Articoli, saggi, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2014-01-29

IMPUGNARE LE DELIBERE ASSEMBLEARI DEL CONDOMINIO: TERMINI DI DECADENZA - Riccardo MAZZON

Quanto ai termini, entro i quali può essere impugnata la delibera assembleare, nei casi di annullabilità della medesima (quanto ai casi di nullità, cfr., amplius, "La responsabilità nel condominio dopo la riforma", Riccardo Mazzon, 2013) il ricorso deve essere proposto, sotto pena di decadenza, entro trenta giorni, che decorrono:

  • dalla data della deliberazione, per i dissenzienti (compresi gli astenuti);
  • dalla data di comunicazione della deliberazione, per gli assenti.

Pertanto, il condomino che intenda proporre impugnazione giudiziale contro una delibera assembleare, affetta da vizio che ne comporti annullabilità, deve farlo nel termine perentorio di trenta giorni così come previsto dal secondo comma dell'art. 1137 c.c. e tale termine decorre dal momento in cui il condomino dissenziente abbia avuto adeguata conoscenza dell'effettivo contenuto della decisione, che egli reputi lesiva dei propri interessi.

A tal fine, ad esempio, nell'ipotesi di impugnazione avverso la delibera con cui sono stati approvati i bilanci consuntivi e i relativi piani di riparto, deve ritenersi inidonea a comportarne il decorso del suddetto termine la comunicazione, al condomino assente, della semplice copia del verbale di assemblea contenente la deliberazione approvativa:

"solo la trasmissione dei documenti contabili di bilancio e di riparto con essa approvati, può reputarsi idonea ad esaurire, da parte del condominio, i propri doveri informativi e a consentire al condomino l'esercizio delle proprie ragioni" (Trib. Roma 6 maggio 2006, n. 26105, Mer, 2007, 3, 36).

Per converso, la delibera condominiale che approvi il bilancio preventivo, se non impugnata tempestivamente con riguardo a pretesi vizi che ne causino l'annullabilità, è obbligatoria per ogni condomino, il quale non può, poi, contestarne i criteri impugnando il successivo rendiconto di spesa, senza incorrere nella decadenza di cui all'art. 1137 c.c., fatta comunque salva l'azione risarcitoria contro l'ex amministratore ove ne sussistano i presupposti di legge; si confronti, per un esempio, la seguente recentissima pronuncia dove, nel caso di specie, un condomino aveva impugnato la delibera che, sulla base del relativo bilancio preventivo, gli imputava a consuntivo una certa spesa: in applicazione del principio di cui in massima, il Giudice - rilevata la mancata impugnazione dell'atto presupposto - ha

"accolto l'eccezione di decadenza sollevata dal condominio convenuto" (Trib. Modena, sez. II, 3 maggio 2011, n. 730, GLModena, 2011).

Nell'ipotesi in cui l'assemblea condominiale - e tanto risulti dal verbale - si protragga oltre la mezzanotte, deve aversi riguardo - in ragione della formulazione testuale dell'art. 1137 c.c. - al momento in cui le singole manifestazioni di volontà si sono incontrate e tradotte nell'atto collegiale,

"in quanto il termine di trenta giorni, previsto per l'impugnazione a pena di cadenza, decorre dalla deliberazione e non dalla adunanza" (Trib. Bari, sez. II, 23 maggio 2005, n. 1122, Giurisprudenzabarese.it, 2005).

Nonostante la lettera della legge prevedesse diversamente [la giurisprudenza, infatti, chiariva come il termine, per l'impugnazione delle deliberazioni dell'assemblea di condominio, avesse carattere sostanziale e non processuale:

"esso non è, pertanto, suscettibile di sospensione ai sensi della l. 7 ottobre 1969 n. 742" (Cass., sez. II, 16 luglio 1980, n. 4615, GCM, 1980, 7)],

a seguito di eccezione di incostituzionalità, con la quale si riteneva rilevante, e non manifestamente infondata, in riferimento all'art. 14 cost., la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1 l. 7 ottobre 1969 n. 742 "Sospensione dei termini processuali in periodo feriale", laddove

"non dispone che la sospensione dei termini da esso prevista si applichi pure al termine di cui all'ultimo comma dell'art. 1137 c.c. ("Impugnazione delle deliberazioni dell'assemblea")" (Trib. Genova 9 maggio 1989, GiC, 1989, II, 1787; ALC, 1989, 658),

è oggi previsto che il termine de quo sia suscettibile di sospensione feriale, in quanto è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione dell'art. 24 cost., l'art. 1 l. 7 ottobre 1969 n. 742, nella parte in cui non dispone che la sospensione feriale dei termini ivi prevista si applichi anche al termine di trenta giorni,

"di cui all'art. 1137 c.c. per l'impugnazione delle delibere dell'assemblea di condominio" (Corte cost., 2 febbraio 1990, n. 49, RDPr, 1992, 361; GiC, 1990, 196; RGE, 1990, I,189; ALC, 1990, 13,451; CS, 1990, II, 219; GI, 1990, I, 1, 1026).

In ogni caso, la decadenza de qua non può essere rilevata di ufficio dal giudice, permanendo la natura non processuale, ma sostanziale e, quindi, non essendo sottratto alla disponibilità delle parti:

"di conseguenza, l'eccezione non può, essere proposta per la prima volta in sede di legittimità" (Cass., sez. II, 1 aprile 2008, n. 8449, GDir, 2008, 21, 43; conforme Cass., sez. II, 10 gennaio 1990, n. 9, GCM, 1990, 1; GC, 1990, I, 2098, RGE, 1990, I, 494; conforme, trattandosi di materia non sottratta alla disponibilità delle parti e dovendo esser oggetto di eccezione in senso stretto della parte interessata formulata entro il limite della maturazione delle preclusioni processuali, ovvero, sulla base delle norme applicabili al giudizio interessato, entro il termine assegnato dal giudice ai sensi dell"art. 180 c.p.c.: Trib. Salerno, sez. I, 17 aprile 2008, www.dejure.it, 2008; conforme, in caso di eccezione di decadenza proposta dal condomino solo con la comparsa conclusionale: (Cass., sez. II, 28 novembre 2001, n. 15131, GCM, 2001, 2042 – conforme, per cui la parte che denuncia in cassazione la violazione della predetta norma, sostenendo che il giudice di merito ha omesso di rilevare tale decadenza, ha l'onere di indicare l'atto in cui la relativa eccezione è stata da lei opposta nel giudizio di merito: Cass., sez. II, 6 aprile 1995, n. 4009, GCM, 1995, 776).



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