Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Andrea Castiglioni - 2015-11-12

Immissioni intollerabili (musica ad alto volume). Riconosciuto il solo danno esistenziale - Cass. 20927/15 - Andrea Castiglioni

- Musica ad alto volume e schiamazzi in ore notture.

- Intollerabilità delle immissioni.

- Risarcimento del danno esistenziale.


Uno stabilimento industriale, nei mesi estivi, offre intrattenimento musicale che reca disturbo ai residenti delle case limitrofe, anche nelle ore di riposo notturno.

Alcuni residenti insorgono avanti all"Autorità giudiziaria (il Tribunale di Milano), lamentando il superamento della soglia di tollerabilità, tale da influire sulla normali abitudini di vita, essendo divenuto impossibile dormire serenamente la notte.

Il Tribunale di Milano (sent. del 2008), così come la Corte d"Appello (sent. n. 2958 del 28.10.2011), accolgono le doglianze e riconoscono il risarcimento al danno non patrimoniale, nella sua declinazione esistenziale. La Corte di Cassazione (con la sentenza in commento), ne dà conferma con argomentazioni che così si possono riassumere.

Anzitutto una premessa.

Il danneggiante aveva rispettato le prescrizioni previste dalla normativa pubblicistica. Ma, secondo un orientamento costante della Cassazione (Cass. 1151/2003; Cass. 1418/2006; Cass. 939/2011; 17051/2011; 15233/2014 in tema di rumurosità di sorvolo aereo), tale rispetto non esclude "di per sé" la violazione dei principi civilistici, posto che le norme pubblicistiche, perseguendo interessi pubblici, regolano i rapporti cd. verticali tra privati e PA e sono volte a garantire il rispetto di livelli minimi di quiete nell'interesse di tutta la collettività. I principi civilistici in tema di immissioni, invece, sanciti dagli art. 844 e 2043 c.c., sono previsti a tutela dei rapporti tra privati, e la loro violazione deve necessariamente essere accertata dal giudice tenendo conto di tutte le peculiarità del caso concreto (l'accertamento del rispetto o meno delle soglie di "quiete" stabilite da leggi o regolamenti, si sostanzierebbe in un mero accertamento in astratto).

Ciò premesso, il risarcimento deriva dalla lesione di diritti di natura non patrimoniale, quali (citando testualmente) il "diritto al normale svolgimento della vita familiare all'interno della propria casa di abitazione", il "diritto alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini di vita quotidiane" (anche Cass. 7875/2009), il "diritto al riposo notturno e alla vivibilità della propria abitazione" (anche Cass. 26899/2014). Diritti la cui lesione deve essere provata dal danneggiato, anche mediante presunzioni. È quindi affermata la collocazione nell"ambito dei "danni conseguenza" (nel caso di specie, la prova era stata agevole, posto che, secondo l"accertamento tecnico, trattavasi di "immissioni sonore - costituite da musica ad alto volume e altri schiamazzi - clamorosamente eccedenti la normale tollerabilità in orario serale e notturno", tali da determinare una "lesione, non futile, al diritto al riposo notturno per un periodo di almeno tre anni").

Il passaggio fondamentale della pronuncia, tuttavia, si legge quando la S.C. respinge l'ultima doglianza (esposta dai ricorrenti in modo peraltro prevedibile), che così si può sintetizzare: secondo la sentenza della Cassazione a Sezioni Unite n. 26972/2008 (le note SSUU di San Martino), il danno non patrimoniale costituirebbe una categoria unitaria composta al suo interno da sottovoci quali il danno biologico, morale soggettivo ed esistenziale; descrizioni, queste, da intendersi in modo quasi gerarchico, sicchè non può sussistere danno morale se non sussiste primariamente anche un danno alla salute; l"attribuzione di identità distinte e libere di tali voci violerebbe la statuizione della nota sentenza, tesa ad eliminare le duplicazioni di danno non patrimoniali, dando così ossigeno alla proliferazione delle pretese cd. bagatellari.

La sentenza in commento, invece, osserva che le SSUU del 2008 hanno sì statuito per l"unitarietà del danno non patrimoniale, ma allo stesso tempo non l"hanno vincolato alla suddetta gerarchia. Non è scritto che il danno alla qualità della vita possa essere riconosciuto solo laddove a monte vi sia un danno alla salute (che, per inciso, nel caso della sentenza in commento, non sussisteva) e un danno morale per sofferenza transitoria.

Piuttosto e più precisamente - continua la Cass. in commento - è riconosciuta tutela a lesioni di diritti non patrimoniali solo laddove tale lesione sia grave e derivi da una lesione di un diritto costituzionalmente garantito (questo è il vero "filtro" per l"esclusione delle pretese bagatellari), indipendentemente dal fatto che la vittima abbia subito un danno ad es. alla salute psico-fisica.

Il richiamo alla Costituzione, però, deve essere interpretato in senso ampio, cioè inteso come richiamo ad una "fonte superiore", sovraordinata alla Legge ordinaria.

Nel caso di specie, tale la fonte superiore non è stata ravvisata nella Costituzione, bensì nell"art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell"Uomo, il quale prevede che "Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza".

Si può quindi ritenere che l"art. 2059 c.c. (norma in bianco), debba essere interpretato in senso "costituzionalmente" orientato, ma con ciò comprendendo anche la Convenzione EDU, "comunitarizzata" grazie al Trattato di Lisbona e quindi dotata di forza precettiva nel nostro ordinamento (per il tramite dell"art. 11 e 117 Cost.).

In conclusione, la S. C. riconosce l"esistenza di diritti non patrimoniali come sopra descritti, la cui lesione sarebbe evidentemente da ricondurre al danno esistenziale, dato che si riferisce espressamente al "normale svolgimento della propria vita" e alla "libera e piena esplicazione delle proprie abitudini".

Conferma che i pregiudizi non patrimoniali (come quelli sopra citati) possono essere risarciti solo se la lesione sia grave e se si risolva nella lesione di un diritto protetto da una fonte superiore, con ciò comprendendo sia la Costituzione ma anche la Convenzione EDU; nel caso di specie, all"art. 8, norma invocata sovente dalla Corte Europea dei Diritti dell"Uomo nelle sentenze con cui riconosce risarcimento in conseguenza di immissioni sonore intollerabili, ed in assenza di danni alla salute (sent. Deès v. Ungheria del 09.11.2010; sent. Oluic" v. Croazia, n. 61260/2008, par. da 48 a 66; sent. Moreno Gomez v. Spagna, n. 4143/2002, par. da 57 a 63).

Cassa la sentenza d"appello, riconoscendo come corretto il risarcimento del solo danno non patrimoniale, nell"interna descrizione di danno esistenziale, cioè confermando come corretta la ricostruzione operata dai giudici di merito.



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