Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Storani Paolo - 2013-10-15

IMPOSTA DI REGISTRO: COLPITA LA SINGOLA MANIFESTAZIONE DI RICCHEZZA - Cass. Civ. 22840/'13 - Jole Veltri

L'Autrice si occupa della recentissima sentenza emessa in materia tributaria da Cass., Sez. V, 8 ottobre 2013, n. 22840, Pres. Antonio MERONE, Rel. M. Giovanna Concetta SAMBITO.

Jole Veltri è praticante abilitata al patrocinio iscritta presso il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Cosenza; è la prima volta che pubblica su P&D.

La ringraziamo per il contributo che ha inviato alla Redazione e che ora sottoponiamo all'attenzione dei visitatori del nostro Portale. (Paolo M. Storani)

IMPOSTA DI REGISTRO: NEL DIRITTO TRIBUTARIO E' SEMPRE LA SINGOLA MANIFESTAZIONE DI RICCHEZZA CHE VIENE COLPITA IN BASE AL PRINCIPIO DEI SINGOLI NEGOZI - Jole VELTRI

Con decisione n° 22840 del"8 ottobre 2013 la sezione tributaria della Corte di Cassazione civile uniformandosi anche ai vari dictum della Corte Europea, ha ribadito che in tema di imposta di registro, ove viene colpita la singola manifestazione di ricchezza e la connessa capacità contributiva, vale il principio dell"autonomia dei singoli negozi, come si desume in modo inequivoco dalla previsione del dPR n. 131 del 1986, art. 22, la quale stabilisce che, se in un atto sono enunciate disposizioni contenute in atti scritti o contratti verbali non registrati e posti in essere tra le stesse parti intervenute nell"atto che contiene l"enunciazione, l"imposta si applica anche alle disposizioni enunciate.

I giudici della Corte di Cassazione, in base a tale argomentazione, hanno accolto il ricorso presentato dalla Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della CTR la quale ha ritenuto che l"imposta di registro relativa ad un decreto ingiuntivo emesso nei confronti del debitore principale e di due fideiussori: a) andava determinata in base all"importo indicato nel provvedimento monitorio; b) andava applicata una sola volta, trattandosi di confideiussione.

Gli stessi, affermando l"irrilevanza dell"accessorietà della fideiussione, su cui l"impugnata sentenza ha fatto leva, hanno valorizzato il principio dell"autonomia dei negozi giuridici nel diritto tributario.

Infatti, la natura accessoria del contratto di fideiussione ha una valenza civilistica (articoli 1939 e 1941 del codice civile), mentre in ambito tributario e segnatamente nell"ambito dell"imposta di registro, in cui viene colpita la singola manifestazione di ricchezza e la connessa capacità contributiva, viene in questione il principio dell"autonomia dei singoli negozi.

Secondo ampia giurisprudenza di legittimità nel caso di fideiussioni prestate, con atti separati, da più persone per un medesimo debitore ed a garanzia del medesimo debito, che siano poi enunciate in unico decreto ingiuntivo (riferito, come nella specie, unitariamente al debitore principale ed ai garanti), si configura una "confideiussione", con la conseguenza che: 1) i fideiussori sono solidalmente obbligati all"estinzione del debito, ex art. 1946 c.c. 2)la base imponibile sulla quale calcolare l"imposta di registro è costituita "per gli atti con i quali viene prestata garanzia reale o personale dalla somma garantita", ai sensi dell"art. 43, 1° co, lett. f), del dPR, n. 131 del 1986, e dell"art. 6 (e relativa nota) della tariffa, parte prima, allegata al dPR medesimo (Cass. n. 10347 del 2007).

Quindi in base a tale dictum giurisprudenziale si è statuito il principio secondo cui "la natura accessoria del contratto di fideiussione in campo civilistico (artt. 1939 e 1941 c.c.) non può essere riportata nell'ambito tributario, segnatamente nell'ambito della disciplina dell'imposta di registro, per la quale, ai sensi dell'art. 22 d.p.r. 26 aprile 1986 n. 131, vale invece il principio dell'autonomia dei singoli negozi".

Alla luce di quanto detto anche la Corte Costituzionale con sentenza n 7 del 1999 ha sostenuto che la fideiussione formata per corrispondenza ed enunciata in un provvedimento giudiziario richiesto dal creditore a tutela del proprio diritto di credito, debba essere tassata limitatamente alla parte della stessa che, non avendo ancora trovato esecuzione, sia ancora espressiva di attuale capacità contributiva. Tale importo coincide in sostanza con la parte di credito per la cui esecuzione è stato attivato il procedimento giudiziario e, quindi, con il valore del credito il cui pagamento sia stato "ingiunto" al debitore e al fideiussore tramite l"atto giudiziario.

In conclusione, tale soluzione a cui è giunta la Corte Costituzionale, deve risultare confermata anche dalla giurisprudenza di merito e di legittimità, che ritiene che nelle ipotesi in cui una fideiussione formata per corrispondenza venga enunciata in un atto giudiziario deve essere assoggettata ad imposta di registro "solo la somma risultante dal decreto ingiuntivo e non l"intero importo della fideiussione".



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