioni proprio in tema di danno non patrimoniale da immissioni intollerabili; essendosi in proposito affermato che l'accertata esposizione ad immissioni sonore intollerabili non costituisce di per sè prova dell'esistenza di danno alla salute, la cui risarcibilità è subordinata all'accertamento dell'effettiva esistenza di una lesione fisica o psichica (Cass. n. 25820 del 10/12/2009); e che il danno non patrimoniale consistente nella modifica delle abitudini di vita del danneggiato (alla quale si ricollega la nozione di danno esistenziale) in conseguenza delle immissioni non può essere risarcito in difetto di specifica prospettazione e dimostrazione di un danno attuale e concreto (Cass. n. 4394 del 20/03/2012). Ora, nel caso in esame, il giudice di merito ha correttamente escluso che la prova delle immissioni, ancorchè illegittime, concretasse la prova di un danno risarcibile, non potendo quest'ultimo considerarsi in re ipsa; nè gli attori avevano allegato ed offerto di provare (anche a mezzo di presunzioni) che, per effetto delle immissioni sonore, essi avevano subito un significativo mutamento delle loro condizioni ed abitudini di vita, concretante un pregiudizio risarcibile (…)".

Dunque la S.C., nel riconoscere in astratto il risarcimento del danno non patrimoniale (esistenziale in particolare) da immissioni, sembra prescindere dalla lesione dell"integrità psico-fisica. Questa – diversamente da quanto sembrava affermare qualche precedente pronuncia – non costituisce presupposto necessario per la risarcibilità del danno non patrimoniale connesso alle immissioni.

Altro punto da rimarcare è l"individuazione della sostanza del danno esistenziale, che la S.C. pare individuare nella modifica delle abitudini di vita del danneggiato.

Sull"ingiustizia la pronuncia non si sofferma molto, ma ribadisce comunque la necessità della lesione di un diritto inviolabile. Questo passaggio offre lo spunto per ragionare sulla tipicità del danno non patrimoniale.

La disciplina sulle immissioni costituisce un chiaro esempio di come la tipicità possa essere declinata in modo diverso, più confacente alle caratteristiche del danno non patrimoniale; precisamente può essere declinata in un modo che consenta di evitare il ricorso all"altisonante nozione dei diritti inviolabili; in un modo che per converso esige una maggiore attenzione alla previsione normativa che protegge il diritto della cui lesione si tratta.

La norma che prevede la tutela dalle immissioni intollerabili può essere sufficiente a fornire una puntuale base normativa – che è l"esigenza cui risponde il principio di tipicità – per il riconoscimento della risarcibilità del danno non patrimoniale in caso di immissioni intollerabili.

Infatti quando si tratta di un"abitazione, non è difficile riconnettere alla situazione giuridica protetta la funzione di tutelare un interesse di natura non economica, un valore inerente alla persona. Certo, ciò non è vero sempre. Non lo è ad es. quando si tratta di un capannone industriale o di un centro commerciale. Ma questo dimostra che basta guardare alla funzione concreta della situazione giuridica protetta per operare le opportune distinzioni. E così in generale si potrebbe fare per ogni altra fattispecie. Quando poi si ha a che fare con una responsabilità contrattuale, basterebbe guardare alla causa concreta del contratto, per individuare la funzione concreta del diritto nascente dal contratto. Sotto questo profilo in giurisprudenza sono già reperibili autorevoli indicazioni.

Piuttosto che salire sulle impervie vette dei diritti inviolabili – esercizio necessario quando si ha a che fare con il rapporto cittadino-Stato – sarebbe più adeguata alla grammatica del danno alla persona una prospettiva orizzontale e funzionale (che guarda cioè alla funzione concreta del diritto); una prospettiva che non pretende un"espressa previsione di risarcibilità del danno non patrimoniale per ogni diritto leso. È questa una pretesa che appare eccentrica ora che il danno non patrimoniale è divenuto un danno normale quanto quello patrimoniale.

I tempi sembrano ormai maturi per una tale configurazione (pienamente orizzontale e funzionale del principio di tipicità del danno non patrimoniale). Ormai il danno non patrimoniale non può essere considerato un danno eccezionale. Nelle aule giudiziarie le controversie in cui il risarcimento del danno non patrimoniale rappresenta la principale richiesta hanno probabilmente superato – sotto il profilo della frequenza statistica – quelle aventi ad oggetto il solo danno patrimoniale. Del resto, anche su un piano strettamente normativo, la svolta del 2003 è avvenuta nel segno del superamento dell"eccezionalità del danno non patrimoniale. Dopo il 2003, si è verificato un ulteriore allargamento degli ambiti operativi del danno alla persona. Quello non patrimoniale è un danno sempre più normale, un danno che di eccezionale non ha più nulla.

In questo contesto allora ha un che di forzato e di artificioso ricorrere ancora, per aprire le porte al risarcimento, a uno strumento (la nozione dei diritti inviolabili) buono per le evenienze estreme, al limite, nato per difendere la persona dallo Stato Leviatano. Per tutelare una persona da un"altra persona, un consociato da un altro consociato, basta e avanza un normalissimo diritto soggettivo. Per il danno alla persona occorre qualcosa di più? Ma questo qualcosa in più ben può essere trovato non andando lontano, ma guardando proprio al diritto leso, e più precisamente alla funzione per la quale il diritto è stato previsto dall"ordinamento. Se il diritto protetto da una specifica norma ha l"oggettiva (ossia in modo non contingente e legato a usi idiosincratici) funzione di proteggere un bene della vita non suscettibile di valutazione economica, in tal caso è ragionevole rinvenire uno dei casi determinati dalla legge di cui parla l"art. 2059 c.c.

Sarebbe questo un ulteriore passo verso un"ulteriore normalizzazione del danno alla persona, di fatto già avvenuta sul piano della prassi quotidiana nelle aule giudiziarie e sul piano, per così dire, culturale. La configurazione del danno alla persona come danno normale è entrata ormai nel comune sentire degli operatori giuridici. Per dirla più enfaticamente, è entrata a pieno titolo nello spirito del tempo. E come insegnava Oliver Wendel Holmes: "la vita del diritto non è logica, è esperienza" e l"esperienza è "la percezione delle necessità del tempo". È una necessità del tempo odierno quella di superare interpretazioni prese nella ben diversa ottica dell"eccezionalità.

Il successivo passo verso la completa normalizzazione del danno non patrimoniale potrebbe allora consistere nell"interpretazione orizzontale dell"art. 2059 c.c. sotto il profilo in particolare del principio di tipicità. Questo passo avrebbe l"ulteriore benefico effetto di liberare la Costituzione da quello strano compito che è venuta assumendo negli ultimi tempi sul piano del danno alla persona: quello di costituire un fattore (se non di chiusura quanto meno) di rallentamento sulla strada dell"evoluzione della tutela risarcitoria. La si restituirebbe a quella che è sempre stata la sua principale missione: strumento di progresso e di apertura, di allargamento della tutela dei diritti preesistenti e di scoperta di diritti nuovi.



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