Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2016-02-10

IMMISSIONI SONORE DI RILEVANZA PENALE - Cass. pen. 37184/14 - A.G.

L"art. 659 c.p. prevede due autonome fattispecie che si differenziano a seconda della fonte del rumore prodotto. Se le vibrazioni sonore non sono causate dall"esercizio dell"attività lavorativa, occorre che i rumori superino la normale tollerabilità ed investano un numero indeterminato di persone, disturbando le loro occupazioni o il riposo; se, invece, il rumore proviene dall"esercizio di una professione o di un mestiere rumoroso la condotta si presume una turbativa alla pubblica tranquillità.

Il caso concreto riguarda l'amministratore di un hotel accusato del reato per aver prodotto inquinamento acustico in orario notturno nell"esercizio di attività di intrattenimento musicale svolta con l"installazione di strumenti sonori.

Sull'argomento, su questa Rivista, (9.9.2014), "DISTURBO ALLA QUIETE PUBBLICA E LOCALI NOTTURNI" - Cass. pen. 37196/2014; (30.6.2014), "RISARCIBILI LE CONSEGUENZE DI MOLESTIE E DISTURBO ALLE PERSONE" - Cass. pen. 16718/2014. Riguardo al danno riconosciuto, si veda, ad esempio, "IMMISSIONI INTOLLERABILI (MUSICA AD ALTO VOLUME). RICONOSCIUTO IL SOLO DANNO ESISTENZIALE" - Cass. 20927/15.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 3 luglio – 5 settembre 2014, n. 37184 - Presidente Squassoni – Relatore Amoresano

Ritenuto in fatto

1. La Corte di Appello di Lecce, con sentenza del 27.11.2013, ha confermato la sentenza del Tribunale di Lecce, sez. dist. di Casarano, in composizione monocratica, con la quale T.M., previo riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, era stato condannato alla pena (sospesa alle condizioni di legge) di mesi 2 di arresto per il reato di cui all'art.659 comma 2 c.p. ed al risarcimento dei danni in favore della costituita parte civile.
Ha premesso la Corte territoriale che il Tribunale aveva affermato la penale responsabilità dell'imputato sulla base della testimonianza di A.L.F. (una delle due costituite parti civili) il quale aveva confermato in dibattimento che dall'Hotel "____", sito nella marina di ____, di cui il T. era amministratore, veniva diffusa musica ad alto volume, anche a notte inoltrata, in modo da disturbare il riposo delle persone abitanti nella zona.
L'offensività dei rumori era stata rilevata anche dal funzionario dell'ARPA, M.T., che aveva effettuato varie misurazioni dopo le ore 22,00, e dallo stesso teste addotto dalla difesa, O.M.
Tanto premesso, ha ritenuto la Corte territoriale destituiti di fondamento i motivi di appello, evidenziando, innanzitutto, che l'imputato dovesse rispondere dei reato ascritto nella sua qualità di amministratore, anche perché egli, come riferito dal teste O., era il supervisore nella gestione della struttura alberghiera.
Risultava, poi, provato il superamento dei valori-limite di rumorosità e la idoneità ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone, abitanti nella zona. Ha ritenuto, infine, la Corte territoriale che il superamento dei valori limite di rumorosità nell'esercizio di una discoteca integrasse il reato di cui all'art. 659 co.2 c.p. come contestato, norma speciale rispetto all'illecito depenalizzato previsto dall'art. 10 comma secondo L. 447/1995 che tutela genericamente la salubrità ambientale (a prescindere dal disturbo dei riposo e delle occupazioni delle persone).
2. Ricorre per cassazione T.M., a mezzo del difensore.
Assume, preliminarmente, che il reato contestato è quello di cui all'art. 659 comma 2 c.p., ma che in primo grado è stata irrogata la pena dell'arresto (prevista invece dal comma 1) e che la motivazione della sentenza di secondo grado fa riferimento alla fattispecie di cui al primo comma.
Tanto premesso, denuncia la violazione di legge in relazione agli artt.192 e 530 c.p.p. ed all'art.659 comma 2 c.p., nonché in relazione agli artt. 9 L. 689/1981 e 10 comma 2 L. 447/1965.
Secondo costante giurisprudenza di legittimità l'art.659 c.p. prevede due ipotesi: la prima di cui al primo comma richiede l'accertamento che i rumori superino la normale tollerabilità e disturbino un numero indeterminato di persone; la seconda di cui al comma 2, prescinde dalla verificazione dei disturbo, essendo sufficiente verificare che l'esercizio del mestiere rumoroso si sia verificato al di fuori dei limiti temporo-spaziali imposti dalla legge, dai regolamenti o da provvedimenti dell'Autorità.
Se la Corte territoriale avesse applicato correttamente i principi enunciati da tale giurisprudenza avrebbe dovuto mandare assolto l'imputato o quanto meno prendere atto della intervenuta depenalizzazione dei reato di cui all'art.659 comma 2 c.p. II Comune di _____ aveva autorizzato la diffusione di musica negli esercizi pubblici, per cui non sussisteva l'ipotesi di cui al comma 2 dell'art. 659 c.p.
Né ricorreva l'ipotesi di superamento dei limite di tollerabilità dei rumori, con disturbo di un numero indeterminato di persone, facendo la stessa contestazione riferimento soltanto ai soggetti che abitavano di fronte alla struttura alberghiera.
Infine, ove si ritenga che le modalità di diffusione della musica fossero non conformi a quanto stabilito dal Comune di ____, si verterebbe nell'ipotesi depenalizzata di cui all'art. 10 co. 2 L. 447/95.
Con il secondo motivo denuncia la violazione degli artt. 13 Cost., 7 L. 848/1955, 132 c.p. 659 comma 2, essendo stata applicata la pena dell'arresto, pur prevedendo la fattispecie contestata soltanto la pena dell'ammenda.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è infondato in ordine all'affermazione di penale responsabilità.
2. All'imputato risulta contestato, come emerge dal riferimento normativo e dalla stessa formulazione dell'imputazione, il reato di cui all'art. 659, secondo comma, c.p. Tale contestazione non è stata modificata nel corso dei giudizio di merito. Del resto anche la Corte territoriale, pur con una motivazione non chiarissima, ha ritenuto, richiamando la giurisprudenza di legittimità, che il superamento dei valori limite di rumorosità prodotto nell'esercizio di un'attività di discoteca integrasse (così come contestato) la fattispecie prevista dal comma secondo dell'art. 659 (e non quella prevista dal primo comma) e che essa non fosse depenalizzata per effetto della L. 447/1995 (pag. 4 sent.).
3. Non c'è dubbio che l'elemento differenziatore tra le due autonome fattispecie configurate dal primo e secondo comma dell'art.659 c.p. sia rappresentato dalla fonte del rumore prodotto, giacchè, ove esso provenga dall'esercizio di una professione o di un mestiere rumorosi, la condotta rientra nella previsione dei secondo comma del citato articolo per il semplice fatto della esorbitanza rispetto alle disposizioni di legge o alle prescrizioni dell'autorità, presumendosi la turbativa della pubblica tranquillità. Qualora, invece, le vibrazioni sonore non siano causate dall'esercizio dell'attività lavorativa, ricorre l'ipotesi di cui al primo comma dell'art. 659 cod. pen., per la quale occorre che i rumori superino la norma tollerabilità ed investano un numero indeterminato di persone, disturbando le loro occupazioni o il riposo (cfr. ex multis Cass.pen. sez. i n.4820 del 17.12.1998).
4. Ritiene il Collegio che, pur in presenza di decisioni in senso difforme, vada confermato l'indirizzo interpretativo secondo il quale, anche a seguito dell'entrata in vigore della L. 447/1995, la fattispecie prevista dal comma 2 dell'art.659 c.p. non è stata depenalizzata. Si è evidenziato, infatti, che l'art.659 co.2 c.p. "tutela lo stesso interesse, la tranquillità pubblica ricomprendente la quiete privata, ma fa discendere conseguenze sanzionatorie più lievi dalla sua lesione o messa in pericolo, quando ciò derivi non da comportamenti privi di collegamento con altri interessi ritenuti dall'ordinamento apprezzabili, ma dall'irregolare svolgimento di un'attività lavorativa in sé rumorosa, categoria in cui deve senz'altro rientrare l'esercizio di una discoteca". Se tale è la "ratio" e l'inquadramento sistematico della norma, non è applicabile Il principio di specialità di cui all'art.9 della legge 689/1981, poiché la fattispecie di cui all'art.659 comma 2 contiene un elemento, mutuato da quella di cui al comma 1 con cui il comma 2 va posto in relazione, estraneo alla fattispecie prevista dall'art.10 legge 447/1995 che tutela genericamente la salubrità ambientale, limitandosi a stabilire, e a sanzionare in via amministrativa il superamento, i limiti di rumorosità delle sorgenti sonore oltre i quali deve ritenersi sussistente l'inquinamento acustico. Tale elemento è rappresentato proprio da quella concreta idoneità della condotta rumorosa, che determina la messa in pericolo dei bene della pubblica tranquillità tutelato da entrambi i commi dell'art.659 c.p., a recare disturbo al riposo ed alle occupazioni di una pluralità indeterminata di persone.." (cfr. Cass. pen. Sez. 1 n.25103 del 16.4.2004; cfr. anche Cass. sez. 1 n.530 dei 3.12.2004; Cass. sez. 1 n. 44167 del 27.10.2009).
4.1. I Giudici di merito hanno accertato che: a) il ricorrente, nella qualità di amministratore dell'Hotel ____, aveva prodotto inquinamento acustico in orario notturno nell'esercizio di attività di intrattenimento musicale svolta con l'installazione di strumenti sonori; b) come verificato da funzionari dell'ARPA, attraverso varie misurazioni, le immissioni rumorose superavano dei doppio il consentito; c) nelle adiacenze del complesso alberghiero vi erano numerose unità immobiliari (villette a schiera), per cui le immissioni sonore erano idonee ad offendere il bene tutelato (pag. 3 e 4 sent.).
5. La Corte territoriale, confermando la sentenza di primo grado, ha però applicato alla fattispecie contestata e ritenuta (art.659 comma 2 c.p.) la sanzione prevista per il comma 1 dei medesimo art. 659 c.p.
Al ricorrente è stata irrogata, infatti, la pena dell'arresto e non quella dell'ammenda.
In accoglimento dei secondo motivo di ricorso, la sentenza impugnata va, pertanto, annullata, con rinvio, per la rideterminazione della pena (trattandosi di valutazione di competenza dei giudici di merito), ad altra sezione della Corte di Appello di Lecce.
5.1. Va solo aggiunto che, in tema di responsabilità, viene, con il rigetto del ricorso sul punto, a formarsi il giudicato.
Secondo giurisprudenza, assolutamente pacifica, di questa Corte, invero, in caso di annullamento parziale della sentenza, qualora siano rimesse al giudice dei rinvio questioni relative al riconoscimento delle attenuanti generiche e alla determinazione della pena, il giudicato formatosi sull'accertamento dei reato e della responsabilità impedisce la declaratoria di estinzione dei reato per prescrizione sopravvenuta alla sentenza di annullamento" (cfr. Cass. pen. sez. 2 n. 8039 del 9.2.2010; Cass. sez. 4 n. 2843 del 20.11.2008; Cass. sez. 2 n. 12967 del 14.3.2007; sez. un. n. 1 del 2000 Rv216239).

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Lecce, limitatamente alla determinazione della pena. Rigetta nel resto il ricorso.



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