Changing Society, Malati fisici, psichici -  Redazione P&D - 2013-08-18

IN INGHILTERRA IL GIUDICE ORDINA LA STERILIZZAZIONE DI UN DISABILE

Sarà sterilizzato perché è nel suo interesse, perché non può concepire l"utilità dei metodi contraccettivi e perché un altro figlio gli potrebbe causare ulteriori traumi psichici. È quanto stabilito dalla sentenza del giudice della Court of Protection Eleanor King in merito al futuro di un uomo di 36 anni con difficoltà di apprendimento.

Una sentenza che non mancherà di far discutere, visto che è la prima volta che viene emesso un ordine di intervento di vasectomia da un tribunale britannico. Non si tratta di un caso di pedofilia e non vi è nemmeno un pericolo per la comunità, bensì la sterilizzazione è stata disposta nel best interest (miglior interesse) dell"uomo e delle famiglie: la sua e quella della sua fidanzata, anch"essa disabile e da cui aveva già avuto un figlio nel 2010.

Già dalla prima nascita le due famiglie erano uscite sconvolte. Da quel momento i genitori del giovane avevano chiesto ai giudici il permesso alla sterilizzazione del proprio figlio.

Quel che è certo è che il giovane, nonostante i numerosi tentativi, non sia stato in grado di capire l"utilità dei metodi contraccettivi. Ma a far propendere il giudice King alla vasectomia è stata proprio aver ascoltato la volontà del giovane di non voler diventare padre di nuovo. Alcuni esperti hanno sancito che il ragazzo sia in grado di aver relazioni sessuali volontarie.

Si deve tener conto che in un caso analogo del 1999, la Corte respinse la richiesta di sterilizzare il portatore di handicap.

Qualche breve notazione a margine.

La sterilizzazione di un disabile, che non presenti altre patologie oltre a quelle connesse con il suo handicap, anziché avere una motivazione terapeutica (o come nel caso di specie profilattica), va piuttosto ricondotta a giustificazioni utilitaristiche volte a realizzare consistenti risparmi in termini di assistenza ai disabili e più in generale sui soggetti su cui graverebbe tale onere (ovvero le famiglie).

In tal modo si ottiene un doppio effetto perverso: da un lato si incide in modo irreversibile sulla persona e su aspetti (quelli attinenti alla sessualità ed affettività) che costruiscono l"identità di ognuno, correndo il rischio di creare squilibri in un soggetto già sofferente; dall"altro, in tal modo si avalla una forma di disimpegno da parte delle famiglie e delle istituzioni dall"onere/dovere di cura nei confronti di queste persone.



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