Varie -  Redazione P&D - 2017-05-30

In ogni cosa io voglio arrivare di Boris Pasternak - Maria Beatrice Maranò

L'almanacco di oggi celebra  Boris Leonidovič Pasternak, scrittore russo scomparso a Peredelkino (Mosca) il 30 maggio 1960.

Noto come l'autore del "Dottor Zivago" Pasternak è molto di più; figlio di un noto pittore e di una pianista di talento, dopo aver studiato musica, diritto e filosofia, si avvicinò al gruppo futurista "Centrifuga", esordendo come poeta con "Il gemello nelle nuvole" e imponendosi come il più interessante lirico russo della sua generazione. La sua particolarità è tutta nel linguaggio perennemente dominato dal sentimento, alternando temi intimi resi originali  da accostamenti imprevisti, e temi patetici riportati a dimensioni quotidiane. Ossimori costanti di emozioni sono le sue poesie, dense ed ermetiche, originalissime nella descrizione della natura.  Si distaccò dal futurismo per indole caratteriale (stante la vistosa aggressività dei futuristi, e delle loro versioni russe), sia per inclinazioni artistiche, preferendo atmosfere intime, quotidiane e domestiche. Sul piano politico, aderì alla rivoluzione russa, cercando di essere sempre leale al regime ma ammettendo le atrocità che commetteva. Dopo gli sconvolgimenti della rivoluzione, Pasternak decise di restare in patria, dove aveva un posto preminente tra i poeti contemporanei, ma cominciò a sognare una Russia diversa oltre quella sovietica, una Russia dal vestito autentico: una Russia dello spirito e dell'anima. Contrastó il regime a causa delle terribili condizioni dei contadini  e cercó di intercedere presso Bucharin per salvare Osip Mandel'stam che aveva scritto un'ode contro Stalin. Mantenne inoltre costanti contatti con esuli e internati. L'anno del distacco definitivo dalla politica culturale del partito fu il 1946, quando prese corpo il violento attacco contro gli intellettuali "deviazionisti e borghesi". In quello stesso anno, ironia della sorte, cominció proprio la stesura del suo capolavoro "Il dottor Zivago". Il dattiloscritto, pur non essendo ufficialmente un'opera anticomunista, venne rifiutato dall'Unione degli Scrittori e non poté esser pubblicato in Russia, perchè considerato"libello" antisovietico. In Italia fu Feltrinelli a pubblicarla nel 1957 ma venne  rifiutata da Einaudi a causa del parere sfavorevole di Italo Calvino consulente della casa editrice. La critica occidentale peró accolse il romanzo trionfalmente, tanto che nel 1958 a Pasternak venne assegnato il Premio Nobel per la letteratura.Ma tale elevata onorificenza venne presa come uno schiaffo morale alla rivoluzione e Pasternak accusato di tradimento, minacciato di espulsione, fu costretto a rinunciare al Nobel. E' stato anche traduttore  di Goethe, Verlaine e di Shakespeare. "E'bene" - scriveva- " quando una persona contraddice le nostre aspettative, quando è diversa dall'immagine che ce ne siamo fatta. Appartenere a un tipo significa la fine dell'uomo, la sua condanna. Se non si sa, invece, come catalogarlo, se sfugge a una definizione, è già in gran parte un uomo vivo, libero da se stesso, con un granello in sé di assoluto."

In ogni cosa io voglio arrivare
Alla parte essenziale.
Nel lavoro, nella strada da fare,
Nel cruccio che il cuore assale.
All"essenza dei passati momenti,
Alle ragioni primiere,
Al midollo, fino ai fondamenti,
Alle radici più vere.
Senza sosta il filo percepire
Degli eventi e dei fati,
Vivere, pensare, amare, sentire,
Gioire d"incontri svelati.
Oh, se io soltanto potessi,
Anche se solo per metà,
Scriverei almeno otto versi
Sulla passione, in profondità.
Sui peccati, sulle violazioni,
Corse, inseguimenti vani,
Sorprese e impreviste azioni,
Sui gomiti, sulle mani.
Tutte le sue leggi stabilirei,
I suoi principi capitali,
E dei suoi nomi ripeterei
Le loro iniziali.
Pianterei i versi come giardini.
Con ansia e tremore
In fila e tra loro vicini –
In essi i tigli in fiore.
Nei versi metterei respiri di rose,
E respiri di ginestra,
Prati, fieno, notti rugiadose,
E i rombi della tempesta.
Così Chopin una volta ha messo
Nei suoi studi-portento
Di boschi e tombe l"alito sommesso,
I sospiri del vento.
Della vittoria così conquistata
Gioco e tormento indifeso –
La corda fortemente tirata
Dell"arco teso.( Boris Pasternak) ....In ogni cosa io voglio arrivare



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