Legislazione e Giurisprudenza, Separazione, divorzio -  Mazzotta Valeria - 2014-12-18

INDAGINE SUI REDDITI DEL CONIUGE PRODOTTI ALL'ESTERO - CASS.ord.26636/2014 - Valeria MAZZOTTA

Separazione e divorzio

Le indagini sui redditi dell'obbligato.

Il giudice della separazione deve disporre le indagini sui redditi del coniuge obbligato, che siano prodotti e detenuti all"estero

Con una breve ma puntuale motivazione, la Cassazione con l"ordinanza n. 26636 del 17 dicembre 2014 afferma che il giudice della separazione deve disporre le indagini sui redditi del coniuge obbligato, che siano prodotti e detenuti all"estero, ove l"altro coniuge abbia già ottenuto dalle autorità straniere l"autorizzazione in tal senso.

Gli Ermellini ribadiscono che la valutazione sulla opportunità di indagini di Polizia Tributaria e più in generale,di richiesta di informazioni sui redditi dell'obbligato, rientra nella discrezionalità del giudice di merito.

Ed invero, il principio è sancito dalla legge, laddove l'articolo 337-ter u.co. afferma che "ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficientemente documentate, il giudice dispone un accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi"-

Tuttavia, nel caso di specie, l"ex moglie aveva documentato la richiesta, svolta nei confronti delle Autorità del Principato di Monaco, di conoscere la specifica entità delle rendite finanziarie del marito provenienti dal Principato, ben maggiori rispetto all"epoca in cui era intervenuto il divorzio; le Autorità monegasche avevano risposto che le informazioni potevano essere fornite dall'Ente pensionistico purchè  l'istanza provenisse da una autorità giudiziaria. Inoltre, la Corte esclude che di indagine esplorativa e generica in quanto veniva richiesta la specifica entità delle rendite finanziarie dell"ex coniuge provenienti dal Principato di Monaco.

Il ricorso della moglie viene pertanto accolto e il provvedimento impugnato viene cassato con rinvio.

L"ordinanza in commento riporta l"attenzione sull"estrema rigidità delle Corti di merito nel disporre le indagini sul reddito dell"obbligato, anche dopo l"introduzione dell"art. 337 ter c.c. Ricordiamo sul punto la pronuncia della Cassazione civile nr. 8875 del 16 aprile 2014, con la quale è stato affermato che "Costituisce una mera facoltà discrezionale l'esercizio del potere di ufficio del Giudice, di disporre le indagini patrimoniali sui Redditi delle parti a mezzo Polizia Tributaria e CTU, in quanto costituisce una deroga alle regoli generali sull'onere della prova". In sostanza, viene confermato quanto più volte già espresso dalla medesima Corte sul punto, ossia che: "in relazione alla censura (mancato esercizio del potere di disporre indagini patrimoniali) deve essere ribadito che l'esercizio del potere di disporre "indagini patrimoniali" avvalendosi della Polizia Tributaria, che costituisce deroga alle regole generali sull'onere della prova, rientra nella discrezionalità del giudice del merito; l'eventuale omissione di motivazione sul diniego di esercizio del relativo potere, pertanto, non è censurabile in sede di legittimità ove, sia pure per implicito, tale diniego sia logicamente correlabile ad una valutazione sulla superfluità dell'iniziativa, per ritenuta sufficienza dei dati istruttori acquisiti."

Secondo l"orientamento giurisprudenziale ancora prevalente, l'assoluta discrezionalità del giudice di merito non è ostacolata neppure dall"omissione della motivazione sul diniego dell"esercizio del potere di disporre le indagini patrimoniali.

Tale rigidità applicativa di un principio proclamato a chiare lettere anche dal codice civile si concreta in una palese violazione dei diritti patrimoniali del coniuge debole ma ancor più del supreme interesse del minore a vedersi garantito il mantenimento da entrambi i genitori, poiché assai spesso, nei procedimenti di separazione e divorzio, diviene impossibile fornire piena prova delle reali capacità economiche del coniuge obbligato.



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