Legislazione e Giurisprudenza, Impugnazioni -  Mazzon Riccardo - 2014-02-18

IMPUGNAZIONE DI UNA DELIBERA D'ASSEMBLEA DI CONDOMINIO: APPELLO E RICORSO PER CASSAZIONE - RM

L'appello, avverso la sentenza che abbia pronunciato sull'impugnazione di una delibera dell'assemblea condominiale, in assenza di apposite previsioni normative, va proposto - secondo la regola generale contenuta nell'art. 342 c.p.c. - con citazione, con la conseguenza che la tempestività dell'appello medesimo va verificata in base alla data di notifica dell'atto di citazione stesso.

"e non alla data di deposito dell'atto di gravame nella cancelleria del giudice "ad quem"" (Cass., sez. II, 21 marzo 2011, n. 6412, DeG, 2011; conforme, con la precisazione che ove, invece, l'appellante adotti la forma del ricorso, l'impugnazione - per il principio processuale della conservazione degli atti - può ritenersi ammissibile a condizione che l'atto risulti notificato nei termini prescritti: App. Roma, sez. IV, 29 aprile 2009 (Conferma Trib. Roma 24 febbraio 2004 n. 61115), GC, 2010, 10, 2295; conforme Cass., sez. II, 8 aprile 2009, n. 8536 (Cassa App. Bologna 15 gennaio 2004 n. 92) GCM, 2009, 4, 605; FI, 2009, 11, 3031 - cfr.,amplius,"La responsabilità nel condominio dopo la riforma", Riccardo Mazzon, 2013).

Il controllo giurisdizionale sulle deliberazioni del condominio è limitato al solo profilo che attiene alla loro legittimità - da intendersi come conformità dell'atto alle norme di legge o del regolamento condominiale o, al limite, valutando l'eventuale eccesso di potere (relativo pur sempre al profilo della legittimità) - con esclusione della possibilità, per il giudice, di revisionare il merito o sindacare l'opportunità della scelta, fatta propria dall'assemblea.

Tale riscontro, come testé cennato, si estende anche all'eccesso di potere, ravvisabile quando la causa della deliberazione sia falsamente deviata dal suo modo di essere, trattandosi, in tal caso, di stabilire se la delibera sia o meno il risultato del legittimo esercizio del potere discrezionale dell'assemblea; con la sentenza che segue, ad esempio, è stata respinta un'impugnativa con la quale si contestava l'opportunità della scelta, operata dall'assemblea condominiale, per avere approvato

"un preventivo di spesa per lavori straordinari in luogo di altro preventivo asseritamente più vantaggioso" (Trib. Busto Arsizio 16 ottobre 2000, ALC, 2001, 121; Conforme Cass., sez. II, 20 aprile 2001, n. 5889, GCM, 2001, 845).

Pertanto, nel caso in cui il condomino dissenziente richieda il sindacato giudiziale sulla congruità ovvero la convenienza di scelte di contenuto discrezionale assunte dall'assemblea, laddove non venga dedotta e fornita adeguata prova della ravvisabilità del suddetto vizio di sviamento della funzione gestoria,

"la relativa domanda non potrà essere oggetto di vaglio giudiziale" (Trib. Roma, sez. V, 18 maggio 2006, Mer, 2007, 6, 34).

Naturalmente, un tanto non esclude la possibilità, anzi la necessità, di un accertamento della situazione di fatto che è alla base della determinazione assembleare, allorquando tale accertamento costituisca il presupposto indefettibile per controllare la rispondenza della delibera alla legge; si confronti, ad esempio, la seguente pronuncia, laddove la delibera aveva per oggetto l'assunzione di un secondo portiere nel complesso condominiale ed occorreva stabilire se si fosse in presenza di una innovazione non consentita, oppure di un semplice adeguamento alle necessità obiettive del servizio di portierato già esistente; la Suprema Corte ha annullato la decisione del merito per una

"insufficiente valutazione al riguardo" (Cass., sez. II, 7 luglio 1987, n. 5905, GCM, 1987, 7).

Per due esempi concreti, si confrontino le seguenti due pronunce, in ambito di decoro dell'edificio (nella specie veniva contestata l'installazione dei condizionatori), dove è stato deciso che, nel caso di impugnazione di delibera dell'assemblea condominiale per un tale profilo, al Tribunale è precluso ogni intervento, essendo l'assemblea l'unica depositaria del potere discrezionale di decidere cosa sia conforme e cosa non sia conforme al decoro architettonico,

"né potendosi il Tribunale sostituire al riguardo, atteso che il giudizio ex art. 1137 c.c. è confinato ai profili di strettissima legittimità e non di merito delle vicende condominiali" (Trib. Torino 9 gennaio 2008, n. 167, GDir, 2008, 15, 74)

e rendiconto annuale: in tal ultima ipotesi è stato chiarito come la deliberazione dell'assemblea condominiale, che approva il rendiconto annuale dell'amministratore può essere impugnata dai condomini assenti e dissenzienti nel termine stabilito dall'art. 1137 c.c., comma 2 non per ragioni di merito, ma solo per ragioni di mera legittimità, restando esclusa una diversa forma di invalidazione ex art. 1418 c.c., non essendo consentito al singolo condomino rimettere in discussione i provvedimenti adottati dalla maggioranza,

"se non nella forma dell'impugnazione della delibera, da considerarsi, perciò, annullabile" (Cass., sez. II, 4 marzo 2011, n. 5254, DeG, 2011; conforme, atteso che nell'assemblea dedicata alla approvazione del rendiconto i rilievi dei partecipanti sfociano nella votazione che approva o respinge il consuntivo e in caso di approvazione del rendiconto non possono più rivolgersi censure all'operato dell'amministratore: Trib. Salerno, sez. I, 10 novembre 2009, www.dejure.it, 2009).



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