Legislazione e Giurisprudenza, Licenziamento -  Cardani Valentina - 2014-06-25

INGIURIARE IL DATORE DI LAVORO NON SEMPRE GIUSTIFICA IL LICENZIAMENTO - Cass., Sez. Lavoro, 14177/14 – V. CARDANI

La condanna in sede penale per ingiuria nei confronti di soggetto rappresentante il datore di lavoro non giustifica tout court la sanzione estrema del licenziamento per giusta causa del lavoratore.

In questo senso milita la sentenza in commento, secondo cui non ha errato il Giudice di merito a ritenere illegittimo il licenziamento del dipendente che, innervositosi per un ordine impartito alla moglie – parimenti dipendente della medesima azienda – in stato di gravidanza a rischio di rientrare sul luogo di lavoro per provvedere alla restituzione di alcune chiavi, apostrofava un quadro direttivo.

Ed infatti, sebbene in sede penale fossero stati in effetti ravvisati gli estremi dell'ingiuria, ciò non può dirsi necessariamente sintomatico del venir meno del rapporto fiduciario indispensabile al prosieguo del rapporto di lavoro.

Nonostante fosse stata indirizzata ad un soggetto che, per la sua posizione apicale, rappresentava l'azienda datrice di lavoro, la condotta non era da ritenersi manifestazione di insubordinazione nei confronti del superiore, bensì la difesa di una particolare situazione familiare.

Su tale valutazione di certo non ha potuto esprimersi la Corte di legittimità, la quale ha ribadito che, al fine di stabilire la legittimità del licenziamento deve essere esaminata la proporzionalità tra sanzione e condotta, e ciò indipendentemente da eventuali previsioni esemplificative contenute nel C.c.n.l..



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