Changing Society, Opinioni, ricerche -  Zorzini Alex - 2016-09-15

In morte di un curato di campagna

"La mia parrocchia è una parrocchia come tutte le altre. Si rassomigliano tutte. Le parrocchie d'oggi, naturalmente. Lo dicevo ieri al curato di Norenfontes: "Il bene e il male debbono equilibrarsi; sennonché, il centro di gravità è collocato in basso, molto in basso. O, se lo preferite, si sovrappongono l'uno all'altro senza mescolarsi, come due liquidi di diversa densità".

Così scriveva il parroco di Ambicourt, piccolo paese nel Nord della Francia, nel suo diario.

A 500 km di distanza, anche il parroco Jacques Hamel avrebbe detto che la sua parrocchia di Saint-Etienne-du-Rouvray è come tante altre.

La chiesa parrocchiale è dedicata a St. Etienne, distrutta e ricostruita più volte, in stile gotico, come si usa nella Francia del Nord. Non certo bella come la vicina cattedrale di Rouen che Monet ha dipinto trenta volte per catturare la luce del mattino, del mezzogiorno, del tramonto e anche nella nebbia.

La chiesa di St. Etienne è stata profanata il 26 luglio 2016 con l"uccisione, al suo interno, del parroco Jacques Hamel.

In particolare, in quella mattina di luglio, durante la messa, due terroristi armati di coltelli hanno sequestrato le cinque persone presenti, hanno fatto una predica in arabo e hanno sgozzato il prete, di 86 anni.

Poco dopo, davanti a quella stessa chiesa, i due terroristi, associatisi all"Isis, sono stati uccisi dalla polizia.

Questo evento produce uno sconcerto nuovo per almeno due ragioni.

E" la prima volta che un prete viene ucciso in chiesa, in Europa, da molto tempo. Non si ricorda l"ultima volta e neppure il posto.

Secondariamente, non si sa con certezza nemmeno quante siano le piccole chiese come quella di St. Etienne. Ciò rispecchia la percentuale numerica che il medesimo gesto possa essere compiuto nuovamente, altrove, data l"impossibilità di controllarle tutte, per tutto il giorno.

La contabilità degli attentati in Francia è in continuo aggiornamento. Dall"inizio del 2015 all"uccisione di St. Etienne ce ne sono stati dieci.

Tutti gli attentati sin qui compiuti consentono di trovare alcuni elementi comuni sia riguardo alle vittime, sia riguardo ai terroristi.

Per quanto riguarda il primo aspetto, sono morte persone nella redazione di un giornale satirico (il 7 gennaio 2015, Parigi), per strada, in un supermercato ebraico (8-9 gennaio 2015, Parigi), su un treno ad alta velocità (21 agosto del 2015), in bar, bistrot, al concerto heavy metal, fuori dallo stadio (13 novembre 2015, a Parigi), davanti a una moschea (1 gennaio 2016, Valence), o a un commissariato di polizia (7 gennaio 2016, Parigi), o a una sinagoga (3 febbario 2016, Nizza), in casa (13 giugno 2016, Magananville), durante i fuochi d"artificio (14 luglio 2016, Nizza), e come detto, in chiesa, a messa.

Tutte queste persone sono morte durante le loro occupazioni quotidiane o in attività di svago, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, a diretto contatto con altre persone impegnate nelle medesime faccende. Nessuna di esse stava realizzando alcunché considerato offensivo dalla religione islamica o da altra religione.

Si può concludere che l"attentato giunge inaspettato, in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, senza potersi considerare più sicuri in un posto rispetto ad un altro.

Riguarda ai terroristi, la strage di Charlie Hebdo, in cui sono morte 20 persone, è stata realizzata da due fratelli nati a Gennevilliers (Francia) da genitori di origine algerina, di 35 e 33 anni, uno dei quali era stato arrestato per terrorismo e condannato a tre anni di reclusione in quanto membro di un gruppo terroristico che reclutava e inviava estremisti combattenti in Iraq.

A sparare a una poliziotta nella città di Montrouge e, il giorno dopo a 4 persone in un supermercato ebraico, l"Hyper Kasher, è stato un trentaduenne, nato a Juvisy-sur-Orge (Francia), già condannato per furto di armi nel 2001.

Tre persone sono state uccise sul treno Thalys tra Amestrdam e Parigi da un uomo armato di pistola, di 26 anni, di nazionalità marocchina, già nel mirino dei servizi segreti francesi.

Nella strage di Parigi del 13 novembre 2015 furono coinvolti un terrorista nato ad Anderlecht  (Belgio), la cui famiglia è originaria del Marocco, di 28 anni, probabilmente coinvolto anche nell"attentato alla sede di Charlie Hebdo; un ragazzo di 25 anni nato a Bruxelles ma di origine marocchina; un uomo di 31 anni, nato a Parigi e poi naturalizzato belga, anch"esso con genitori originari del Marocco, insieme al fratello di 26 anni, ora noto per non aver avuto coraggio di farsi esplodere; un uomo di 30 anni, nato a Coucouronnes (Francia), di origine alegerina, condannato più volte per reati minori; un ragazzo nato a Parigi, di 28 anni, la cui famiglia era originaria dell'Algeria; un ragazzo di 23 anni, nato a Wissembourg in Alsazia (Francia), di origini algerine e marocchine.

A Valence, il 1° gennaio del 2016, un uomo franco-tunisino ha tentato di investire con la propria auto tre militari che sorvegliavano l"ingresso di una moschea e, una settimana dopo, a Parigi, un tunisino che aveva almeno venti identità diverse, armato di mannaia, si è avvicinato a un commissariato, davanti al quale è stato ucciso perché non aveva rispettato l"ordine di fermarsi.

Il 3 febbario 2016, a Nizza, tre militari a guardia della sinagoga della città sono stati feriti a coltellate da un uomo di trent"anni, di origine maliana, residente da molti anni in Francia, già conosciuto per aver commesso i reati di furto, cessione di stupefacenti e oltraggio.

In una cittadina poco fuori Parigi, il 13 giugno 2016, un ragazzo francese di 25 anni, di origine marocchina ha ucciso la moglie e due poliziotti giunti in casa. L"uomo aveva scaricato nel proprio pc alcuni video dell"Isis ed era stato condannato a tre anni di reclusione per associazione finalizzata all"organizzazione di atti terroristici.

Di nuovo a Nizza, in occasione dei fuochi d"artificio della festa del 14 luglio, un uomo di trentuno anni, con doppia cittadinanza francese e tunisina, ha ucciso 84 persone stendendole con il camion frigorifero che aveva affittato due giorni prima. L"attentatore si era da poco associato via web all"Isis e aveva dei precedenti per violenze e uso di armi.

Infine, durante la messa della mattina, due ragazzi di 19 anni, entrambi francesi ma con genitori originari del Nord-Africa, hanno fatto irruzione nella chiesa di S. Etienne, hanno sequestrato le cinque persone presenti, a detta dei quali hanno gridato «Daesh» e «Allah Akbar», e hanno tagliato la gola del prete. Entrambi, in precedenza, avevano tentato di raggiungere la Siria per arruolarsi nell"esercito dell"Isis.

Si può concludere che gli attentati in Francia sono stati commessi da francesi o da individui che vi hanno vissuto a lungo.

Più in particolare, gli attentatori sono molto giovani, i ventenni sono più numerosi dei terroristi trentenni. Sono nati in Francia, da famiglie immigrate dal Nord-Africa, e in Francia hanno frequentato le scuole, cercato lavoro, fatto la conoscenza dei tribunali, delle carceri e dei servizi sociali del luogo.

Sono giovani che vivono sul confine, non pienamente marocchini o algerini come i genitori e non del tutto francesi come i coetanei e i compagni di scuola.

La porta di casa segna il limes fra un interno nordafricano/mussulmano e un esterno occidentale, dove non vale il medesimo modo di pensare e di vivere. Del resto, è facile ritenere che la Francia sia stata scelta per le opportunità di lavoro, per le paghe più alte, per la sicurezza di mantenere tutto ciò nel tempo; non tanto per ragioni culturali e religiose. L"apertura di queste famiglie alla società ospitante è solo parziale, ci sono tanti comportamenti diffusi nella vita di ogni giorno che sono temuti e che mai si vorrebbero realizzati da un membro – maschio o femmina che sia – della propria famiglia. Lo stesso matrimonio misto, inteso con una persona non mussulmana è avversato dai genitori ed è motivo di discredito verso la propria comunità di origine, ma anche di riferimento.

La sopravvivenza di un"esistenza così divisa, fra un privato interno così diverso dal pubblico esterno, è assicurata mediante la frequentazione – all"esterno – di persone appartenenti alla medesima comunità di origine. Pur in territorio francese, amici, parenti e vicini di casa nordafricani e mussulmani assicurano una continuità culturale che gli autoctoni non consentirebbero.

E" in questo mondo di mezzo che si realizza la radicalizzazione dei ragazzi della II generazione di immigrati, dov"è facile che ricorra il tema romantico del piccolo contro il grande, del singolo combattente contro un"intera società. La sproporzione di forze è tale e la conclusione di questa lotta è così evidente che lo stesso terrorista anticipa la fine del gioco: perirà, ma lo farà per sua volontà, perché fin da quando è uscito dal suo mondo di mezzo ha portato con sé l"esplosivo.



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