Legislazione e Giurisprudenza, Appalti -  Santuari Alceste - 2016-10-16

In house illegittimo senza adeguata motivazione – Tar Lombardia 1781/16 – Alceste Santuari

Anche alla luce del d. lgs. n. 50/2016, l"affidamento in house da parte delle P.A. deve essere adeguatamente motivato e giustificato

Con sentenza 3 ottobre 2016, n. 1781, il Tar Lombardia, sez. III, ha ribadito un principio importante ai fini dell"impiego del modello in house providing: quest"ultimo, pur non rappresentando un"eccezione, ma una delle modalità ordinarie di affidamento dei servizi, richiede pur tuttavia che l"amministrazione procedente sia in grado di fornire adeguata motivazione circa l"opzione individuata.

Tra le motivazioni del ricorso la società ricorrente ha dedotto che la scelta del modello di gestione in house sia stata effettuata in assenza di un'approfondita analisi di economicità ed efficienza, e senza alcun confronto con le altre possibili modalità gestionali previste dall'ordinamento (affidamento a terzi o a società mista, previa gara).

I giudici amministrativi lombardi hanno evidenziato, al riguardo, che:

-) l'art. 34, comma 20, D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221, dispone che "Per i servizi pubblici locali di rilevanza economica, al fine di assicurare il rispetto della disciplina europea, la parità tra gli operatori, l'economicità della gestione e di garantire adeguata informazione alla collettività di riferimento, l'affidamento del servizio è effettuato sulla base di apposita relazione, pubblicata sul sito internet dell'ente affidante, che dà conto delle ragioni e della sussistenza dei requisiti previsti dall'ordinamento europeo per la forma di affidamento prescelta e che definisce i contenuti specifici degli obblighi di servizio pubblico e servizio universale, indicando le compensazioni economiche se previste";

-) l'art. 3-bis, comma 1-bis, D.L. 13 agosto 2011, n. 138, introdotto dall'art. 34, comma 23, D.L. n. 179 del 2012, successivamente modificato dall'art. 1, comma 609, lett. a), L. 23 dicembre 2014, n. 190 stabilisce che: "Le funzioni di organizzazione dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica, compresi quelli appartenenti al settore dei rifiuti urbani, di scelta della forma di gestione, di determinazione delle tariffe all'utenza per quanto di competenza, di affidamento della gestione e relativo controllo sono esercitate unicamente dagli enti di governo degli ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei istituiti o designati ai sensi del comma 1 del presente articolo cui gli enti locali partecipano obbligatoriamente, fermo restando quanto previsto dall'art. 1, comma 90, L. 7 aprile 2014, n. 56;

-) gli enti di governo di cui al comma 1 devono effettuare la relazione prescritta dall'art. 34, comma 20, D.L. 18 ottobre 2012, n. 179

-) nel caso di affidamento in house, gli enti locali proprietari procedono, contestualmente all'affidamento, ad accantonare pro quota nel primo bilancio utile, e successivamente ogni triennio, una somma pari all'impegno finanziario corrispondente al capitale proprio previsto per il triennio nonché a redigere il bilancio consolidato con il soggetto affidatario in house.

In ragione del quadro normativo sinteticamente richiamato sopra, i giudici amministrativi lombardi non contestato il modello dell"in house providing; ne contestano piuttosto l"impiego senza previa adeguata motivazione circa l"opportunità di ricorrere a quel determinato modello gestorio. In quest"ottica, il Tar ribadisce che l'art. 34, comma 20, D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, conv. in L. 17 dicembre 2012, n. 221, impone un dettagliato e più aggravato onere motivazionale, subordinando la legittimità della scelta della concreta modalità di gestione dei servizi pubblici locali proprio alla redazione di un'apposita relazione che dia conto delle ragioni e della sussistenza dei requisiti previsti dall'ordinamento europeo per la forma dell'affidamento prescelta e che definisca i contenuti specifici degli obblighi del servizio pubblico e servizio universale, indicando le compensazioni economiche se previste (cfr. Cons. di Stato, Sez. V, 12 maggio 2016, n. 1900).

Quali le ragioni che sottendono a detta relazione? La Sezione richiama la necessità di rendere trasparenti e conoscibili agli interessati tanto le operazioni di riscontro delle caratteristiche che fanno dell'affidataria una società in house, quanto il processo d'individuazione del modello più efficiente ed economico alla luce di una valutazione comparativa di tutti gli interessi pubblici e privati coinvolti (cfr. Tar FVG, 26 ottobre 2015, n. 468; Tar Abruzzo Pescara, 14 agosto 2015, n. 349).

I canoni interpretativi riferiti nel corso del giudizio trovano ora una precisa collocazione sistemica nell"art. 192, comma 2, d. lgs. 50/2016 che disciplina propria gli affidamenti in house, sottolineando la necessità che la P.A. proceda con una "valutazione sulla congruità economica dei soggetti in house, avuto riguardo all"oggetto e al valore della prestazione, dando conto nella motivazione del provvedimento di affidamento delle ragioni del mancato ricorso al mercato, nonché dei benefici per la collettività" derivanti dalla scelta di quella determinata forma gestionale di un servizio di interesse generale.

In ultima analisi, i giudici amministrativi hanno precisato che, pur considerando il ricorso al modello in house providing quale ordinario mezzo di gestione dei servizi pubblici locali, esso richiede, a differenza degli altri modelli, una motivazione rafforzata, che le P.A. devono essere in grado di esprimere e di elaborare.



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