Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2014-11-15

INGIURIA: SIGNIFICATO DELLE PAROLE NEL LINGUAGGIO COMUNE - Cass. pen. 46488/2014 - Annalisa GASPARRE

  • Ingiuria
  • Significato parole
  • Irrilevanza sensazioni soggettive dell'offeso

In contesto condominiale un uomo aveva utilizzato un'espressione nei confronti di una vicina ("sta esaurita") e si era trovato accusato e condannato per il reato di ingiuria.

Si era difeso sottolineando il rapporto di confidenza esistente tra le parti in causa e il contesto del contrasto che era insorto, quello condominiale, affermando che nei rapporti di vicinato, improntati alla reciproca tolleranza, la trasgressione delle regole di vita quotidiana può essere risolta pacificamente senza invocare l'intervento della pubblica autorità. Inoltre, l'accusato aveva evidenziato che l'espressione utilizzata non integrava un attacco diretto a colpire l'onore e il decoro altrui, perchè rientrante nel linguaggio comune.

In proposito, la Cassazione ha affermato che «in tema di ingiuria, il criterio cui fare riferimento ai fini della ravvisabilità del reato è il contenuto della frase pronunziata e il significato che le parole hanno nel linguaggio comune, prescindendo dalle intenzioni inespresse dell'offensore, come pure dalle sensazioni puramente soggettive che la frase può aver provocato nell'offeso». Inoltre, «in tema di tutela penale dell'onore, occorre fare anche riferimento ad un criterio di media convenzionale in rapporto alle personalità dell'offeso e dell'offensore, unitamente al contesto nel quale detta espressione sia stata pronunciata».

Secondo la Corte l'espressione utilizzata non era rivolta a stigmatizzare un'eventuale patologia mentale della donna, come tale rappresentando una critica nei confronti della stato di equilibrio psichico, bensì, in modo "colorito" rappresentava una critica dell'eccessiva ansia vendicativa e un eccessivo bisogno di punizione della donna, nei confronti dell'inadempiente dell'obbligo di osservanza di una norma stradale e di una regola di buon vicinato.

In altri termini, secondo la Cassazione l'imputato non aveva voluto criticare lo stato mentale della vicina, ma il suo livello di (in)tolleranza nei confronti del vicino. A parere della Corte, l'aggettivo "esaurito" era sinonimo di vuoto, di finito e, nello specifico episodio di cronaca quotidiana vissuto dai protagonisti, non rivestiva carattere offensivo, in quanto è "diretto verso una persona che ha mostrato di essere vuota, nel senso di aver esaurito la propria capacità di sopportazione, la propria tolleranza per l'irregolare comportamento del vicino". Aggiunge la Corte che "L' interpretazione che individua il significato dell'aggettivo in malato di mente oltre ad essere non necessariamente corrispondente al suo significato nel linguaggio comune, non corrisponde ad un criterio di media convenzionale in rapporto alle personalità dell'offeso e dell'offensore,nonché al contesto nel quale detta espressione è stata pronunciata"

Irrilevante "la sensazione puramente soggettiva della donna di essere stata classificata come mentalmente malata, per aver invocato l'intervento della polizia urbana per il ripristino dell'ordine nel vicinato", con la conseguenza che tale sensazione "non è idonea a far ritenere violato il suo onore e a collocare l'aggettivo esaurita (omissis) nel campo dell'illecito penale".



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