Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2015-07-15

IN HOUSE, COOP. SOCIALI E SERVIZIO DI IGIENE URBANA: NO ALLAFFIDAMENTO DIRETTO - Tar Emilia Romagna 637/15 – Alceste SANTUARI

L"art. 5, l. 381/91 permette agli enti pubblici e società partecipate di derogare, per gli affidamenti, alle ordinarie procedure ad evidenza pubblica

Già in passato l"affidamento diretto del servizio di igiene urbana alle cooperative sociali era stato censurato dalla giurisprudenza amministrativa

Ora, anche il Tar Emilia-Romagna ha contestato l"affidamento di tale servizio

Il Tar Emilia Romagna, Sez. II, con sentenza 6 luglio 2015, n. 637, con la quale i giudici amministrativi hanno confermato il divieto di procedere all"affidamento diretto a favore di cooperative sociali (nel caso di specie si trattava di un consorzio) di un servizio pubblico locale, quale il servizio di igiene urbana. L"affidamento è stato deliberato da una società in house partecipata dai comuni del territorio, circostanza criticata dai giudici atteso che la società è stata appositamente costituita per l"espletamento di quel servizio. Il Tar ha altresì censurato la modalità di affidamento (diretto) e la procedura seguita ("artificioso frazionamento del servizio"). La ragione centrale della decisione del Tar Emilia-Romagna è comunque da rintracciare nello specifico oggetto dell"affidamento, segnatamente l"affidamento di un servizio pubblico locale, diverso, quindi, dalla fornitura di beni e servizi per la quale, ai sensi dell"art. 5, l. n. 381/91, la P.A. è autorizzata a derogare alle ordinarie procedure ad evidenza pubblica. I giudici amministrativi hanno riconosciuto alla norma valore eccezionale, che deroga "ai principi generali di tutela della concorrenza che presiedono allo svolgimento delle procedure di gara". Pertanto, ritengono i giudici del Tar "non è possibile fare rientrare nel suo campo di applicazione contratti diversi da quelli specificamente indicati (cfr. Cons. Stato, V, 11 maggio 2010, n. 2829; Cons. Stato, sez. VI, 29 aprile 2013, n. 2342)". Ne consegue che la norma non trova applicazione per il servizio pubblico di raccolta di rifiuti.

La sentenza in oggetto, a tacere dei profili riguardanti il ricorso alle società in house (oggetto di un successivo approfondimento), evidenzia la necessità che il rapporto con la cooperazione sociale sia stabilito su "fondamenta" diverse rispetto a quelle fino ad oggi praticate. Il rapporto diretto con le cooperative sociali, in specie di inserimento lavorativo, deve essere finalizzato alla valorizzazione piena della mission aziendale (e istituzionale) delle cooperative sociali medesime. Esse infatti "nascono" e si sviluppano quali soggetti organizzativi di matrice mutualistica la cui finalità è quella di agevolare l"inserimento lavorativo delle persone più deboli e fragili. Non si ritiene, per vero, che la qualificazione giuridica di servizio pubblico locale possa costituire una barriera all"affidamento di componenti del servizio medesimo alle cooperative sociali di tipo b. Anzi, nel contesto socio-economico e istituzionale attuale, forse proprio i servizi pubblici locali, quali l"igiene urbana, possono costituire terreno fertile per sperimentare una reale partnership tra P.A. allargata (comuni e società partecipate) e il mondo della cooperazione. Occorre, tuttavia, che tale partnership sia presidiata da clausole e procedure che rafforzino e potenzino le capacità organizzative delle cooperative sociali, da un lato, e assicurino il rispetto dei principi comunitari e nazionali, dall"altro. In questo senso, la L.R. Emilia – Romagna 17 luglio 2014, n. 12, recante "Norme per la promozione e lo sviluppo della cooperazione sociale" costituisce un prezioso supporto, che richiede un maggior approfondimento da parte degli operatori.



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