Legislazione e Giurisprudenza, Interdizione, inabilitazione -  Redazione P&D - 2013-12-02

INABILITATO E RICHIESTA DI AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO - Trib Mantova 1/10/13 - Laura PROVENZALI

Se, ancora recentemente, l"interdizione è stata definita – non a torto – "anticaglia oppressiva "(cfr commento di Rita Rossi a Cass. N. 18171/2013, su questa rivista), che dire della … "sorella minore", l"inabilitazione?

Un buon motivo per interessarci dell"obsoleto istituto è offerto da una recente pronuncia del Tribunale di Mantova (Tribunale Mantova, 1 ottobre 2013), chiamato a decidere sul ricorso presentato in proprio da BG, inabilitato, per la revoca della misura e la trasmissione degli atti al Giudice Tutelare per la nomina di un amministratore di sostegno.

Fra le ragioni a sostegno della domanda, BG espone un sensibile miglioramento delle sue condizioni di salute; rivendica, quale misura di protezione più idonea, l"amministrazione di sostegno e indica, quale Amministratore di Sostegno, tale ML che già in passato gli aveva prestato assistenza domiciliare (alla luce del fatto che al di fuori del fratello, anch"egli inabilitato, non vi sono parenti prossimi in grado di assumere tale incarico).

Netta la resistenza del curatore (avv. CM) il quale, costituendosi in proprio, oltre ad elementi in fatto (quali il rilievo che le condizioni di salute del ricorrente non sono affatto migliorate), pone all"attenzione del Giudicante il difetto di legittimazione passiva del ricorrente (l"art. 429 c.c. non contempla espressamente l"inabilitato tra le persone legittimate a chiedere la revoca della misura); il difetto di capacità processuale (per aver conferito il mandato defensionale senza l"assistenza del curatore); la non idoneità della amministrazione di sostegno quale misura di protezione più adatta (incontroverso il dato di fatto che BG non è in grado di occuparsi della gestione quotidiana), concludendo per il rigetto della domanda.

Lette le risultanze della CTU disposta in istruttoria (BG è riconosciuto affetto da "sindrome schizoaffettiva con prevalente componente paranoidea, in condizioni di abituale infermità di mente che gli impedisce di provvedere autonomamente alla cura della propria persona e dei propri interessi"), il Pubblico Ministero richiede la misura dell"interdizione.

Questi gli elementi al vaglio del Collegio mantovano il quale, pronunciandosi con la sentenza in commento, colma la lacuna normativa.

Il Tribunale riconosce infatti la legittimazione di BG a promuovere il ricorso - superando, per l"effetto, il denunciato difetto di capacità processuale - sulla base del principio che " sebbene l"art. 429 c.c., non contempli espressamente l"inabilitato tra le persone legittimate a chiedere la revoca di tale misura, nondimeno deve ritenersi che, a seguito dell"entrata in vigore della legge 9-1-2004 n. 6 e della modifica dell"art. 417 c.c. (che consente ora anche al soggetto che si trovi nella condizione di essere dichiarato inabilitato e addirittura interdetto la possibilità di proporre tale tipo di domanda) ed in un contesto normativo caratterizzato da una maggiore tutela e considerazione dei c.d. diritti personalissimi, tale legittimazione debba ora essere riconosciuta e che il mancato intervento del legislatore sul disposto di cui all"art. 429 c.c. sia il frutto di un mero difetto di coordinamento " (cfr.sentenza citata).

Reputando inoltre, alla luce della consolidata giurisprudenza in materia, l"amministrazione di sostegno la misura più adeguata al caso di specie, il Tribunale dispone per la revoca della inabilitazione, rigetta la domanda volta ad ottenere la pronuncia di interdizione, dispone la trasmissione degli atti al Giudice Tutelare per l"applicazione dell"amministrazione di sostegno.

Accoglimento pieno, dunque, delle domande avanzate da BG e una bella pagina nel grande libro del riconoscimento dei diritti.



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