Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Imbalzano Giovanni - 2013-08-01

IMPUGNAZIONE DELLA DELIBERA ASSEMBLEARE: COMPETENZA E ATTO DA PROPORRE - Giovanni IMBALZANO

Il caso in questione riguarda l"impugnazione di una delibera assembleare di condominio nella parte in cui viene considerata errata una voce di spesa, cercando pertanto di individuare l"Autorità competente e il tipo di atto da proporre al fine della vocatio in ius.

Per l"impugnazione di una deliberazione assembleare è sempre necessario, ai fini della competenza, valutare il valore dell"importo contestato e al riguardo.

In tal senso la giurisprudenza non ha un atteggiamento univoco, essendo presenti due orientamenti giurisprudenziali: secondo un primo orientamento meno recente "ai fini della determinazione della competenza per valore in relazione ad una controversia avente ad oggetto il riparto di una spesa approvata dall"assemblea di condominio, se il condomino agisce per sentir dichiarare l"inesistenza del suo obbligo di pagamento sull"assunto dell"invalidità della deliberazione assembleare, quest"ultima viene contestata nella sua globalità, sicché la competenza deve determinarsi con riguardo al valore dell"intera spesa deliberata; ove, invece, il condomino deduca, per qualsiasi diverso titolo, l"insussistenza della propria obbligazione, il valore della causa va determinato in base al solo importo contestato, perché la decisione non implica una pronuncia sulla validità della delibera di spesa nella sua globalità (Cass. civ. del 22 gennaio 2010, n. 1201).

In sostanza, secondo questo primo orientamento, se il condomino agisce per sentir dichiarare l"inesattezza della voce di spesa a suo carico con l'obiettivo di invalidare il verbale, il valore della causa si determina in relazione al valore globale delle spese deliberate e non in merito alla singola voce contestata.

Solamente se il comproprietario contesta l"insussistenza del suo obbligo di pagamento, allora il valore dev"essere determinato con specifico riferimento a quest"ultima.

L"orientamento più recente, invece, sancisce che "ai fini della determinazione della competenza per valore in relazione ad una controversia avente ad oggetto il riparto di una spesa approvata dall"assemblea di condominio, anche se il condomino agisce per sentir dichiarare l"inesistenza del suo obbligo di pagamento sull"assunto dell"invalidità della deliberazione assembleare, bisogna far riferimento all"importo contestato relativamente alla sua singola obbligazione e non all"intero ammontare risultante dal riparto approvato dall"assemblea, poiché, in generale, allo scopo dell"individuazione della competenza, occorre porre riguardo al thema decidendum, invece che al quid disputandum, per cui l"accertamento di un rapporto che costituisce la causa petendi della domanda, in quanto attiene a questione pregiudiziale della quale il giudice può conoscere in via incidentale, non influisce sull"interpretazione e qualificazione dell"oggetto della domanda principale e, conseguentemente, sul valore della causa (Cass. civ. del 16 marzo 2010, n. 6363).

Secondo questa seconda lettura il fatto che si contesti l"obbligo di pagamento, sulla base del fatto che una deliberazione è invalida, non comporta lo spostamento del valore ai fini della determinazione della competenza avendo riguardo al valore globale della delibera poiché ciò che si chiede è l"accertamento dell"insussistenza dell"obbligo di pagamento e non la dichiarazione d"invalidità della delibera.

Alla stregua di tali orientamenti, sembra più congruo prendere in considerazione l"ultimo orientamento giurisprudenziale.

Ulteriore incertezza sussisteva sul tipo di atto da intraprendere ovvero se esperire l'azione con atto di citazione o ricorso.

Anche qui è intervenuta la giurisprudenza a risolvere l"incertezza.

La norma del codice civile, precedente alla riforma, parlava di un "ricorso" quale atto necessario per proporre impugnazione contro le delibere dell"assemblea; al contrario, il nuovo l" articolo 1107 c.c. non fa riferimento più al "ricorso", ma sancisce semplicemente che il condomino assente, dissenziente o astenuto "può adire l"autorità giudiziaria", entro 30 giorni (che decorrono dalla data della delibera per i dissenzienti e astenuti oppure dalla data di comunicazione del verbale per gli assenti) per chiedere l"annullamento della delibera assembleare.

In tal senso si è pronunciata anche la Cassazione a Sezioni Unite in quanto, con sentenza n. 8491 del 14.4.2011, ha affermato che l"impugnazione della delibera dell"assemblea condominiale deve essere proposta con atto di citazione, in base alla regola generale dettata dall"art. 163 c.p.c., rimanendo pertanto priva di rilievo l"espressione «ricorso» utilizzata dall"art. 1137 c.c.

La Corte ha tuttavia considerato valide le impugnazioni altrimenti proposte con ricorso, laddove l"atto risulti depositato in cancelleria entro il termine di decadenza di trenta giorni stabilito dallo stesso art. 1137.

La soluzione indicata rispetta il principio di conservazione degli atti processuali riconoscendo però, all"impugnativa erroneamente proposta con ricorso, l"idoneità a produrre effetti sostanziali conservativi (quale, in particolare, l"impedimento della decadenza ex art. 1137 c.c.), sin dal momento della sua effettiva pendenza, ferma la necessità di sanare la domanda per i vizi relativi alla vocatio in ius.

Da notare, comunque che, alla stregua della regola generale dettata dall"art. 163 c.p.c., le impugnazioni delle delibere assembleari condominiali vanno proposte con citazione, giacché l"art. 1137 c.c., pur adoperando l"espressione «ricorso all"autorità giudiziaria», non intende così disciplinare la forma di tali impugnazioni.

In definitiva, non facendo più la norma riferimento all"atto di ricorso, sembrerebbe che l"azione vada esercitata con atto di citazione.



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