Articoli, saggi, Ordinamento penitenziario -  Giovanni Sollazzo - 2014-05-25

IN VISTA DEL SUPERAMENTO DEGLI O.P.G.- Carol COMAND

Gli ospedali psichiatrici giudiziari (O.P.G.) sono strutture destinate ad ospitare coloro nei cui confronti è applicata, in via definitiva o provvisoria,  la misura di cui all'art. 215 co. 2 n. 3 c.p. (ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario) e coloro che, imputati, condannati ovvero internati, vengono a trovarsi nelle condizioni, rispettivamente, di cui agli artt. 148, 206 e 212 co. 2 c.p. (art. 111 co. 3 del D.p.r. 30.6.2000, n. 230)1.

Sorti in origine come mere sezioni carcerarie, tali istituti sono contemplati dal codice penale quali luoghi dove eseguire le misure di sicurezza ivi disciplinate, assumendo la denominazione attuale a seguito dell'entrata in vigore della l. 26.7.1975, n. 354.

In Italia si possono contare gli O.P.G. di Castiglione delle Stiviere, Reggio nell'Emilia, Montelupo Fiorentino, Aversa, Napoli e Barcellona Pozzo di Gotto.

Anche in relazione a tali luoghi, in attuazione a quanto disposto dall'art. 5 della l. 30.11.98, n. 419, relativo al riordino della medicina penitenziaria, è stato emanato il d.lgs 22.6.1999, n. 2302 con il quale si è effettuato un primo trasferimento delle funzioni sanitarie svolte dall'amministrazione penitenziaria al servizio sanitario nazionale3, per la cui graduale attuazione, in base a quanto  stabilito dall'art. 2. co. 283 l. 24.12.2007 n. 244,  ha fatto seguito il D.P.C.M. 1.4.20084.

Con quest'ultimo documento (art. 5), in particolare, sono trasferite dal dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (D.A.P.), alle regioni (i cui interventi vengono attuati attraverso le aziende sanitarie), le funzioni sanitarie afferenti agli O.P.G. situati nel territorio delle medesime.

Le linee guida (allegato C), parte integrante del D.P.C.M., recependo altresì le indicazioni della corte Costituzionale che hanno accompagnato l'evoluzione giurisprudenziale delle norme del codice penale interessate (206 e 222)5 individuano diverse azioni, strutturate in tre fasi.

Fatto proprio quanto disposto dall'art. 2 co. 2 lett. g) della l. 23.12.1978, n. 833, istitutiva del servizio sanitario nazionale (S.S.N.), relativo all'obiettivo dell'inserimento dei servizi psichiatrici nei servizi sanitari generali, finalizzato ad un miglior recupero e reinserimento sociale dei soggetti con disturbi psichici, si suggerisce l'adozione di un modello organizzativo che, conservando stretti collegamenti con il territorio di provenienza del soggetto sottoposto a cura, consenta il superamento degli attuali (segreganti) O.P.G. attraverso strutture con diversificati livelli di vigilanza ovvero mediante strutture di accoglienza con affido ai servizi psichiatrici e sociali territoriali.

A distanza di tre anni dall'emanazione del D.P.C.M. il legislatore è intervenuto con l'inserimento, nella l. 17.2.2012 n. 9, dell'art. 3 ter, che stabiliva, come termine a partire dal quale le misure di sicurezza del ricovero in O.P.G. e dell'assegnazione a casa di cura e custodia (C.C.C.) avrebbero dovuto essere eseguite esclusivamente all'interno delle strutture sanitarie appositamente individuate, il 31.3.2013.

Il medesimo articolo, stabiliva un termine per il completamento del processo di superamento degli O.P.G. (il 1.2.2013), eliminato dall'art. 1 co. 1 lett. a) della l. 23.5.2013 n. 57,  decreto che ha altresì sostituito al termine originario per l'attivazione dei nuovi luoghi di cura,  quello del 1.4.2014 (art. 1 co. 1 lett. b)), da ultimo modificato al 31.3.2015 dal d.l. 31.3.2014, n. 52 (in sede di conversione al momento in cui si scrive).

Si registra, che, con carattere innovativo rispetto al passato, il d.l. da ultimo menzionato, introduce una sorta di presunzione negativa di adeguatezza della misura del ricovero in O.P.G. prescrivendo, in particolare, che il giudice (alla pari del magistrato di sorveglianza) debba di regola disporre una misura di sicurezza diversa dal ricovero, salvo siano acquisiti elementi dai quali risulti che qualsiasi altra misura non è idonea ad assicurare le cure adeguate ed a far fronte alla pericolosità sociale del soggetto.

Tale disposizione è stata peraltro parzialmente riformulata in sede di conversione del d.l., specificando, peraltro, che le modalità di accertamento della pericolosità, per l'applicazione di una misura di sicurezza, anche in via provvisoria, dell'infermo di mente e del seminfermo di mente debbano basarsi sulle qualità soggettive del soggetto, senza tener conto delle condizioni di vita individuale, familiare e sociale (art. 133 co. 2 n. 4 c.p.).

Sempre in sede di conversione al senato, si è inoltre aggiunto al d.l. n. 52/14 il comma 1 quater, il quale dispone che, le misure di sicurezza detentive, sia provvisorie che definitive, salvo  che per i delitti puniti con la pena dell'ergastolo, compreso il ricovero nelle nuove strutture (le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, c.d. R.E.M.S.), non possono durare oltre il tempo stabilito per la pena detentiva prevista per il reato commesso e ciò, uniformandosi a quanto riportato dai primi commentatori del testo, in ossequio alla volontà di evitare i c.d. ergastoli bianchi. (c.c.)

Il dossier completo relativo alla conversione del d.l. n. 52/2014 ed alle modifiche apportate dal Senato (A.S. 1417) è disponibile sul sito del parlamento.

1La formulazione della norma ricalca la precedente (art. 98 D.p.r. 29.4.1976, n. 431), salvo che per l'allora prevista assegnazione agli O.P.G., anche degli imputati sottoposti a perizia psichiatrica secondo quanto disposto dall'allora vigente codice di procedura penale. Per questi ultimi, l'assegnazione ad un O.P.G. ai fini dell'accertamento sulle condizioni psichiche è oggi possibile ai sensi dell'art. 112 D.p.r. n. 230/00.

2Nel quale si attribuisce al S.S.N. il compito di assicurare ai detenuti livelli di prestazioni analoghi a quelli garantiti ai cittadini liberi (art. 1).

3L'art. 11 della legge sull'ordinamento penitenziario sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà, del 26.7.1975, n. 354 prescrive che ogni istituto penitenziario sia dotato di servizio medico e farmaceutico per esigenze profilattiche e di cura della salute dei detenuti e degli internati e che disponga dell'opera di almeno uno specialista in psichiatria.

4Pubblicato in G.U. n. 126 del 30.5.2008.

5Si allude in primo luogo alle pronunce n. 253/03 e 367/04 che hanno intaccato, in riferimento, rispettivamente, agli artt. 222 e 206 c.p., i rigidi meccanismi di assegnazione dei soggetti infermi alle strutture degli o.p.g., consentendo all'organo giudicante di disporre, in alternativa, di una misura diversa, già prevista dalla legge, maggiormente idonea ad assicurare cure adeguate ed a contenere la pericolosità sociale.



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