Articoli, saggi, Ordinamento penitenziario -  Gasparre Annalisa - 2013-07-07

INAMMISSIBILE IL RECLAMO AVVERSO RIGETTO DI ISTANZA PER FRUIRE DI PERMESSO PREMIO. IL P.G. RICORRE IN CASSAZIONE - Annalisa GASPARRE

Di seguito possono essere lette le ragioni di un ricorso tuttora pendente davanti alla Corte di Cassazione avverso un'ordinanza camerale del Tribunale di Sorveglianza di Sassari che rigettava l'istanza di permesso premio ex art. 30 ter o.p. da parte del detenuto B.

Il Tribunale di Sorveglianza aveva dichiarato inammissibile il reclamo proposto dal detenuto avverso il decreto con cui il Magistrato di Sorveglianza di Sassari aveva rigettato l'istanza finalizzata ad usufruire un permesso premio di tre giorni per coltivare gli affetti con i propri familiari presso la Casa-famiglia gestita dalla Caritas diocesana del Comune ove lo stesso era ristretto in carcere.

Il Tribunale di Sorveglianza aveva ritenuto che con il reclamo il detenuto sostanzialmente reiterasse l'istanza, limitandosi ad affermare di esserne meritevole in ragione della buona condotta durante la detenzione e che quindi il reclamo non contenesse motivi di censura, con la conseguenza di determinarne l'inammissibilità ai fini dell'impugnazione.

Nel suo ricorso alla Suprema Corte, fa notare il Procuratore Generale che "In tema di impugnazioni, la specificità che deve caratterizzare i motivi di appello deve essere intesa alla luce del principio del "favor impugnationis", in virtù del quale, in sede di appello, l'esigenza di specificità del motivo di gravame ben può essere intesa e valutata con minore rigore rispetto al giudizio di legittimità, avuto riguardo alle peculiarità di quest'ultimo. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha censurato l'ordinanza di inammissibilità dell'appello pronunciata dalla Corte territoriale ancorché la difesa avesse prospettato doglianze non scollegate dagli accertamenti indicati nella sentenza di primo grado, confrontandosi con essi e, pertanto, formulando motivi di appello dotati delle necessarie, sia pure ridotte all'essenziale, connotazioni di specificità)".

Una maggiore valorizzazione del principio del "favor impugnationis" si impone, secondo la Procura ricorrente, proprio in materia di benefici penitenziari, strumenti che sono chiesti in un contesto – il carcere – popolato, come noto, da numerosi "soggetti marginali, privi di un livello di istruzione idoneo a consentirgli il pieno esercizio delle facoltà e dei diritti attribuitigli dall'ordinamento giuridico" nonché in larga parte cittadini stranieri, proprio come il detenuto istante.

Il Procuratore Generale riteneva adeguato il contenuto del "reclamo" dell'istante che "impugnava" il primo rigetto deducendo di avere osservato buona condotta e dichiarandosi meritevole, per tale ragione, di fruire del beneficio de quo. Ma il parere espresso non valeva a convincere il Tribunale di Sorveglianza che pronunciava il provvedimento di inammissibilità avverso cui, in ultimo, il P.G. – in linea con il suo ruolo di garanzia – proponeva ricorso in Cassazione, al fine di ribadire il proprio convincimento in ordine all'ammissibilità del "reclamo" così come proposto dal detenuto perché se ne vagliasse il contenuto nel merito.

PROCURA GENERALE DELLA REPUBBLICA

PRESSO LA SEZIONE DISTACCATA DI CORTE DI APPELLO DI SASSARI

N° 03-2-L 01 /2013 Reg. ricorsi P.G. SS

Alla Ecc.ma CORTE DI CASSAZIONE -  ROMA

RICORSO ALLA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE DEL PROCURATORE GENERALE

avverso l'ordinanza camerale deliberata dal Tribunale di Sorve- glianza di SASSARI depositata in data 20/12/2012 (iscritta al n° 1065/12), comunicata a questo Ufficio il 27/12/2012, relativo al reclamo proposto avverso il decreto in data 16/10/2012 con il quale il Magistrato di Sorveglianza di SASSARI ha rigettato l'istanza di permesso-premio ex art.30-ter Ord. Penitenziario (O.P.), presentata da:

- B.I., n. nella città di F. (Repubblica di ALBANIA) il 20/04/1981, in atto detenuto presso la Casa Circondariale di A. (prov. SS), difeso dall'Avv. Luigi ESPOSITO del Foro di SASSARI (designato d'ufficio nell'udienza del 20/12/2012);

MOTIVI

Si deduce:

- vizio di erronea applicazione della disciplina che regola il contenuto dell'impugnazione dei provvedimenti in materia penale (art. 581 comma 1, lett. "c", e art. 591 comma 1, lett. "c", C.p.p.).

Nel provvedimento camerale che si impugna col presente ricorso davanti a Codesta Ecc.ma Corte di Legittimità, il Tribunale di Sorveglianza (nel prosieguo, "T.S."), ha dichiarato inammissibile – contro il parere formulato da questo P.G. – il reclamo proposto dal detenuto B.I. avverso il decreto in data 16/10/2012 con il quale il Magistrato di Sorveglianza (M.S.) di SASSARI aveva rigettato l'istanza del 25/09/2012 per usufruire di un "permesso premio di giorni tre" presentata dal medesimo B."per coltivare gli affetti con i propri familiari", da usufruire presso la "Casa-famiglia" gestita dalla Caritas diocesana nello stesso Comune di A. in cui egli è in atto ristretto, con la seguente motivazione: "... omissis..., Vista la nota della Casa Circondariale di A. del 02-10-2012 prot. n.12105; Ritenuto che è in corso l'osservazione".

In particolare, il T.S. sassarese ha ritenuto che con il reclamo (ritualmente) depositato, il B. ha nella sostanza reiterato l'istanza di concessione del permesso-premio, ".... limitandosi.. omissis ... ad affermare di esserne meritevole in ragione della buona condotta osservata durante la detenzione carceraria", determinando quindi la inammissibilità della impugnazione, dato che questa, "... non contiene alcun motivo di censura, limitandosi a una mera reiterazione della richiesta del permesso"(cfr., ord. impugna- ta).

Con l'ordinanza che si impugna, il T.S. di Sassari ha quindi violato la disciplina che regola il contenuto  dell'impugnazione dei provvedimenti in materia penale – estensibile al "reclamo", specificamente previsto con riferimento al beneficio richiesto dal B.– come è stata correttamente interpretata da Codesta Ecc.ma Corte (cfr., ex plurimis CASS., Sez. 4^ pen., ord. 7/12/2011 n°48469, imp. E. K., rif. Ced RV 251934: "In tema di impugnazioni, la specificità che deve caratterizzare i motivi di appello deve essere intesa alla luce del principio del "favor impugnationis", in virtù del quale, in sede di appello, l'esigenza di specificità del motivo di gravame ben può essere intesa e valutata con minore rigore rispetto al giudizio di legittimità, avuto riguardo alle peculiarità di quest'ultimo. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha censurato l'ordinanza di inammissibilità dell'appello pronunciata dalla Corte territoriale ancorché la difesa avesse prospettato doglianze non scollegate dagli accertamenti indicati nella sentenza di primo grado, confrontandosi con essi e, pertanto, formulando motivi di appello dotati delle necessarie, sia pure ridotte all'essen- ziale, connotazioni di specificità)": massima depositata).

Maggiormente, il principio del "favor impugnationis" deve essere applicato, e valorizzato, nella materia dei benefici penitenziari, se si considera la peculiare composizione della c.d. "popolazione carceraria", per la quasi totalità in atto costituita da soggetti marginali, privi di un livello di istruzione idoneo a consentirgli il pieno esercizio delle facoltà e dei diritti attribuitigli dall'ordinamento giuridico, in larga parte – come il B.– cittadini stranieri.

Nella fattispecie in esame, il B. ha impugnato la richiamata decisione negativa sulla istanza diretta a conseguire la concessione del permesso-premio, deducendo la circostanza che, "... omissis ... lo scrivente durante la sua carcerazione ha sempre osservato buona condotta. Dichiara di essere meritevole del suddetto beneficio".

Ritiene, inoltre, questo P.G. che l'adeguatezza del contenuto del "reclamo" al fine di consentire il radicamento del procedimento di impugnazione, doveva essere valutato dal T.S., con riferimento alla richiamata (generica)  motivazione del provvedimento negativo, emesso dal M.S.

Il B. ha pertanto correttamente dedotto a sostegno della proposta impugnazione di avere osservato nel corso della detenzione carceraria quella condotta regolare che costituisce il presupposto necessario per conseguire il beneficio da lui richiesto.

Ritiene, quindi, questo P.G. che la richiamata formulazione del "reclamo" presentato dal nominato detenuto doveva ritenersi sufficiente per consentire il vaglio nel merito della impugnazione.

P. Q. M.

Vorra' la Suprema Corte di Cassazione, annullare l'ordinanza impugnata, con le conseguenze di legge.

SASSARI, 11 gennaio 2013.

Il Procuratore Generale

(Dr. Sergio De Nicola sost.)



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati