Changing Society, Generalità, varie -  Pant√® Maria Rosa - 2017-04-10

In morte di Giorgio Barberi Squarotti - Maria Rosa Pantè

La prima lettera è del 2004, l"ultima del 2016, quindi dodici anni di lettere fra me e Giorgio Barberi Squarotti. Che ieri, 9 marzo, è morto, a Torino.

Era stato il mio professore di Storia delle letteratura italiana e contemporanea all"Università, a Torino. Ricordo la prima volta a lezione: arriva il professore e inizia a parlare lentamente, in modo un po" cantilenante. Io penso che non so se riuscirò a seguire, lo penso per un breve momento, poi la forza delle parole del professore è tale che non smetto di prendere appunti e leggo quanti più libri posso. Memorabili per me quelli sul Decameròn, gli studi su Dante e la scoperta attraverso di lui del Pascoli, che non mi piaceva. Ma anche la scoperta dei critici: Auerbach, Bachtin, lui stesso, Giorgio Barberi Squarotti, appunto.

Mi sono laureata nel 1985 e diciannove anni dopo ecco la sua lettera.

Avevo pubblicato un librino di poesie che era arrivato fra le sue mani grazie a un"amica comune e lui mi aveva scritto.

Ricordo che per un certo tempo scrivevo le risposte in brutta copia, le rileggevo e le riscrivevo, tanto era il timore reverenziale che nutrivo nei suoi confronti.

Ci scambiavamo notizie e versi.

Mi aveva autorevolmente  giocosamente accompagnato anche a qualche presentazione, era una persona squisita. Di una cortesia senza tempo. Le sue lettere sono bellissime, le lettere di un grande studioso di letteratura, le lettere di un poeta. Perché oltre che docente e critico, Barberi Squarotti è stato un grande poeta.

Una volta venne a Borgosesia, dove io abito, con la moglie, una donna colta, elegante e spiritosa che quando il marito teneva lezioni nelle scuole andava a vedere le città e i paesi. Vennero e ricordo che diedi a mia madre l"incarico di cucinare.

Mia madre fu superba, perché era una brava cuoca, ma era una camiciaia e aveva timore di fermarsi con un tal professore.

La convinsi a stare almeno per il pranzo. Fu una festa. Nonostante mia madre fosse juventina e Barberi Squarotti tenesse per il Torino. Mia madre decise di passare tutta la giornata con noi. Perché la caratteristica di un grande uomo è questa, non aver bisogno di dimostrare nulla, con nessuno.

Essere quello che era: un maestro, una persona gentile, un poeta.

Io lo piango e mi rammarico perché negli ultimi mesi gli ho scritto, ma non ho osato chiamarlo e forse un saluto gli avrebbe fatto piacere.

Nella sua seconda lettera, dopo che io lo avevo ringraziato per le sue lezioni, mi aveva scritto, ed è una lezione ulteriore di saggezza e umanità: "(…) mi è sempre piaciuto e molto mi sono divertito a insegnare, anche come contrapposizione all"orrore della storia e alla confusione e alla vanità della moda, della cronaca, dell"ansia stolta del guadagno e del successo".

Ora ho davanti a me il pacco delle sue lettere, sono fortunata.



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