Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2014-09-15

IMPRESA SOCIALE E DISTRIBUZIONE DEGLI UTILI: UN ESEMPIO INGLESE – Alceste SANTUARI

L"art. 4, comma 1, lett. d) del disegno di legge n. 2617 di iniziativa governativa recante "Delega al Governo per la riforma del Terzo Settore, dell"impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale" presentato alla Camera dei Deputati il 22 agosto 2014, prevede che i decreti legislativi che dovranno essere adottati dovranno disporre in ordine alle "forme di remunerazione del capitale sociale e di ripartizione di utili nel rispetto di condizioni e limiti prefissati".

La previsione richiamata riconosce dunque la compatibilità tra la forma giuridica imprenditoriale vocata alla realizzazione di finalità di interesse generale e la (ancorché limitata) distribuzione degli utili.

Come è noto, una delle caratteristiche definitorie delle organizzazioni non profit è appunto di divieto di lucro soggettivo: i partecipanti, i soci, gli amministratori, i beneficiari et similia non possono appropriarsi degli eventuali utili (legittimità del lucro oggettivo), che devono, al contrario, essere reinvestiti nell"attività istituzionale dell"organizzazione.


Per contro, da tempo si dibatte circa la possibilità per le imprese sociali, che integrano il fenomeno non profit sotto forma di impresa, di incrementare l"appeal di questa particolare forma di imprenditorialità attraverso il riconoscimento di un limitato diritto alla distribuzione degli utili conseguiti.

Una previsione simile a quella contenuta nel disegno di legge governativo è rintracciabile nell"ordinamento giuridico del Regno Unito che prevede la "community interest company" (CIC). Si tratta di una forma di società a responsabilità limitata, introdotta dal "Community Interest Company Regulations" nel 2005, caratterizzata dallo specifico scopo statutario di arrecare benefici sociali alla comunità territoriale in cui essa opera ed è inserita. Detta forma giuridico-organizzativa, che dunque realizza un mix tra scopi sociali e agire imprenditoriale-commerciale, può essere adottata da una vasta gamma di imprese sociali e da progetti non profit che operano a favore della comunità nel Regno Unito.

Le CIC possono prevedere, tra l"altro, partnerships tra gli enti locali, le imprese lucrative ed altri portatori di interesse che operano a beneficio della comunità locale, per la gestione, ad esempio, di centri diurni, di servizi di assistenza domiciliare o di assistenza all"infanzia, ecc.

Sotto il profilo giuridico, la CIC risponde alle disposizioni riguardanti le società commerciali e, come tale, dunque, risulta assoggettata alla medesime procedure previste per le stesse in materia di fallimento, di trasparenza contabile, di governance interna, di diritti e doveri dei soci e di obblighi statutari.

Quali sono le principali caratteristiche di questa forma giuridica? Esse sono riconducibili ai seguenti:

  • la CIC si presenta quale forma societaria che opera a favore e a beneficio della collettività locale;
  • la CIC presenta i classici vantaggi della forma societaria, la quale risulta familiare e ben radicata nella mentalità inglese;
  • la CIC si presenta quale organizzazione flessibile ed agile, la cui governance può adattarsi facilmente alle istanze dei diversi stakeholders;
  • la CIC è in grado di beneficiare dei vantaggi delle forme societarie che possono realizzare un utile e accedere al mercato del credito;
  • la CIC, qualora decidesse di distribuire i profitti realizzati, deve sottostare ad una serie di controlli (check and balances) previsti dall"ordinamento;
  • la CIC, rispetto alle charities tradizionali, può prevedere una remunerazione per i membri del consiglio di amministrazione;
  • la CIC, non beneficiando delle provvidenze fiscali riconosciute alle charities, è regolata da un set di regole semplici;
  • la CIC assicura continuità fino al momento in cui è sciolta ovvero trasformata in charity.

In termini di accountability, la CIC deve essere in grado di dimostrare sempre di operare a favore della comunità, di assicurare la non "distrazione" del proprio patrimoinio, che deve risultare vincolato alla realizzazione degli scopi sociali, nonché deve pubblicare, ogni anno, una relazione finanziaria.

La scelta della forma giuridica, per una CIC, è particolarmente delicata in quanto, pur mantenendo chiari gli obiettivi sociali legati ad una specifica comunità, deve al contempo definire forme efficaci e sostenibili di redditività. E, quindi, come nel caso italiano, l"opzione dell"impresa sociale richiede un progetto che sappia contemperare le legittime aspirazioni economico-imprenditoriali e il perseguimento di finalità di pubblico interesse.



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