Articoli, saggi, Obbligazioni, contratti -  Mazzon Riccardo - 2016-06-15

Inadempimento contrattuale: presuppone un contratto effettivamente concluso - Riccardo Mazzon

Al fine di poter applicare l"intero istituto dell"inadempimento contrattuale, è necessario verificare se il contratto, del cui inadempimento eventualmente si tratti, sia stato effettivamente inter partes concluso, laddove esso si considera tale solo nel momento in cui chi ha fatto la proposta ha conoscenza dell'accettazione – riferita alla proposta medesima – da parte dell'altro contraente.

Preoccupazione del giurista, al fine di poter applicare l"intero istituto dell"inadempimento contrattuale, dev"esser quella di verificare se il contratto, del cui inadempimento eventualmente si tratti, sia stato effettivamente inter partes concluso, laddove esso si considera tale solo nel momento in cui chi ha fatto la proposta ha conoscenza dell'accettazione – riferita alla proposta medesima – da parte dell'altro contraente - cfr., amplius, "RISARCIMENTO DEL DANNO PER INADEMPIMENTO CONTRATTUALE", Riccardo Mazzon, Rimini 2014 -.

Lo rileva a chiare lettere anche la Suprema Corte, in una fattispecie relativa a un contratto verbale di locazione di un immobile, stipulato da un Comune con un privato che, per venti anni, aveva detenuto il bene senza versare alcun corrispettivo – in tal frangente la Corte ha cassato la sentenza di appello, che aveva negato l'esperibilità dell'azione sussidiaria di indebito arricchimento, ritenendo che era onere della parte dedurre preventivamente l'invalidità formale del contratto -: per l'esistenza del contratto con la Pubblica Amministrazione, infatti, è essenziale che la manifestazione della volontà dell'ente, in forma scritta, emani dall'organo autorizzato a rappresentarlo, sì che la conclusione del contratto non può desumersi da atti provenienti da organi preposti ad altri servizi, ma aventi contenuto e finalità diversi, o da fatti concludenti; ne consegue che, in mancanza del contratto, che è il fatto costitutivo del rapporto giuridico,

"l'azione contrattuale non esiste e quindi la P. A. può esperire l'azione di indebito arricchimento senza che sia necessario accertare in via principale l'inesistenza del fatto costitutivo, potendo tale questione pregiudiziale esser accertata "incidenter tantum" dal giudice adito con detta azione" (Cass. civ. sez. III, 22 giugno 2005 n. 13385, GCM, 2005, 6).

La proposta di concludere un contratto, costituendo un atto giuridico di natura negoziale diretto a provocarne l'accettazione da parte del destinatario, presuppone la volontà del proponente di impegnarsi contrattualmente; detta volontà — che vale a distinguere la proposta dalla semplice manifestazione della disponibilità a trattare — mentre è di norma implicitamente desumibile dal fatto che il proponente abbia indirizzato al destinatario un atto che abbia un contenuto idoneo ad essere assunto come contenuto del contratto, deve, invece, essere concretamente accertata ove la proposta sia pervenuta al destinatario tramite un terzo – ad esempio un mediatore -, in particolare dovendosi verificare se la trasmissione dell'atto sia avvenuta ad iniziativa di chi ha formato il documento ovvero

"eventualmente del terzo, all'insaputa di quello" (Cass. civ. sez. II 14 luglio 2011 n. 15510, GCM, 2011, 7-8, 1068).

Tengasi all"uopo presente come la proposta di concludere un contratto, costituendo un atto giuridico di natura negoziale diretto a provocare l'accettazione da parte del destinatario, deve contenere la completa formulazione del regolamento negoziale, attraverso la predisposizione di corrispettivi vincolanti ai fini dell'esecuzione delle prestazioni, in modo tale da richiedere la pura e semplice accettazione dell'altro contraente, senza ulteriori integrazioni: ne consegue che non può essere qualificata come proposta in senso tecnico-giuridico, ad esempio, la mera richiesta di esecuzione della prestazione, ancorché comprensiva di indicazioni relative alle condizioni economiche del futuro contratto (Cass. civ. sez. VI, 20 settembre 2012 n. 15856, GCM, 2012, 9, 1130).

In particolare, ciò che distingue essenzialmente la cosiddetta "punctatio" tanto dalla proposta contrattuale quanto dal contratto preliminare è il fatto che essa, anziché contenere, sia pure "in nuce", tutti gli elementi - quanto meno quelli essenziali - del contratto, contempli i dati limitati o generici del contratto medesimo e, anziché documentare l'intesa raggiunta o essere diretta a provocare l'accettazione o la definizione dell'accordo, abbia carattere

"solo interlocutorio e preparatorio della stipulazione" (Cass. civ. sez. II, 13aprile 1995 n. 4265, GCM, 1995, 833).

D"altra parte, l'accordo su alcuni punti essenziali del contratto non esaurisce la fase delle trattative, poiché, al fine di porre in essere un vincolo contrattuale definitivo, è necessario che tra le parti sia raggiunta l'intesa sia sugli elementi principali che su quelli secondari, tranne il caso che le parti abbiano dimostrato di non voler subordinare la perfezione del contratto al successivo accordo su elementi complementari, nel qual caso, considerata la comune intenzione delle parti, è sufficiente, ai fini del perfezionamento del contratto, che il consenso sia stato raggiunto sugli elementi essenziali del contratto (Cass. civ. sez. II, 19 settembre 2011 n. 19106 DeG, 2011, 24).

Così, ad esempio, la comunicazione ai coeredi dell'intenzione di alienazione (il coerede che voglia alienare ad un estraneo una quota di eredità o una parte di essa deve, infatti, notificare la proposta di alienazione agli altri coeredi, al fine di consentire a questi di esercitare il diritto di prelazione) equivale a proposta contrattuale, con la conseguenza che l'accettazione di uno o più coeredi consente di ritenere concluso a loro favore un negozio di alienazione, ovvero il contratto di compravendita, avente ad oggetto la quota di che trattasi, senza necessità di ulteriori manifestazioni di volontà; l'intenzione di alienare, infatti,

"assume gli estremi di una vera e propria proposta contrattuale come delineata dall'art. 1326 c.c. e, se riguarda beni immobili, deve avere la forma scritta" (Cass. civ. sez. II, 26 novembre 2012 n. 20884, DeG, 2012)



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