Changing Society, Minori, donne, anziani -  Mottola Maria Rita - 2016-04-15

IN QUANTO DONNA – 8 MARZO? – Maria Rita MOTTOLA

Al rientro da un seminario dal titolo 'Mani della cura' a cui una amica mi aveva chiesto di tenere una breve relazione sull'AdS nell'ambito di iniziative connesse all' 8 marzo, mi chiedevo: ma che senso ha? Hanno senso discorsi e discussioni sull'uguaglianza uomo-donna, meglio ora chiamata pari opportunità? Ecco la mia risposta.

1. Uguaglianza o opportunità? – 2. E il progresso dove sta? – 3. Un esempio. – 4. Statistiche vs statistiche. – 5.Creazione e creatività. – 6. In quanto donna. – 7. Le donne da festeggiare.

1.       Uguaglianza o opportunità? – Ieri, 11 marzo, ho partecipato, invitata a tenere una breve relazione sull'AdS, a un seminario dedicato alla funzione della cura. La riflessione, partita da dati statistici che vedono le donne impegnate a casa e presso le strutture, come dipendenti, nella cura della disabilità e in particolare dei malati di Alzheimer. Come al solito sono stata provocatoria, gentilmente provocatoria. E' più forte di me. Ma ho visto negli occhi delle donne presenti tra il pubblico, soprattutto donne ormai pensionate, una luce, una voglia di rivoluzione. E' questa luce infantile e al contempo coraggiosa mi ha lasciato, dopo un primo momento di euforia, - possiamo farcela -, una tristezza annodata a una sorda rabbia. Di tale stato d'animo si è accorto subito mio marito che, in quanto uomo, non dovrebbe capire nulla di sentimenti. Alla mia provocatoria domanda: perché mai non dovremmo accettare di essere diversi e, quindi, di svolgere ruoli differenti, perché dobbiamo fare tuti le stesse cose e male e non fare ciascuno ciò che è capace di fare? Mi è stato risposto che non si chiede più l'uguaglianza (e vivaddio) ma si chiedono pari opportunità e se una donna si deve dedicare agli ammalati e ai disabili non può avere le stesse opportunità di un uomo che ne è esonerato. Non vorrei essere fraintesa e dire che in una società che rispetta la dignità e la libertà delle persone non sia indispensabile consentire a tutti di avere la possibilità di scelta. Non è questo che sostengo. Chiedo di fare un passo avanti e di guardare nell'abisso per riconoscerlo ed evitarlo. Chiedo di impiegare la nostra fantasia per immaginare un mondo diverso e e la nostra volontà per fare una 'vera rivoluzione'. E mentre chiedevo questo ho visto brillare quel desiderio, quella luce negli occhi che mi guardavano, se avessi detto a quelle donne di uscire e inscenare una dimostrazione non organizzata e avessi detto loro che forse ci avrebbero arrestato mi avrebbero ugualmente detto: andiamo! Non sarà questa la differenza uomo-donna? Non sarà che il coraggio è donna? Del resto nel 'quarto stato' di Giuseppe Pelizza da Volpedo la donna è al primo posto senza remore e con coraggio va verso il futuro, suo figlio in braccio. E' solo allegoria? E le mondine della pianura padana?

2.        E il progresso dove sta? – Ma come dicevo quel leggero senso di euforia, di desiderio di rivoluzione, anzi quel profumo di rivoluzione, ha lasciato il posto a una crescente tristezza che si è tramutata in breve tempo in una sorda rabbia. Come non cogliere che le donne impegnate nel mondo politico, nelle aziende, nella giustizia e nella sanità non hanno cambiato il mondo, anzi hanno acconsentito, se non assecondato, una discesa sempre più veloce verso gli inferi. Come fare a non vedere che le donne non hanno fatto la differenza, neanche un po'. E con questo non voglio dire che dobbiamo ricacciare le donne nelle case e impedire loro di spendere le proprie capacità. Vorrei solo un pausa, una pausa per capire dove stiamo andando e se noi donne possiamo invertire la tendenza, possiamo impedire a questo nostro mondo occidentale di autodistruggersi, se possiamo smetterla di essere consumatori per ritornare a essere persone.

3.       Un esempio. - Il mondo della giustizia è quanto mai in crisi. In Italia nel 2014 i magistrati erano 9443, di cui 4615 donne e 4828 gli uomini, ma i magistrati in formazione (coloro che avevano già passato l'esame e al termine del tirocinio sarebbero entrati a pieno titolo in ruolo) erano complessivamente 713 di cui solo 246 uomini e  467 donne. Ergo, le donne in magistratura ormai sono la maggioranza, con quale risultato? Non voglio dire che il processo che si è innescato a partire dagli anni novanta e che ha portato gradualmente ma inesorabilmente alla fine della democrazia da noi conosciuta sia stato causato dalle donne ma queste in gran numero non lo hanno impedito. Perché affermo che non esiste più la democrazia? E' sotto gli occhi di tutti e viene addirittura affermato come un progresso: la magistratura fa le leggi! In una democrazia compiuta la magistratura le leggi le rispetta e le fa rispettare, è il guardiano della democrazia, senza una magistratura all'altezza del suo compito la democrazia si trasforma in breve tempo in una dittatura. Tale situazione si aggrega con un altro fattore, altrettanto inquietante: la magistratura non difende più la Costituzione e i suoi principi. Esempi? La sentenza di Roma che ha concesso la stepchial adoption a due donne nei giorni scorsi ha creato un legge, certo, in aperta violazione con la legge che già esiste e che è stata approvata dal Parlamento, in tema di adozioni. La maggior pare delle leggi degli ultimi anni sono profondamente anticostituzionali, violano tutti i principi ivi sanciti e più che mai sono contrarie al principio fondamentale che vuole l'Italia una Repubblica fondata sul lavoro, sul principio economico della piena occupazione, principio che prova che è stato stretto un patto tra lo Stato e i suoi cittadini, un patto che è oggi violato, anzi ignorato.

4.       Statistiche vs statistiche. – Al seminario ho sollevato un dubbio circa le statistiche che oggi vengono usate per avvalorare tesi ideologiche e, in quanto tali, contrarie al vero. Le statistiche porgono dei numeri e tutti siamo abituati a pensare ai numeri come a qualcosa di neutrale e drasticamente vero. Eppure non è così. Innanzi tutto le statistiche si fondano su principi scientifici che debbono essere rispettati. Provate a leggere l'ultima statistica dell'Onu sulla diffusione della felicità. Essa parte da un dato scientificamente sbagliato e cioè che esista una sola visione della felicità. Nulla di più falso, infatti, i parametri scelti sono evidentemente ideologici. Tale statistica pone l'Italia al 50 posto e ovviamente la Danimarca al primo. Ma allora perché mai in Danimarca ci sono il doppio di suicidi che in Italia? Per non rispondere alla domanda e per rendere meno incredibile i loro risultati, gli statistici delle N.U.  hanno riportato dati differenti da quelli registrati in Europa. Ora i numeri per parlare e dire la verità non debbono essere manipolati, debbono utilizzare criteri scientifici e neutri rispetto al esito, non devono inverare un risultato voluto ma lontano dalla realtà. Molti avranno letto che nel 2015 nel nostro Paese vi è stato un aumento impressionante del numero di decessi: una stima di 68.000 morti in più rispetto all'anno precedente. Così solo nel periodo durante le due guerre mondiali, così solo nell'Europa dell'Est dopo il disfacimento dell'impero sovietico. Ci danno spiegazioni? Ecco quelle che ci propinano gli esperti per negare il dato numerico reale: il caldo, gli anziani che non sono morti l'anno prima e muoiono l'anno dopo (Messer Lapaliss non è nessuno al confronto), i media che diffondono notizie false e tendenziose sulla pericolosità delle vaccinazioni dissuadendo le persone dal vaccinarsi ecc. ecc. Pochi ricordano che la crisi economica (le cui cause sono evidenti ma taciute e dipendono dal vincolo europeo che impedisce qualsivoglia iniziativa pubblica diretta a modificare la situazione tragica di deflazione e stagnazione in cui ci troviamo) ha ridotto l'accesso alle cure, ha ridotto i finanziamenti agli ospedali e ai centri di assistenza, ha generato quella sfiducia che si è in taluni casi trasformata in disperazione, in assenza del senso del futuro. E così il numero dei suicidi è aumentato ma dal 2011 l'Istat non farà ricerche statistiche specifiche sul fenomeno. Sarà che nel 2011 vi è stata un'impennata di suicidi per motivi economici?*

5.        Creazione e creatività. – I luoghi comuni uccidono più della spada. Le donne cucinano tutti i giorni ma i grandi cuochi sono solo uomini! Cominciamo col fare chiarezza. Ma i cuochi uomini chi li sceglie? La selezione da chi è fatta? Dagli avventori dei ristoranti perché i cuochi normalmente sono imprenditori di se stessi e aprono un ristorante. E' vero la critica, le pubblicazioni specializzate fanno la loro parte. Ma per affermare che si tratta di una discriminazione di 'genere' occorrerebbe anche portare degli esempi di grandissime chef che vengono penalizzate dalla critica, escluse dai circuiti ecc. ecc.  E allora dove ricercare le cause di tale evidenza? Non sarà in qualche differenza della natura umana? Non sarà che le donne e gli uomini sono differenti? Azzardo una spiegazione, tutta da verificare, partendo da una constatazione: le donne pittrici sono un numero esiguo rispetto ai pittori. Anche qui discriminazione di genere? Esempi, portatemi degli esempi che confermino che donne piene di talento sono state estromesse dai circuiti delle grandi gallerie o dipinti di famose pittrici sono tenuti nei sotterranei dei musei e mai esposti. Le donne non dipingono perché sanno già che saranno escluse? Mi sembra un argomento fragile. L'estro e il genio non lo comandi e non lo freni. E se vi fosse anche qui una differenza che rende complementari? Se la creazione dell'opera d'arte che continua la Creazione sia demandata agli uomini, rectius, a un numero esiguo di uomini geniali, e la creazione della vita sia un privilegio esclusivamente al femminile? E se gli uomini avessero il compito di creare costruendo e le donne quello di creare la vita e salvaguardarla?

6.        In quanto donna. – Le elezioni americane occupano a tutto campo i mezzi di informazione e qualche giorno fa veniva chiesto, tra il serio e il faceto, ai radioascoltatori di pronunciarsi: quale presidente degli USA avrebbero preferito? Una risposta mi ha sconcertato. Una ascoltatrice afferma: la Clinton senza se e senza ma, non in quanto donna ma perché così l'America non si chiuderebbe in se stessa e potrebbe continuare a esercitare il suo ruolo nel mondo. Splendido, ineguagliabile, senza alcuna speranza. Una donna felice che un'altra donna, finanziata dall'alta finanza americana, quella per intenderci che ha preteso la deregulation generando "mostri" finanziari troppo grandi per fallire e per essere onesti,  continui l'opera di distruzione del mondo operata negli ultimi decenni dagli Stati Uniti, con pervasiva presenza, ribaltando le sorti dei popoli, cacciando con vari mezzi (prima gli omicidi programmati dai servizi segreti ora con le rivoluzione telecomandate) i legittimi capi di una nazione, propagando una guerra senza fine per giustificare i guadagni dell'industria bellica, una globalizzazione voluta per trasformare i cittadini soggetti di diritti, in consumatori possibilmente poco pagati, perché le multinazionali vendono e vogliono chi acquista ma pagano gli stipendi e vogliono pagare poco. Chi ha detto che i ricchi sono intelligenti? Per ora sappiamo che dovranno prima fare entrare un cammello con le due gobbe nella cruna di un ago e poi si vedrà. No, non sono intelligenti sono solo avidi e invidiosi. A Napoli si dice: è accussì puveriello da tené solo o denari, è così povero da avere solo il denaro!

7.        Le donne da festeggiare. – E allora penso a quali donne possiamo festeggiare. Tutte quelle che sono donne e non si accorgono di esserlo, semplicemente vivendo la loro femminilità senza sfruttarla, senza esasperarla, senza rifiutarla. Donne. E poi quattro splendide donne che nessuno conosceva prima della loro morte violenta e ancora oggi il mondo vuole ignorare perché la loro morte confermerebbe le fandonie che ci stanno propinano quotidianamente. Quattro suore delle Congregazione di Madre Teresa di Calcutta, che lavoravano in Yemen in una struttura per disabili uccise selvaggiamente, in odio alla fede.** Loro erano donne senza accorgersene, semplicemente vivevano la loro femminilità donando aiuto e sorrisi, cibo e comprensione, avevano sì fiutato la maternità ma donavano la vita tutti i giorni. E poi vorrei ricordare una donna, sconosciuta, una splendida donna, una madre esemplare capace di vedere i difetti e gli errori dei suoi figli, di non trovare scuse e quindi di educarli, di non abbandonarli mai lasciandoli andare per la loro strada, presente ma invisibile, con una fede incrollabile, il suo velo marocchino portato con disinvoltura, senza ostentazione e senza vergogna, simbolo della sua forza e della sua convinzione, con la quale ho condiviso il pianto per i nostri figli.

Loro ci dimostrano che le donne sono coraggiose perché per portare in grembo un altro essere che è te stessa ma anche altro e poi staccarsene ci vuole coraggio, perché per partorire ci vuole coraggio, perché per tutelare e conservare quella nuova vita ci vuole coraggio. E noi donne, anche se non siamo madri, siamo allenate da 50.000 anni ad avere coraggio, è nel nostro DNA.

*http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/26/crisi-suicidi-in-italia-nel-2012-riportati-dalla-stampa-online-mappa-e-timeline/363163/

**la strage ha avuto luogo il 4 marzo e ha come vittime 4 religiose e 11 loro collaboratori, il sacerdote presente è stato rapito. Per chi non lo sapesse l'attuale Governo dello Yemen – che non ha dato alcuna protezione all'istituto ove venivano curati disabili di ogni età, 80 ospiti, nonostante le minacce ricevute nei mei scorsi  – è sostenuto dalla Arabia Saudita, quella nazione così ammirata dall'Occidente che ha ottenuto la presidenza del Consiglio per i Diritti Umani (sarà il premio perché nei primi mesi del 2015 aveva già collazionato 114 esecuzioni di pene capitali oltre a innumerevoli violazioni di ogni libertà ivi compresa quella religiosa?).



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