Articoli, saggi, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2015-10-07

INFERMI DI MENTE CHE DELINQUONO , AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO E DIRITTI UMANI - Michela PATTI

Circa un mese fa  è uscito di cella, dopo 21 anni di carcere , Luigi Chiatti, il serial killer di Foligno che uccise due bambini tra il 1992 e il 1993. E' stato trasferito nella Rems di Capoterra (Cagliari) dove permarrà per tre anni , sotto le cure di una equipe medica. In seguito alla chiusura degli Opg con la L. 81/2014,   entrata in vigore a fine marzo 2015 , ad accogliere i soggetti con infermità mentale sono le Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza. Uno dei magistrati che si è occupato del caso  Chiatti  ha dichiarato che , seppur si tratta di una vicenda di eccezionale gravità e,   come descritto dai periti incaricati , sussiste un forte rischio di recidiva,  la scelta fatta è stata obbligata , in quanto,  in base alla nuova normativa , non ci sono altre vie praticabili. Ha, inoltre, aggiunto che" la sfida si trasferisce dal piano detentivo a quello sanitario". ( Caporale G., in La Repubblica, 5 settembre 2015) .

La situazione è tutt'altro che semplice oltre che allarmante , se si considera che le Rems non sono vigilate dalla Polizia Penitenziaria e i soggetti ivi ricoverati potrebbero fuggire.

Vecchi e nuovi problemi , circa l'infermo di mente (o presunto/giudicato tale sulla in base di perizie all'uopo espletate) che non solo delinque  ma commette crimini efferati,   sono tornati all'attenzione dell'opinione pubblica che in questi giorni dibatte anche sul caso della c.d.  "coppia diabolica" , come definita dai media:  Martina Levato e Alexander Boettecher , gli aggressori dell'acido.

In tali casi :  quali azioni intraprendere , quali misure applicare per evitare che persone ritenute altamente pericolose, a causa di problemi  psichici, possano recare nocumento a sé e ad altri? Quali i compiti delle giustizia e quali quelli del sistema sanitario ? Di chi le responsabilità? E soprattutto,  come coordinare gli interventi a livello medico e giuridico?

Considerati tutti questi interrogativi la cui risposta è complessa non tanto e non solo in via teorica ma in punto di applicazione  , appare fondata la preoccupazione degli operatori .

Alcuni hanno avanzato la richiesta di una modifica delle norme del codice penale in modo che nei casi più gravi di vizio di mente , gli incapaci possano essere detenuti e curati in case circondariali.

Il dibattito in merito alle tematiche evidenziate, negli ultimi anni ha fatto emergere diversi orientamenti. Da una parte vi è chi sostiene la priorità delle esigenze di controllo e di trattamento del reo che appare tanto più pericoloso in quanto non compos sui. Primaria per tale dottrina è la difesa della collettività , anche a scapito del singolo che deve essere recluso , internato , reso innocuo.

Secondo altri, l'intervento terapeutico a carico del soggetto con problemi psichici che commette dei crimini deve avvenire in "spazi aperti" , non lontano dalla società che poi deve ospitarlo e integrarlo , ma all'interno di essa.

La soluzione non è semplice , soprattutto perché il "malato di mente" che delinque  si trova sospeso tra esigenze di cura e interventi di giustizia.

Nel nostro ordinamento penale , la disciplina della responsabilità per fatto reato dell'incapace è fissata negli artt. 85 e ss. c.p.  Per la non imputabilità del soggetto agente  è necessario non solo che l'incapacità di intendere e di volere sia presente al momento della commissione del fatto , ma che abbia compromesso le sue capacità volitive e di discernimento [Cass. pen. , sez. IV , 28 gennaio 1997 , n. 3164]. Per cui l'infermità mentale è il presupposto necessario per la dichiarazione di non imputabilità , ma non basta, in quanto occorre valutare anche la sussistenza degli altri elementi su indicati.

Oltre alla piena incapacità, i deficit mentali possono comportare anche disturbi di personalità . In tali ipotesi, secondo una nota pronuncia  della S.C. a Sez . Unite [Cass. pen. Sezioni Unite, 8 marzo 2005, n. 9163]  , a cui sono seguite molteplici sentenze conformi [ vedi tra le più recenti Cass. pen. sez. I, 5 dicembre 2013 , n. 48841] :"anche i disturbi della personalità [...] possono costituire causa idonea a escludere o grandemente scemare , in via autonoma e specifica , la capacità di intendere e volere del soggetto agente ai fini degli artt. 88 e 89 c.p., sempre che siano di consistenza , intensità , rilevanza e gravità tali da concretamente incidere sulla stessa; per converso non assumono rilievo ai fini dell'imputabilità le altre "anomalie caratteriali" e gli "stati emotivi e passionali" , che non rivestano i suddetti connotati di incisività sulla capacità di autodeterminazione del soggetto agente; è inoltre necessario che tra il disturbo mentale e il fatto reato sussista un nesso eziologico , che consenta di ritenere il secondo casualmente determinato dal primo".

In altro punto fondamentale la sentenza,  stabilisce che :

" ... non interessa tanto che la condizione del soggetto sia esattamente catalogabile nel novero delle malattie elencate nei trattati di medicina, quanto che il disturbo abbia in concreto l'attitudine a compromettere gravemente la capacità sia di percepire il disvalore del fatto commesso, sia di recepire il significato del trattamento punitivo".

Emerge come il concetto di infermità mentale recepito dal nostro codice penale sia più ampio rispetto a quello di malattia mentale, di guisa che, non essendo tutte le malattie di mente inquadrate nella classificazione scientifica delle infermità , nella categoria dei malati di mente, potrebbero rientrare anche dei soggetti affetti da nevrosi e psicopatie, nel caso che queste si manifestino con elevato grado di intensità e con forme più complesse tanto da integrare gli estremi di una vera e propria psicosi [Cass. pen. sez. I, 16aprile 1997, n. 3536].

Ma non è detto che l'individuo  in virtù del "malfunzionamento" delle aree cerebrali coinvolte nel circuito , sia automaticamente portato all'attuazione di azioni violente o aggressive; infatti è sempre possibile che il soggetto pur in presenza di tali alterazioni resti in grado di inibire la condotta violenta, oppure che esista una soglia di alterazione oltre al quale non sia più in grado di effettuare questa scelta [Dazzi Sergio, Madeddu Fabio, Devianza e antisocialità, Raffaello Cortina ed. 2009].

Stone [Stone, M.H., Abnormalities of Personality: Within and Beyond the Realm of Treatment , Norton, London, 1993] , nell'approfondire la materia arriva ad affermare che la valutazione patologico forense di un comportamento non è riconducibile alle determinanti neurobiologiche, per altri studiosi [Gazzaniga, M.S., La mente etica, Tr.it. Codice, Torino, 2006] ancora, il concetto di responsabilità sarebbe un costrutto sociale , non di pertinenza delle neuroscienze.

Tanto basta per capire quanto sia difficile l'analisi delle interazioni tra:   deficit mentali da una parte , nesso causale con l' illecito penalmente rilevante che è stato  commesso  e imputabilità del soggetto che l'ha posto in essere , dall'altra.

E qui, ecco che appare in modo chiaro la relazione tra diritto , psicologia, psichiatria, neuroscienze .

Ma , al di là di casi gravi e "conclamati" di patologia mentale (che il più delle volte affondano le proprie radici in situazioni assai distanti dai problemi psichici emersi) ,  come si fa a stabilire nettamente chi è il sano e chi il malato; quanto si è sani e quanto malati. Dove è il confine, se esiste? Lo psicanalista Rollo May in una delle sue opere principali (Rollo May, Love and will, New York, Dell Publishing Co., Inc., 1969 ) per esprimere la sua concezione secondo cui in ogni persona coesistono,  e sono intimamente e inscindibilmente connessi ,   bene e male, odio e amore, aggressività e distruttività,   riprendendo quanto detto dal poeta  Rilke, afferma  : "Se i miei diavoli stanno per lasciarmi , temo che a loro volta i miei angeli fuggiranno ". Vanno accettati  entrambi.

In definitiva , sussistenza contemporanea di sublime e orrore , come nell'opera Das Ding di Emma Vitti , dove viene mostrato un  involucro che sciogliendosi potrebbe diventare un corpo ma in tanto corpo non è , è cavo perché qualcosa vi possa risuonare o una voce possa emergere , venir fuori. Non a caso , l'artista milanese attraverso le sue opere fotografiche indaga gli aspetti terapeutici dell'arte nella cura del disagio psichico e sociale.

Attesa questa profonda commistione di "opposti sentire" nell'essere umano , non si può etichettare aprioristicamente un soggetto, ma come dice Storch , nel dare il proprio contributo all'analisi del malato schizofrenico , ci si deve decidere  a vedere, e a prendere sul serio ciò che nel malato avviene e che è un andare- al - di- là dei confini della nostra normale sfera di vita. Al di là di questi confini c'è la tremenda vertigine dell'angoscia e del delirare  ma c'è anche una storia della vita che continua nella sua dilemmatica(umana ) ragion d'essere. (così in   Borgna E. Nei luoghi perduti della follia , ed Feltrinelli, 2008, 119).

In tale problematico scenario deve muoversi anche l'AdS , considerato che la misura  è applicabile , tra l'altro, proprio  alle persone che presentano deficit psichici più o meno marcati.  Infatti, per la dottrina che si è espressa in merito , l'infermità mentale consiste in qualsiasi condizione morbosa che colpisca l'individuo tale da renderlo in parte o totalmente inidoneo a svolgere le attività relazionali ordinarie.  Si pensi che l'AdS è stato nominato per un soggetto con ingravescenti disturbi della personalità ,  disordini della condotta e spiccata propensione per sostanze stupefacenti , non in grado di attendere in modo equilibrato ai propri interessi(Trib. Modena, 13 luglio 2005 , in Giur. Merito, 2005, I, 2342).

Sul versante penale, problematiche sono le ricadute derivanti dalla previsione della misura per una così larga sfera di destinatari con deficit mentali. Sovente , l'incapacità del soggetto civilisticamente intesa e ai fini dell'applicabilità dell'amministrazione di sostegno , non trova corrispondenza nel concetto di incapacità richiesto ai fini della non imputabilità. Per cui, diverse sono le criticità in punto di esame della capacità del soggetto agente di un fatto delittuoso , della sua imputabilità e di una eventuale responsabilità penale a suo carico o di chi è tenuto alla sua sorveglianza.  E, in alcuni casi,  in presenza di determinati elementi la cui ricorrenza è da vagliare in concreto ,  l'AdS è sorvegliante dell'incapace e riveste una posizione di garanzia nei suoi confronti, con tutte le conseguenze di legge .

Altro interrogativo che sorge è se l'amministrazione di sostegno sia applicabile anche ai ricoverati nelle Rems.

D'altra parte, la nomina dell'AdS per gli internati in Opg non è nuova, ma esistono casi in cui è stato previsto a supporto dell'internato ai fini del compimento di precipue attività per lo più di carattere economico, dalla riscossione della pensione al disbrigo di pratiche amministrative previdenziali. Ugualmente potrebbe avvenire per i ricoverati nelle Rems considerato  con quanta larghezza può essere letta la L.6/2004 riguardo ai soggetti possibili destinatari della misura.  Questo non significa che l'AdS possa essere la soluzione e la panacea a tutti i mali,  un passe-partout che l'interprete può utilizzare "indiscriminatamente", forzando a tal punto la disciplina da snaturarla e con il rischio di raggiungere effetti tutt'altro che positivi , però è una misura che per la duttilità che la contraddistingue "può fare molto". Tanto più che la L.6/2004 , anticipando di  parecchio i tempi , ha saputo cogliere dei concetti e a una visione del diritto che  ora  si sta facendo strada anche nella dottrina e nella giurisprudenza penale . Ossia , un diritto che si confronti  con altri saperi, che effettui  una lettura " orientata" delle norme , alla luce delle pronunce della Corte EDU e delle Convenzioni internazionali, che non  ignori che il reo , prima che delinquente , è una persona la cui tutela è sancita anche a livello sovranazionale .

Considerate le premesse , appare come il trattamento  del malato di mente, tanto più se autore di crimini, è complesso e non può attuarsi , a modesto parere della scrivente,  da parte degli operatori , mantenendo prerogative specialistiche di settore autoreferenziali e senza apertura verso altri saperi.

Il problema deve essere affrontato in chiave interdisciplinare coordinando l'intervento giuridico–penale a quello assistenziale-psichiatrico e soprattutto facendo evolvere i due sistemi di approccio  di pari passo,  integrandoli a vicenda. Cosa sicuramente difficile da attuare in concreto , ma necessaria se si vogliono raggiungere dei risultati.

Quello  che sta creando notevoli difficoltà è il gap esistente tra i progressi fatti in tema di cura della malattia mentale e l'adeguamento dei sistemi di intervento a livello penale. Il legislatore, dovrebbe ripensare, senza rinunciare alle garanzie di tutela del malato stesso e della collettività   nonché ai principi che informano il nostro ordinamento penale,  a un intervento sulla disciplina delle misure di sicurezza penali . Sarebbe necessario prevedere degli strumenti a carattere non solo repressivo –custodialistico,   ma che effettivamente siano di aiuto e di portata risocializzante per il reo malato di mente . D'altronde, la stessa Corte Costituzionale [Corte Cost sentenza n. 139 del 1982] , diversi anni fa , ebbe ad esprimere tale necessità  in una emblematica  pronuncia , seppur di rigetto, affermando: "...Il problema umano e sociale del trattamento da riservare ai soggetti prosciolti perchè non imputabili per infermità psichica non può essere affrontato e risolto in termini formali e nominalistici, ma impone l'adozione di misure concretamente idonee alla cura e non soltanto alla custodia di quei soggetti medesimi, essendo evidente che la loro risocializzazione dipende dalla guarigione o quanto meno dal miglioramento delle loro condizioni psichiche".

Ciò nonostante, le norme in campo penale in linea con i principi espressi dalla L. 180/78 sono poche.

Sarebbe indispensabile rivedere i concetti di imputabilità, pericolosità sociale , infermità e semi-infermità , nonché le norme riguardanti l'applicabilità del TSO e la responsabilità del personale medico,  "stretto " tra dovere di cura e sanzioni penali .

Seppur, l'art.  11 della Legge Basaglia , ha abrogato i reati che punivano il medico per omessa custodia, omessa denuncia di dimissione o di ricovero del malato di mente,  non sparisce il dovere di sorveglianza. In quanto,  da parte dell'ordinamento , più che all'attribuzione formale di un obbligo , si attribuisce valenza all'affidamento concreto dell'incapace ad altro soggetto in grado di assisterlo e sorvegliarlo in qualità di persona qualificata ,  e alla relazione significativa tra l'incapace e chi l'assiste [Cass., 16 giugno 2005, n. 12965, in Giust. Civ. 2006, I, 72]. Riguardo al medico psichiatra è previsto che lo stesso sia  titolare di una posizione di garanzia nei confronti del paziente, anche se questi non sia sottoposto a ricovero coatto e ha, pertanto,l'obbligo – quando sussista il concreto rischio di condotte autolesive, anche suicidiarie – di apprestare specifiche cautele.[ Corte di Cass. IV sezione penale, sentenza n. 48292 /2008] .

Ancor più problematica è la disciplina del TSO che spesso, da misura terapeutica temporanea,   diretta a curare il paziente che presenta urgenti criticità , si trasforma in rimedio di carattere custodialistico e di difesa sociale, contravvenendo , in tal modo , al monito della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo la quale stabilisce che :   "the objective need for accommodation and social assistance must not automatically lead to the imposition of measures involving deprivation of liberty"[ C. eur. dir. uomo, sez. IV, sent. 22 gennaio 2013, Mihailovs c. Lettonia • 145] .

Sarebbe fondamentale raggiungere l'equilibrio tra esigenze garantistiche di tutela dell'infermo di mente che delinque e quelle di prevenzione dei reati e di protezione della collettività.

La strada è tutta in salita, ma non è escluso che- parafrasando quanto detto da Basaglia nelle conferenze brasiliane del '79 – l'impossibile possa diventare possibile . Pur nelle contraddizioni e difficoltà quello che deve sostenere l'agire degli operatori tutti nonchè della società  è "... la ricerca costante sul piano dei bisogni, delle risposte più adeguate alla costruzione di una vita possibile per tutti gli uomini"[ Basaglia F. – Basaglia F.O , Crimini di pace, Ed. Baldini&Castoldi ].

Il punto di partenza è la persona che si muove , senza soluzione di continuità,  tra l'ordinamento penale , quello civile e tutti gli altri "settori" del complesso mondo vita  che   intrecciandosi  vanno ad innestarsi nel suo agire.

Ciò offre lo spunto per un'ulteriore riflessione: il diritto e la scienza giuridica -  pur non rinunciando alla propria specificità , alle regole che devono informare l'ordinamento per  il suo corretto funzionamento e alle garanzie poste a tutela dei consociati-  non possono essere "avulsi" dalla realtà e per questo non possono ignorare e/o omettere di confrontarsi con altre branche del sapere che sono proprie dell'uomo come persona, ossia : con la letteratura , la psicologia, la psichiatria , le neuroscienze, la genetica,   etc.

Martha C. Nussbaum in diverse sue opere [Nussbaum Martha C. : L'intelligenza delle emozioni  , Il Mulino -  Collana Biblioteca paperbacks- 2009 ] , parlando dell'interazione del diritto con la cultura, reagisce "all'isolamento del fenomeno giuridico in una visione astratta, tecnicista, neutralista, dalla quale sfumi ogni senso di morale coinvolgimento e responsabilità" e afferma che da parte delle  le istituzioni vanno coltivate  le emozioni .  Il che vuol dire che si deve non solo  "proteggere" , ma anche promuovere l'individuo nelle sue varie espressioni.

Diversi studiosi  hanno affermato che per ri-educare il giovane che delinque, prima di tutto , è necessario trasmettere delle emozioni positive .

Tanto è emerso anche da un'indagine , condotta dalla scrivente e presentata nell'ambito di un congresso presso l'Università di Cipro, su alcuni casi di giovani con infermità mentale autori di crimini  violenti.

I ragazzi che delinquono , molte volte, presentano proprio a carico del sistema cerebrale lesioni al centro delle emozioni, una disabilità mentale a carico dei regolatori delle emozioni , della percezione della realtà e del controllo degli impulsi. Goleman , nel suo libro sull'intelligenza emotiva parla proprio di "educazione alle emozioni".

Ma anche le c.d. "persone normali", spesso,  non colgono le emozioni, risvegliarle può contribuire a far sì che il sistema non solo giuridico ma anche sociale migliori a livello di  sicurezza, di efficacia , di garanzia . L'educazione alle emozioni dovrebbe partire dalle istituzioni  per poi   passare  alle varie realtà sociali   fino ad arrivare -  in una sorta di interplay - al singolo e viceversa.

La speranza è che, proseguendo sulla strada che faticosamente si sta aprendo, anche per il diritto e il processo penale si attui ciò di cui parla l'epistemologo statunitense  Kuhn   ne "La struttura delle rivoluzioni scientifiche "(1962) : un mutamento di paradigma , che porti il giurista a navigare, interagire  e fare uso dei vari campi del sapere nel suo cammino diretto al fine ultimo che è la persona.

*Il presente contributo , in parte, è stato estratto dall'articolo :   "The penal treatment of young mentally-ill offenders: critical issues and prospects of reform. Results of a research" ( in corso di pubblicazione,  sulla rivista americana    US-China Law Review , David Publishing Company,    con testo in inglese super visionato , relativamente alla lingua, dalle Prof.sse Isabel Alice Walbaum Robinson e Suzanne McMillen,  docenti di Legal English presso l'Università degli Studi Roma Tre , che si ringraziano)  che ha ad oggetto uno   studio a carattere multidisciplinare , condotto dalla scrivente,  su casi giudiziari  di giovani con problemi psichici che hanno commesso crimini violenti .

Circa i profili penali dell'AdS, si veda:  M. Patti ,   "L'amministrazione di  sostegno nel diritto penale" , Collana Novità diretta dal Prof.    Paolo Cendon – Aracne Editore- ISBN 978-88-548-8501-1 – I Ed. Giugno 2015 - Disponibile anche come e-book sul sito internet:  http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/pubblicazione.html?item=9788854885011



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